IL REPORT

E-skill, i lavoratori italiani pronti a mettersi in gioco

Secondo uno studio Bcg il 62% si dedica costantemente ad attività di upskilling per migliorare le proprie competenze; il 70% è disposto ad apprendere nuove conoscenze per trovare opportunità di impiego. Intelligenza artificiale e robotica tra i temi al top

Pubblicato il 08 Nov 2019

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Il mondo del lavoro cambia e i professionisti italiani vogliono adeguarsi, migliorando le proprie competenze o apprendendone di nuove per trovare possibilità di impiego.

Il 50% degli italiani ritiene che le tecnologie impatteranno in modo evidente sulla loro professione, il 55% ritiene che il fattore principale di cambiamento sarà la globalizzazione. Per questa ragione, il 62% degli italiani compie già uno sforzo significativo in upskilling, dedicando almeno alcune settimane all’anno in attività di formazione. E addirittura il 70% si dice aperto ad un reskilling per riqualificare le proprie competenze in vista di nuove opportunità di impiego.

Lo rivela la ricerca “Decoding Global Trends in Upskilling and Reskilling” condotta da Boston Consulting Group e l’agenzia di recruitment online The Network su un campione di 366mila intervistati della forza lavoro di 197 Paesi, che si è concentrato sugli effetti dei cambiamenti tecnologici e globalizzazione sulla formazione.

A livello mondiale, la forza lavoro è consapevole dei cambiamenti in corso: il 61% degli intervistati ritiene che i mega trend globali siano destinati a trasformare le singole professioni. Nello specifico, il 49% ritiene che il maggiore fattore di cambiamento sarà determinato dall’avvento della robotica e dell’intelligenza artificiale, il 45% dalla globalizzazione e dalla diffusione dell’outsourcing. Una sfida che accomuna economie in via di sviluppo e avanzate, alla quale si reagisce cercando di potenziare i propri skills o differenziandoli per trovare nuove opportunità.

Nel mondo, infatti, il 65% degli intervistati dedica ogni anno un tempo significativo all’upskilling. Myanmar è il primo Paese per impegno nella formazione (con l’87% degli intervistati impegnati), seguito da Nigeria, Cina, Camerun, Benin, Iran. L’Italia, con il 62% di lavoratori che si dedicano all’upskilling, si colloca nella parte medio-alta della classifica. I canali preferiti per la formazione sono i programmi di autoapprendimento (usati dal 63% dei lavoratori) e il learning on the job (61%), mentre sono meno gettonati conferenze/seminari (36%), le istituzioni formative tradizionali (34%) o online (30%), le applicazioni mobile (24%) e i programmi governativi (7%):

Per quanto riguarda il reskilling, il 67% del campione globale è disponibile ad apprendere nuove competenze per trovare un lavoro diverso da quello attuale. La predisposizione varia a seconda della regione, con l’America Latina in testa, mentre i Paesi più restii al cambiamento sono quelli nell’Europa centrale e orientale, come Polonia, Germania e Russia. L’Italia si pone leggermente al di sopra della media, con il 70% di lavoratori pronti all’reskilling.

“Dallo studio emergono differenze significative a livello geografico relativamente al tempo che ogni lavoratore dedica alla formazione – spiega il manager director e partner Bgc, Matteo Radice – Se in Cina circa l’80% del campione intervistato ha dichiarato di impegnare più di un settimana all’anno per lo sviluppo delle proprie competenze, in Germania si è fermi al 38%, in Francia al 42%. L’Italia si segnala come un esempio positivo, con il 60%. Sono dati su cui non solo le aziende, ma anche i governi devono soffermarsi, con la prospettiva di promuovere e sostenere l’apprendimento e la formazione delle risorse, soprattutto di fronte alle sfide che pone l’innovazione tecnologica al mondo del lavoro”.

Il primo passo per l’upskilling e reskilling è un cambio di mentalità a livello individuale. Ma il report Bcg analizza il ruolo delle aziende e dei governi: le prime devono favorire la tendenza a migliorarsi, sviluppando programmi di formazione in modo da poter rendere la propria forza lavoro pronta e rendere esse stesse più attraenti per i candidati. I responsabili dei governi devono sostenere iniziative di formazione professionale e programmi di istruzione, partendo da una mappatura delle competenze del futuro. Le persone invece devono assumersi la responsabilità di mantenere aggiornate le proprie competenze e accettare che la formazione professionale sia un impegno costante lungo tutta la carriera.

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