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DIDATTICA DIGITALE

Fioramonti: “Più coding a scuola per capire il mondo”

Il ministro dell’Istruzione: “La programmazione è come il latino, aiuta a comprendere il contesto in cui si vive”. E annuncia: “Stop a impronte digitali per i presidi”

16 Set 2019

F. Me

La rivoluzione digitale è una rivoluzione fondamentale e molto accelerata, la scuola è l’occasione che le giovani generazioni hanno per affacciarsi alla nuova tecnologia che è molto trasversale e incide su tutto. Dobbiamo capire il digitale tutti quanti, non solo chi si occupa di informatica”: così il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, all’Aquila per l’inaugurazione dell’anno scolastico.

Fioramonti si è detto anche “molto favorevole” al coding. Un’esperienza, ha sottolineato, che deve essere portata nelle scuole “non per formare all’informatica, ma perché il coding aiuta anche parte del nostro cervello a svilupparsi, un po’ come facevano il latino e le lingue straniere. Sappiamo dagli studi di neurologia che il coding aiuta il cervello a formarsi in un certo modo”.

“Con i social network – ha aggiunto Fioramonti – ho un rapporto molto positivo e un po’ conflittuale; in realtà sui social viaggia un po’ di tutto, però dobbiamo gestirli, da un lato per cercare di comunicare nella maniera più orizzontale possibile, dall’altro per alzare un po’ la qualità del dibattito, perché se lo lasciamo soltanto a chi fa tanto rumore diventa davvero insostenibile”.

In un’intervista al Corriere della Sera, Fioramonti ha anche annunciato o stop al cartellino, e quindi alle impronte digitali, per i presidi come previsto dalla legge Concretezza, voluta dall’ex ministra della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno.

“La dedizione di un insegnante non si misura con le ore di lavoro. La scuola non è un ufficio postale e funziona grazie al lavoro anche volontario che fanno molti insegnanti per passione e perché sanno che la loro è una missione sociale”, ha spiegato.

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