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SFIDE GLOBALI

L’allarme del Wef: robotica e Industria 4.0 metteranno in crisi il commercio mondiale

L’automazione industriale, le nanotecnologie, l’intelligenza artificiale e la stampa 3D riportano l’industria su una dimensione “locale” che riduce il volume degli scambi, come messo in luce dai dati del Wto. La sfida del futuro sarà garantire la crescita anche con meno globalizzazione

13 Feb 2018

Patrizia Licata

giornalista

La crescita dei commerci internazionali perde slancio e i nuovi trend dell’Industria 4.0 e della robotica potrebbero essere parzialmente responsabili di questo rallentamento. L’Organizzazione mondiale dei commerci (World Trade Organization, WTO) prevede una leggera ripresa per gli scambi quest’anno ma senza un ritorno ai ritmi degli anni passati, quando il volume dei commerci mondiali cresceva di circa 1,5-2 volte il Pil mondiale. Dal 2012 i tassi di crescita dei commerci viaggiano a ritmi uguali se non inferiori alla crescita del Pil; nel 2016 le 20 maggiori aziende della logistica hanno messo a segno vendite 120 miliardi di dollari, contro i 200 miliardi del 2012. Il rallentamento dell’economia cinese e la contrazione degli investimenti negli Stati Uniti spiegano solo in parte la decelerazione, come spiega un commento sul sito del World Economic Forum (WEF).

Un primo fattore, che peserà in misura sempre maggiori sul commercio internazionale, è lo sviluppo della robotica. La quarta rivoluzione industriale è in atto e il processo di automazione estrema innescato, benché ai suoi inizi, toccherà presto ogni segmento manifatturiero, dove l’impiego dei robot garantirà efficienza e abbassamento dei costi. Ciò renderà superfluo spostare la produzione all’estero, in paesi – dalla Polonia al Vietnam – dove il costo della manodopera è molto competitivo. Ma se milioni di persone perderanno il lavoro a causa delle ridotte pratiche di offshoring, il potere d’acquisto subirà una drastica riduzione, con conseguenze tangibili sullo scambio di merci.

Anche i progressi nella stampa 3D vengono considerati dal WTO un fattore capace di influenzare i volumi commerciali. Le stampanti 3D permettono di sostituire le grandi fabbriche con stabilimenti molto più piccoli, più vicini al consumatore finale, dove il processo manifatturiero è semplificato. Altri cambiamenti radicali che produrranno un impatto sui commerci sono l’intelligenza artificiale e le e nanotecnologie: nuovi materiali possono essere fabbricati in prossimità del consumatore, sostituendo materie prime che devono essere trasportate da paesi lontani.

In qualche modo, si tratta di un ritorno alla scala locale e un passo indietro rispetto alla globalizzazione, ufficialmente avviata dall’ingresso della Cina nel WTO nel 2001, e che ha dato inizio a diffuse pratiche di offshoring da parte delle aziende occidentali, aiutando molte persone in Asia, Africa e Sud America a migliorare il tenore di vita. La globalizzazione ha anche sviluppato il business delle multinazionali, con ritorni per i loro azionisti ma anche per i loro fornitori e partner, spesso piccole e medie imprese, e ha messo a disposizione dei consumatori finali una più ampia scelta di prodotti, a prezzi inferiori.

Ovviamente lo scambio internazione di merci continuerà a esistere e a crescere, ma la contrazione ci sarà, influenzata anche da fattori politici, non da ultimo le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti e la scelta dei cittadini britannici di uscire dall’Unione europea. Gli organismi internazionali sono chiamati a trovare la risposta a queste sfide con un’azione coordinata che tenga conto di tutti i cambiamenti in atto, dalla difesa del clima alla prevenzione delle crisi finanziarie, dalla gestione delle migrazioni al rafforzamento della cybersecurity.

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