Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL REPORT

Wef: la robotica genera lavoro, +58 milioni di nuovi posti (ma solo se si investirà nelle e-skill)

Secondo le proiezioni del World Economic Forum di qui ai prossimi sette anni il potenziale è di 133 milioni di nuovi posti di lavoro contro i 75 milioni che andranno in fumo. Ma per traghettare il risultato bisognerà puntare sulla formazione di risorse professionali

17 Set 2018

Patrizia Licata

giornalista

Robot e software  industriali copriranno, entro i prossimi sette anni, la metà dei compiti oggi svolti dalle persone sul posto di lavoro, ma l’impatto occupazionale dell’automazione potrebbe essere riassorbito grazie alla formazione. Lo afferma un nuovo studio del World Economic Forum (Wef) basato su una survey di top manager e specialisti delle risorse umane di 300 aziende globali in 12 settori industriali: tecnologie come intelligenza artificiale, robotica e medicina di precisione potrebbero creare più occupazione di quanta ne minaccino. Secondo il sondaggio condotto dall’organizzazione no-profit svizzera, infatti, la cosiddetta “quarta rivoluzione industriale” distruggerà 75 milioni di posti di lavoro nel mondo ma ne creerà, potenzialmente, quasi il doppio, ben 133 milioni.

Come assicurarsi che l’intelligenza artificiale e l’automazione si traducano in opportunità e benessere, per i paesi e gli individui, anziché in impoverimento economico e tensioni sociali? Saadia Zahidi, direttrice del Center for the New Economy and Society del Wef, afferma che le imprese hanno “l’imperativo morale ed economico” di investire nella formazione continua e nell’aggiornamento professionale dei loro dipendenti. “Senza approcci proattivi, aziende e lavoratori usciranno sconfitti”.

Il Wef stima che più della metà dei dipendenti delle grandi imprese avrà bisogno di aggiornamento delle competenze e che uno dei problemi oggi è che molte aziende fanno formazione solo per i “ruoli chiave”, non per l’intera forza-lavoro, che include molte figure “a rischio”. Le competenze saranno fondamentali per sbloccare le opportunità e trasformare l’AI da minaccia in nuova occupazione, sottolinea il Wef: gli skill attuali risulteranno per lo più insufficienti per i lavori del futuro.

Secondo il Wef gli effetti dell’automazione sul lavoro varieranno tra un settore e l’altro. Le aziende dell’information technology (IT) e dei beni consumer potrebbero subire l’impatto negativo più pesanti, mentre i servizi professionali riusciranno più facilmente a creare opportunità occupazionali.

I nuovi lavori della quarta era industriale saranno inoltre meno “sicuri”: i lavoratori vestiranno in misura crescente il ruolo di freelance, collaboratori o consulenti.

Lo studio del Wef è l’ultimo di una serie che l’organizzazione di Ginevra sta dedicando ai grandi temi della trasformazione tecnologica e delle ricadute sull’occupazione. Nei giorni scorsi il Wef ha pubblicato un’analisi su industria 4.0 e gli impatti sugli equilibri geopolitici mondiali, sottolineando ancora una volta il ruolo delle competenze e dei talenti e il valore della governance della trasformazione digitale e della collaborazione tra Stati.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 3