INNOVAZIONE

Competenze digitali, Colao: “Pnrr strumento chiave per gli investimenti”

Il ministro: “Abbiamo a disposizione circa mezzo miliardo per il servizio civile, per la formazione sul territorio e per l’iniziativa Repubblica digitale”. Studio Intellera Consulting: “Piano nazionale booster senza precedenti per il sistema dell’istruzione”. Intanto la Ue versa la prima tranche dei fondi: sul piatto 21 miliardi

13 Apr 2022

F. Me

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Pnrr strumento chiave per potenziare le competenze digitali. Lo ha evidenziato il ministro per la Transizione digitale, Vittorio Colao, corso dell’incontro “Innovazione didattica: i big data per disegnare la scuola di domani” organizzato da Fondazione Cariplo, Politecnico di Milano e WeSchool.

“Tutti i ministri vogliono usare il Pnrr per rafforzare le competenze. Il ministero dell’Innovazione tecnologica e la transizione digitale ha circa mezzo miliardo che abbiamo diviso in tre iniziative che sono complementari e non devono essere viste come una piu’ importante dell’altra – ha detto Colao –  La prima iniziativa è il servizio civile digitale che prevede di prendere dei volontari che vanno a spiegare, a chi è rimasto indietro, come utilizzare gli strumenti. Abbiamo poi attivato network di facilitazione digitale che comprende circa 3.000 punti su tutto il territorio e che serviranno a formare due milioni di cittadini. E poi abbiamo il fondo per la Repubblica digitale, lavoreremo con Acri e andremo a finanziare progetti che ci consentono di colmare il gap digitale. Acri e le fondazioni ci aiuteranno ad attuarlo. Il Pnrr è lo strumento per realizzare gli obiettivi”.

Pnrr booster per le e-skill

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza investe a vario titolo nelle sue diverse Missioni ben 29,2 miliardi di euro nella filiera dell’istruzione, formazione e lavoro nel periodo 2021-2026, circa il 15% del totale delle risorse, il 19% delle riforme previste (12 su 63), con l’obiettivo di intercettare, formare e/o inserire al lavoro 6,4 milioni di persone. Una spinta senza precedenti, se si pensa che nell’ultima programmazione europea 2014-2020 le risorse impegnate per questi tre ambiti dal Fondo Sociale Europeo ammontavano a 12,14 miliardi di euro (quota Ue). E che a queste risorse si potrà aggiungere larga parte dei 14,8 miliardi dei nuovi fondi europei per istruzione, formazione e lavoro (+15% rispetto alla programmazione precedente) del ciclo 2021-2027 del Fse+. Una grande opportunità – secondo una ricerca Intellera Consulting – per lo sviluppo e rafforzamento delle competenze e per le politiche attive del lavoro, ma anche una sfida di integrazione e armonizzazione degli interventi, da cogliere con una programmazione integrata e complementare.“Il Pnrr rappresenta un booster di investimento senza precedenti per la filiera istruzione, formazione e lavoro, con una dotazione di risorse da oltre 29 miliardi di euro che si aggiunge a quelle della nuova programmazione europea – spiega Roberto Trainito, Associate Partner di Intellera Consulting – Per integrare e rendere complementare gli interventi, è necessario un coordinamento che concentri l’azione sulle aree meno coperte dal Piano nazionale, programmando con flessibilità le misure regionali/locali. L’Italia dovrà essere in grado di evitare sovrapposizioni, prevedendo differenze di target e di scala, rafforzando il principio di addizionalità richiesto dalla politica di coesione. Fondamentale sarà progettare interventi rivolti in primis alle persone, i fruitori finali di politiche, percorsi e soluzioni”.

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Istruzione, formazione e lavoro nel Pnrr

L’analisi di tutti gli interventi riconducibili alla filiera istruzione formazione e lavoro, non solo le Missioni espressamente dedicate come la 4, Istruzione e Ricerca, e la 5, Inclusione e Coesione, rivela come nel Pnrr siano presenti componenti di questi ambiti in diverse altre, come quelle dedicate a digitalizzazione, transizione ecologica e salute, tra interventi per l’infanzia, l’istruzione primaria e secondaria, la formazione professionale e le politiche attive, l’istruzione terziaria e il potenziamento della PA. Anche non considerando la componente destinata alle infrastrutture (circa il 48% delle risorse), gli interventi del Pnrr per la filiera Ifl “pura” valgono 15,3 miliardi di euro.Tra i diversi interventi previsti, l’ambito che incide di più è quello dell’istruzione, a cui è dedicato il 70% delle risorse, seguito da lavoro (17%), formazione (8%) e potenziamento delle competenze della PA (5%). Se si escludono gli interventi infrastrutturali, la distribuzione cambia in 43% per l’istruzione, 33% per il lavoro, 15% per la formazione e 9% per il potenziamento della PA.Un ruolo fondamentale di attuazione sarà svolto da Regioni e Comuni. Nello specifico, gli Enti locali gestiranno circa il 43% delle misure della filiera Ifl, tutte di natura infrastrutturale, come il Piano di sostituzione di edifici scolastici e di riqualificazione energetica o Scuola 4.0. Le Regioni, invece, sono soggetti attuatori di 9 interventi, tra investimenti e riforme, che cubano circa 7,5 miliardi di euro (il 26%), come le politiche attive del lavoro e formazione o lo sviluppo di competenze tecnico – professionali nell’ambito Sanità.

Programma Gol

Nell’ambito della Missione 5, il Pnrr destina 4,4 miliardi di euro per il quinquennio 2021-25 al Programma Garanzia di Occupabilità per i Lavoratori (GOL), perno della riforma delle politiche attive del lavoro, che prevede percorsi di reinserimento lavorativo e di riqualificazione professionale, con un obiettivo di almeno 3 milioni di beneficiari entro il 2025, per cui nell’ambito del Pnrr, accanto alle risorse per il finanziamento dei servizi, sono stati stanziati 600 milioni di euro per il rafforzamento dei Centri Pubblici per l’Impiego.Il successo del Programma Gol dipende da alcune sfide per i sistemi regionali dei servizi per il lavoro. Prima di tutto, la prossimità dei servizi dei Centri per l’Impiego, che attualmente gestiscono 709 utenti per addetto (Rapporto di Monitoraggio 2020 Anpal) e devono essere potenziati per rispondere alla grande domanda di servizi. Poi, la cooperazione tra pubblico/privato, insieme ad enti formativi e la rete dei soggetti del sistema economico-sociale del territorio per il lavoro e l’inclusione. I Centri per l’Impiego devono diventare punto di riferimento nell’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro territoriale, con la stipula di «patti territoriali» per fornire strumenti formativi dedicati e condizionati all’assunzione rispondenti alle effettive esigenze della domanda.

Le tecnologie digitali

Un alleato del programma Gol possono essere le nuove tecnologie digitali, grazie a cui si possono introdurre strumenti innovativi per i servizi di formazione e di politica attiva del lavoro. Nell’assessment e nell’orientamento, ad esempio, le piattaforme di analisi di Big Data possono supportare le attività di Skills Intelligence, per raccogliere, analizzare, comprendere dati in ottica predittiva. Strumenti digitali possono aiutare i meccanismi di profilazione, per personalizzare i percorsi di formazione e orientamento. Le piattaforme di recruiting possono favorire la trasparenza e la condivisione dell’informazioni.Nella formazione, un supporto può venire dal riconoscimento di digital credentials: gli “Open Badge” che attestano la partecipazione ad un evento/seminario (Soft Badge) o il superamento di prove di assessment (Skills Badge), oppure i “Microcredentials” che attestano i risultati acquisiti in un corso o modulo formativo. E con la tecnologia Blockchain è possibile assicurare certezza e spendibilità legale dei titoli e delle certificazioni, per presentare il titolo formativo digitale ad un’istituzione o ad un potenziale datore di lavoro in modo rapido, economico e sicuro.

Dalla Ue la prima rata dei fondi Pnrr

Intanto oggi la Commissione Europea ha versato all’Italia la prima rata da 21 miliardi di euro per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dando seguito alla valutazione positiva della richiesta di pagamento presentata da Roma a fine dicembre, che ha certificato il raggiungimento dei 51 obiettivi previsti nel Pnrr per il 2021.

La rata, che segue l’erogazione nel mese di agosto di 24,9 miliardi a titolo di prefinanziamento, ha un valore complessivo di circa 24,1 miliardi di euro, con una parte di contributi a fondo perduto pari a 11,5 miliardi e una di prestiti pari a 12,6 miliardi. L’importo effettivamente versato di 21 miliardi di euro (suddivisi fra 10 miliardi di sovvenzioni e 11 miliardi di prestiti) è al netto di una quota che la Commissione trattiene su ogni rata di rimborso, pari al 13% del prefinanziamento ricevuto ad agosto 2021 dall’Italia.

“Il pagamento della prima rata del Pnrr – spiega il Mef in una nota – rappresenta un ulteriore passaggio nel percorso di attuazione degli investimenti e delle riforme previsti dal Piano. Sono interventi che permetteranno di accelerare la transizione ecologica e digitale, rafforzare il sistema produttivo, modernizzare la pubblica amministrazione, ridurre i tempi della giustizia e accrescere la dotazione di infrastrutture del nostro Paese”.

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