Sui call center italiani si sta abbattendo la tempesta perfetta: dalle Dolomiti al mar Ionio è infatti allarme per migliaia di lavoratori, colpiti da una crisi che i sindacati non esitano a definire “senza precedenti”.
Tra adozione di piattaforme di intelligenza artificiale che permettono di automatizzare gran parte delle funzioni tipicamente assegnate agli operatori e corsa sfrenata di molte imprese al taglio lineare dei costi, la situazione per il settore Crm/Bpo è drammatica. Sono decine le vertenze aperte, in 1500 rischiano il lavoro e si aggiungono ad altri 5mila che vanno avanti con gli ammortizzatori sociali. A denunciarlo è la Slc-Cgil, che fa il punto sulla situazione in tutta Italia e che con Fistel Cisl, UilFpc si dice pronta alla mobilitazione e allo sciopero.
Da mesi le sigle sindacali hanno chiesto un tavolo di confronto per governare le ricadute della massiccia introduzione di strumenti di automazione. “Una trasformazione, questa, che se non può essere impedita deve essere assolutamente governata”, afferma Slc Cgil. “Fondamentale è il richiamo alla responsabilità sociale delle committenze: si tratta di aziende a capitale pubblico e private, con fatturati miliardari, spesso con extraprofitti, i loro ricavi aumentano mentre si contraggono il costo del lavoro e l’occupazione. Non è accettabile”.
Indice degli argomenti
L’interrogazione sul call center di Dolomiti Energia
Tra i vari dossier aperti c’è quello che riguarda Dolomiti Energia, con sede nella provincia autonoma di Trento. La consigliera provinciale della Lega Stefania Segnana, insieme ai consiglieri Mirko Bisesti e Roberto Paccher, ha infatti depositato un’interrogazione a risposta scritta in merito alle recenti procedure di affidamento dei servizi di call center da parte della utility.
L’interrogazione ha l’obiettivo di approfondire e chiarire alcuni aspetti tecnici, organizzativi e occupazionali relativi ai bandi recentemente aggiudicati dalla società partecipata, con particolare attenzione alle ricadute sui lavoratori coinvolti e alla piena tutela dei livelli occupazionali sul territorio trentino.
“La nostra iniziativa vuole essere un contributo costruttivo e responsabile affinché venga garantita la massima trasparenza nelle procedure adottate e, soprattutto, la piena tutela dei lavoratori trentini. Siamo certi dell’attenzione della Giunta provinciale e riteniamo doveroso accompagnare questo percorso con un approfondimento puntuale su una vicenda che ha suscitato forte attenzione anche da parte delle organizzazioni sindacali”.
Nello specifico, l’interrogazione chiede alla Giunta provinciale di chiarire se fosse a conoscenza delle modalità di predisposizione dei bandi, delle ragioni tecniche e gestionali che hanno portato all’introduzione del meccanismo di scambio tra appaltatori e delle iniziative che intende eventualmente assumere per verificare il mantenimento delle migliori condizioni economiche e normative per i lavoratori interessati.
Konectka, la Regione toscana chiede l’intervento del Mimit
Più accesa la situazione di Livorno, dove 76 di dipendenti di Konecta “sono in solidarietà all’80%, ammortizzatore sociale che cesserà a fine anno“, sottolineano i sindacati. A seguito dell’incontro del 27 maggio, con i rappresentanti istituzionali, sindacali ed aziendali, il consigliere per il Lavoro e le Crisi aziendali della Presidenza regionale della Toscana, Valerio Fabiani, ha inviato ieri una lettera al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per chiedere una nuova convocazione del Tavolo ministeriale sul comparto delle telecomunicazioni e dei call center che si occupa anche della crisi aziendale del call center Konecta Italia di Livorno.
“Il settore delle telecomunicazioni vive da anni una grave crisi occupazionale dovuta alla competizione basata sul ribasso delle tariffe, al dumping contrattuale e alla crescente automazione tramite l’intelligenza artificiale, spesso senza adeguati percorsi di riqualificazione professionale”, spiega Fabiani. “Anche Konecta Italia sta subendo un forte calo dei volumi di lavoro con rischi per l’occupazione. In particolare la sede di Livorno, che lavora esclusivamente per Tim, occupa attualmente 76 dipendenti, in prevalenza donne e spesso unico reddito familiare. Per i lavoratori è già attivo un contratto di solidarietà fino al prossimo 31 dicembre. Occorre tuttavia che Tim garantisca le commesse anche in questa fase, che è una fase in cui vorremmo esplorare anche la possibilità di diversificare gli ordini di lavoro da Livorno, che è una possibilità su cui, ieri, l’azienda ha aperto”.
Fabiani ha spiegato che “rispetto al processo di diversificazione delle commesse abbiamo condiviso l’idea di fare una riunione tecnica nei prossimi giorni tra istituzioni e rappresentanti aziendali per capire quali azioni l’azienda ha messo o intende mettere in campo per la diversificazione e quindi anche come le istituzioni possono supportare queste azioni”. In questo contesto la Regione “conferma la disponibilità a supportare gli eventuali impegni dell’azienda anche con i propri strumenti”.
La Regione Toscana e i Comuni interessati, Livorno e Collesalvetti, “stanno monitorando da tempo il peggioramento della situazione e per questo chiedono al Ministero un confronto urgente per individuare soluzioni in grado di impedire che la situazione possa precipitare a livello occupazionale“, si legge nella lettera inviata al ministero, che si conclude con la richiesta di “individuare le soluzioni con cui fronteggiare l’altrimenti inevitabile impatto occupazionale sui lavoratori coinvolti”.
Ma in gioco c’è anche il lavoro dei 652 dipendenti di Konecta impiegati tra Rende, Catanzaro e Crotone, attualmente interessati da contratti di solidarietà all’80%.
Lo scontro su CallMat
Contratti di solidarietà all’80% anche per i 652 dipendenti di Konecta R collocati tra Rende, Catanzaro e Crotone. La prospettiva del licenziamento a fine 2026 accomuna inoltre i lavoratori toscani e calabresi ai 340 colleghi di Matera, dipendenti CallMat, oggi in solidarietà al 25% con prospettiva di peggioramento a breve.
Le segreterie regionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, UilFpc e Ugl telecomunicazioni si sono incontrate con i rappresentanti di CallMat e della Prefettura di Matera: “Al termine del confronto si è conclusa con esito negativo la procedura di raffreddamento, a causa del mancato raggiungimento di un accordo tra le parti”, spiegano in una nota le organizzazioni sindacali, che “denunciano con forza la gravissima situazione determinata dalla decisione di Tim di abbandonare il sito di Matera, mettendo a rischio circa 350 posti di lavoro e colpendo duramente centinaia di famiglie e l’intero territorio”.
I sindacati, quindi, chiedono “un intervento immediato della Regione Basilicata e del Mimit affinché venga trovata una soluzione concreta che impedisca licenziamenti e chiusura del sito. In assenza di risposte immediate e decisive, le organizzazioni sindacali metteranno in campo forti azioni di protesta e mobilitazione, senza escludere ulteriori iniziative, per difendere ogni singolo posto di lavoro dei circa 350 addetti CallMat“.
Gli altri fronti caldi
Situazioni analoghe coinvolgono altri territori italiani: lo scontento monta per esempio anche tra 55 dipendenti di In&Out tra Roma e Taranto, dove le riduzioni delle attività vengono attribuite all’introduzione di sistemi di automazione e intelligenza artificiale. E ci sono 316 persone, che lavorano tra Campobasso e Sulmona per l’azienda 3G, a rischio per effetto di un cambio di appalto nelle attività di Enel back-office e quality. Una trasformazione, inutile dirlo, che genera esuberi a causa dell’introduzione di processi di automazione basati sull’intelligenza artificiale.
La proposta dei sindacati
Per i sindacati, non si può pensare di affrontare questa crisi esclusivamente con strumenti emergenziali o con ammortizzatori sociali temporanei. In particolare, per UilFpc, serve una strategia nazionale per il settore Crm/Bpo che affronti:
– la regolamentazione dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi lavorativi;
– la tutela occupazionale e salariale delle lavoratrici e dei lavoratori;
– investimenti su formazione e riqualificazione professionale;
– responsabilità sociale delle committenze pubbliche e private; * clausole di salvaguardia nei cambi di appalto, oltre alla mera e sistematica applicazione della “Clausola Sociale”;
– un piano complessivo che coinvolga i Mimit, il Ministero del Lavoro, AssTel insieme a UilFpc, Slc, Fistel per gestire la crisi, affrontare l’inesorabile avanzamento dell’AI a tutela della occupazione, qualità del lavoro e della qualità nel gestire il cliente /cittadino di questo Paese.






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