COMPETENZE

Informatici e operai 4.0 tra i 233mila lavoratori “introvabili”

I risultati del focus Censis-Confcooperative. Il 56% delle aziende di Federmeccanica lamenta difficoltà nel trovare manodopera. La proposta: “Mettere gli istituti tecnici al centro dei programmi di formazione”

01 Ott 2021

A. S.

skills competenze

Se si dovesse dare un numero della carenza di competenze per il mondo del lavoro in Italia in questo momento di dovrebbe probabilmente partire dall’ultima rilevazione pubblicata da CensisConfcooperative, secondo cui oggi le aziende che sono nella posizione di assumere si trovano ad avere 233mila posizioni “scoperte” perché non riescono a reperire sul mercato i profili di cui hanno bisogno, che spesso sono legati a skill digitali. Proprio per evidenziare una situazione in cui l’offerta non corrisponde alla domanda, anche a causa di un problema di competenze sulle nuove tecnologie, il focus sul mercato del lavoro nel secondo trimestre del 2021 di Censis Confcooperative è stato intitolato “mismatch, il grande gap da sanare. La ripresa c’è, i lavoratori no”. La ricetta per uscire da questa situazione di difficoltà, secondo i promotori della ricerca, è nella formazione di competenze che rilancino i processi di cambiamento, rispetto al quale gli istituti tecnici possono giocare un ruolo di primo piano.

“Oltre 21 miliardi, l’1,2% del Pil, è il conto, salato, che il Sistema Italia paga a causa del mancato incontro tra l’offerta e la domanda di lavoro – afferma Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative – Quello che il nostro Paese sta vivendo è un paradosso che non possiamo continuare ad alimentare: l’economia è in ripresa, le aziende vogliono assumere, ma mancano all’appello oltre 233mila profili professionali adeguati alla richiesta. Se le imprese fossero riuscite ad assumere tutto il personale di cui hanno bisogno, la crescita del Pil nel 2021 sarebbe salita dal 5,9% al 7,1%”.

“Il lavoro non può diventare un vincolo al consolidamento della ripresa, occorre uno scatto in avanti, passando da politiche passive a politiche attive per l’occupazione – aggiunge Gardini – Non vedere le cose da questa prospettiva significa non solo rischiare di perdere le opportunità di crescita per i prossimi anni, ma anche di alimentare quella disaffezione al lavoro che si aggira minacciosamente e che può condizionare negativamente gli esiti di tanti impegni orientati alla ripresa con 2,3 milioni di disoccupati, 1 su 3 giovani e 3 milioni di Neet, la metà donne”.

Analizzando i settori il tasso di posti vacanti supera la soglia del 2% nelle costruzioni (2,4%), nei servizi di informazione e comunicazione (2,1%) e nelle attività artistiche, sportive e di intrattenimento (2,1%). Nelle attività di alloggio e ristorazione il tasso raggiunge il 2,3%, con un incremento di 0,4 punti rispetto al primo trimestre di quest’anno. Quanto alla richiesta di competenze più centrate sul digitale e sulle nuove tecnologie, dal contesto generale emerge il fatto che, ad esempio, il 56% delle aziende di Federmeccanica registra difficoltà nel trovare manodopera, e che per il 58% dei casi si tratta di personale a cui vengono richieste competenze digitali avanzate.

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