Via all'ecosistema del "venture-tech" italiano: sul piatto 400 milioni - CorCom

L'INIZIATIVA

Via all’ecosistema del “venture-tech” italiano: sul piatto 400 milioni

Cdp Venture Capital lancia ufficialmente il fondo corporate “Partners I” che punta a sostenere imprese e startup nei settori più strategici del Paese. Primo closing da 57 milioni realizzato grazie alla partecipazione di Adler, Marcegaglia e Camozzi

13 Set 2021

Veronica Balocco

Cdp Venture capital lancia ufficialmente il fondo corporate Partners I, fondo di corporate venture capital che mira a coinvolgere le principali aziende italiane per far crescere l’ecosistema “venture” italiano grazie all’investimento e al supporto a startup innovative nei settori più strategici per il Paese.
Negli Stati Uniti oggi il corporate venture capital contribuisce più del 50% al totale degli investimenti in startup, mentre in Italia, per ora, soltanto il 20%. Per contribuire a colmare questa distanza, Cdp Venture capital ha scelto di promuovere, attraverso il fondo corporate Partners I, lo sviluppo di questo elemento fondamentale dell’ecosistema.

Operatività su quattro comparti

Con una dotazione iniziale di 180 milioni di euro allocati da Cdp equity e dal Ministero dello Sviluppo economico, il fondo opera su quattro comparti: Industry tech, Energy tech, Service tech e Infra tech, ciascuno focalizzato su una filiera strategica, con la partecipazione operativa delle corporate dello specifico settore di competenza. L’obiettivo è di chiudere la raccolta in tutti i comparti entro la fine del 2021, con un target di sottoscrizioni pari a 100 milioni di euro per ciascuno dei quattro ambiti previsti.

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Nelle prime settimane di operatività, il fondo corporate Partners I ha già siglato un primo importante closing da 57 milioni di euro, relativo all’Industry tech, comparto orientato alla ricerca di soluzioni legate a nuove tecnologie nel settore industriale manifatturiero, per la produzione e l’automazione industriale nei campi della robotica, stampa 3d, Internet of Things, applicazioni di nuovi software e hardware per la gestione e il controllo dei processi o soluzioni per la sicurezza degli operatori tramite sensoristica Vr & Ar.
Grandi aziende di primo piano nel settore industriale e manifatturiero italiano, come il gruppo Adler, leader nella produzione di soluzioni per l’industria dei trasporti, il gruppo Camozzi, leader nell’automazione industriale e il gruppo Marcegaglia, leader nella trasformazione dell’acciaio, sono infatti i primi investitori corporate del fondo che sarà completato con l’ingresso di nuovi referenti provenienti dai diversi settori-chiave nel prossimo futuro.

Gli altri comparti del fondo, per i quali è aperta la raccolta, sono l’Energy tech, che focalizza l’attenzione su tematiche relative alla transizione energetica come l’efficientamento, la mobilità elettrica, la gestione e il controllo delle infrastrutture di rete di distribuzione, così come l’esplorazione dei vettori energetici emergenti come l’idrogeno. Vi è poi il comparto Service tech, incentrato su soluzioni per la transizione digitale delle corporate operanti nei servizi finanziari, assicurativi e B2B information afferenti, di cui alcuni esempi di ambiti di innovazione possono essere i pagamenti, soluzioni di wealth management, credit scoring innovativo, microassicurazioni personalizzate, applicazioni al settore di tecnologie e soluzione di big data analytics e cybersecurity. Infine, il comparto Infra tech, specializzato sui processi di progettazione, pianificazione, monitoraggio e gestione di cantieri e infrastrutture.

Cruciale l’approccio all’open innovation

“Il corporate venture capital è uno strumento essenziale per garantire lo sviluppo di un Paese come l’Italia, leader o co-leader mondiale in diverse filiere e processi produttivi” dichiara Enrico Resmini, amministratore delegato e direttore generale di Cdp Venture capital Sgr.  “Le corporate già presenti da anni sul mercato si trovano oggi ad affrontare quotidianamente una competizione su vari fronti a causa del continuo progresso tecnologico e della conseguente trasformazione dei mercati. Allo stesso tempo le startup italiane trovano spesso grandi difficoltà nel reperire i fondi necessari alle prime fasi di sviluppo rispetto a realtà analoghe provenienti da ecosistemi esteri più strutturati. L’approccio dell’open innovation è quindi cruciale sia per garantire opportunità di sviluppo all’interno del Paese alle giovani realtà innovative, sia per permettere alle aziende esistenti di anticipare i nuovi trend e velocizzare i tempi di risposta di fronte a sfide sempre più complesse”.

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