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I DATI

Pc ed elettronica in stallo, Federmeccanica: “La politica intervenga”

Secondo l’indagine congiunturale dell’associazione relativa al primo trimestre 2019 l’attività produttiva del settore è ferma allo 0,1%. Il presidente Dal Poz: “Servono misure a sostegno dell’internazionalizzazione”

04 Giu 2019

Federica Meta

Giornalista

Langue la metalmeccanica “innovativa”. I dati dell’indagine congiunturale di Federmeccanica relativa al primo trimestre 2019 confermano la stagnazione  dell’attività produttiva già emersa nel corso del 2018. Nel dettaglio il settore dei Computer stagna allo 0,1% mentre quello degli apparati elettrici allo 0,7%.

Complessivamente i dati relativi all’andamento del comparto metalmeccanico rivelano che la produzione del nostro Paese, dopo un quarto trimestre 2018 negativo (-1,1% nel confronto congiunturale con il terzo), nei primi tre mesi del 2019 registra un parziale recupero rispetto alla fine del 2018 (+0,3%) ma attesta una diminuzione dei volumi del 2,1% nel confronto con l’analogo periodo dell’anno precedente. Il calo tendenziale è stato determinato dalla contrazione registrata nei comparti degli Autoveicoli e rimorchi (10,4%), dei Prodotti in metallo (-5,2%) e della Metallurgia (-3,0%). I restanti comparti hanno segnato variazioni positive ma inferiori all’1%, con la sola eccezione degli Altri mezzi di trasporto la cui produzione è, invece, aumentata del 7,1%.

“ln questo contesto economico congiunturale particolarmente complesso, non aiuta – spiega Alberto Dal Poz, Presidente di Federmeccanica – la giornata di sciopero indetta per venerdì 14 giugno dalle organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm che determinerebbe, nel caso di piena adesione dei lavoratori, una perdita di produzione settoriale di poco inferiore al 5% dell’intera produzione mensile. Riteniamo che, pur nel rispetto dei ruoli, oggi come non mai, sia necessario impegnarsi insieme per il perseguimento di un comune obiettivo: la crescita delle imprese e delle persone che in esse operano. Crediamo nel dialogo volto anche a formulare proposte costruttive per lo sviluppo, pur con spirito critico, nell’interesse di ogni parte e più in generale del Paese. Noi siamo sempre pronti ed aperti a questo tipo di confronto. Il conflitto invece va nella direzione opposta”.

“ll rallentamento dell’economia globale – evidenzia Fabio Astori, Vice Presidente di Federmeccanica – insieme all’incertezza della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina che si è accentuata nelle ultime settimane, la frenata della produzione in Germania e le incognite sulla conclusione della Brexit sono tutti fattori che generano incertezza e possono spingere verso una preoccupante recessione. A questo si aggiunge l’instabilità interna che rende il contesto economico ancora più complesso. I Paesi con un alto debito come il nostro sono maggiormente esposti a rischi quando le condizioni esterne si deteriorano. In questo scenario generale, il quadro dell’industria metalmeccanica e meccatronica nel nostro Paese è molto variegato: a fronte di settori (e aziende) con volumi che tengono, ci sono settori (e aziende) che già si trovano in una fase di stagnazione o recessione”.

Il rallentamento delle dinamiche dell’interscambio di prodotti metalmeccanici osservato nella seconda metà del 2018 si è protratto anche nei primi mesi del 2019. Nel periodo gennaio-marzo, infatti, sia le esportazioni sia le importazioni sono cresciute di un modesto 0,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’export metalmeccanico è cresciuto dell’1,3% per la quota diretta ai paesi dell’Unione europea mentre ha registrato una contrazione dello 0,7% verso il resto del mondo. I risultati realizzati sul mercato comunitario, anche se moderatamente positivi, sono stati ottenuti grazie al forte incremento registrato verso il Regno Unito (+17,8%) presumibilmente favorito dalle attese difficoltà di approvvigionamento conseguenti alla Brexit, mentre i flussi diretti in Germania sono diminuiti dello 0,4% quale conseguenza della frenata produttiva registrata nel paese. Per quanto riguarda i paesi esterni all’Unione Europea, i risultati negativi registrati, sempre con riferimento ai primi tre mesi dell’anno in corso, dalle esportazioni metalmeccaniche verso Cina (-6,4%) e Turchia (-28%) sono state parzialmente compensate dai flussi diretti in Giappone (+20,8%) e India (+8,2%), paesi verso cui indirizziamo poco più dell’1% delle esportazioni totali. Complessivamente nei primi tre mesi dell’anno 2019 le esportazioni metalmeccaniche sono ammontate a circa 54 miliardi di euro, le importazioni sono state pari a 43 miliardi con saldo attivo di 11 miliardi, sostanzialmente in linea con quanto osservato nello stesso periodo del 2018.

“In occasione di questa 150° Congiunturale di Federmeccanica – sottolinea Dal Poz – abbiamo deciso di riproporre una domanda formulata circa 40 anni fa, agli inizi di questa lunga serie di rilevazioni trimestrali. Ora come allora sono stati esaminati i fattori di forza e di debolezza della nostra competitività sui mercati esteri. Tra questi le imprese esprimono una valutazione diffusamente negativa sul grado di sostegno dell’azione governativa per l’allocazione delle nostre produzioni sui mercati esteri. E’ necessario quindi adottare velocemente misure efficaci volte a favorire la crescita delle imprese per essere competitivi. Sul punto registriamo un passo da parte del Governo che ha manifestato l’intenzione di voler operare in tal senso. L’auspicio è che  queste dichiarazioni si traducano, presto, in fatti concreti e in risultati”.

“Preservare la metalmeccanica e stimolare la sua crescita – conclude Stefano Franchi, dg di Federmeccanica – deve essere quindi la priorità per la politica nazionale e locale, nell’interesse generale. Le istituzioni sono chiamate a sostenere chi può dare forza al Paese: le Imprese. A partire dalla Metalmeccanica, che con 120 mld di euro di valore aggiunto (il 50% del valore aggiunto manifatturiero) forma l’8% della ricchezza nazionale misurata con il PIL. Bisogna puntare di “Più” sulla Metalmeccanica, vero motore del Paese, spina dorsale della nostra economia. Il nostro tessuto industriale è per la stragrande maggioranza composto da piccole imprese che svolgono un ruolo chiave nelle filiere del valore. La competitività del Paese passa anche attraverso azioni coordinate a livello Europeo, nazionale e locale. Nel nostro Paese le politiche industriali devono contemplare sinergie tra centro e periferia e anche la convergenza di politiche economiche, dell’istruzione e del lavoro”.

Per quanto riguarda le dinamiche occupazionali, nei primi tre mesi del 2019 le imprese metalmeccaniche con oltre 500 addetti hanno registrato andamenti moderatamente negativi: i livelli occupazionali medi sono diminuiti dello 0,5% rispetto all’analogo periodo del 2018 e le ore effettivamente lavorate sono diminuite mediamente dell’1% con una contrazione più marcata per gli operai (-1,8%) e più contenuta per gli impiegati (-0,1%). Nei primi mesi del 2019, è inoltre tornato a crescere il ricorso all’istituto della Cassa Integrazione Guadagni. Nel primo trimestre, le ore autorizzate per gli addetti metalmeccanici sono state pari a 30,2 milioni, il 39,6% in più rispetto all’analogo periodo del 2018.

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