IL REPORT DEL WEF

Gender gap più diffuso nell’Ict: pandemia e crisi rallentano i progressi

Nel 2022 la parità di genere nella forza lavoro si attesta al 62,9%, il dato più basso di sempre. Nella tecnologia assunti il 30% in più di uomini manager. I laureati in materie tecniche sono quattro volte più numerosi che le laureate. Ma i corsi online aiutano le donne a colmare il divario e in Italia è boom di imprenditrici

13 Lug 2022

Patrizia Licata

giornalista

gender gap-Stem-Wef

Il divario di genere continua a gravare sulle economie e sulle società mondiali e anche le Ict ne pagano le conseguenze. Ancora nel 2022 le donne partecipano meno al mondo del lavoro e sono fortemente sotto-rappresentate nelle facoltà universitarie dove si studiano le materie tecnico-scientifiche (Stem). Tuttavia i corsi online aprono un nuovo ventaglio di possibilità di formazione e carriera per le donne: nella didattica via web il divario di genere è meno marcato che nel mondo fisico. È quanto emerge dal nuovo Global Gender Gap Report 2022 (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO) del World economic forum

I risultati globali risentono di un contesto segnato dalla pandemia e dalla crisi economica. I progressi sono fortemente rallentati e, con i dati attuali, ci vorranno altri 132 anni (rispetto ai 136 del 2021) per colmare il gender gap nel mondo. Lo studio rivela che, delle 146 economie esaminate, solo una su cinque è riuscita a colmare il divario di genere di almeno l’1% nel 2022, un piccolo passo in avanti che non riesce a compensare la battuta d’arresto di un’intera generazione registrata nel 2020-2021.

L’Italia non è ben posizionata sulla totalità degli indicatori che misurano il gender gap, ma partecipa al trend globale che vede i corsi online fornire alle donne maggiori opportunità. Ovviamente qui il divario di genere si intreccia con quello digitale: per raccogliere i vantaggi dell’online serve l’infrastruttura internet a banda larga.

Il gender gap globale: l’Italia è 63ma

Nel Global Gender Gap Report 2022 (la sedicesima edizione dello studio) l’Islanda è il paese più paritario al mondo per il 13mo anno consecutivo e l’unico ad aver colmato oltre il 90% del divario di genere. La top ten è composta, nell’ordine, da Islanda, Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda, Svezia, Ruanda, Nicaragua, Namibia, Irlanda, Germania (80%). L’Italia è 63ma (72%) a livello mondiale, 25ma in Europa. Il nostro punteggio è particolarmente negativo per quanto riguarda la partecipazione delle donne alla vita economica e al mondo del lavoro, ma facciamo bene nella partecipazione delle donne all’istruzione online relativamente ai corsi in informatica e Ict.

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La crisi del costo della vita ha un impatto sproporzionato sulle donne dopo lo shock delle perdite del mercato del lavoro durante la pandemia e la continua inadeguatezza delle infrastrutture di assistenza. Di fronte a una ripresa debole, governo e imprese devono agire su due fronti: politiche mirate a sostegno del ritorno delle donne nel mondo del lavoro e lo sviluppo dei talenti delle donne nelle industrie del futuro. Altrimenti, rischiamo di erodere definitivamente i progressi degli ultimi decenni e di perdere i futuri ritorni economici della diversità”, afferma Saadia Zahidi, ceo del World economic forum.

Il Nord America è la regione con le migliori performance, con il 76,9% del divario di genere chiuso. L’Europa (76,6%) segue da vicino, registrando un miglioramento dello 0,2% dal 2021, con un’attesa di 60 anni prima che il divario di genere venga colmato. Sei dei primi 10 paesi sono europei e nove dei 35 paesi della regione hanno migliorato il proprio punteggio di almeno l’1%. Albania, Islanda e Lussemburgo sono i tre paesi che hanno compiuto i maggiori progressi.

Al polo opposto l’Asia meridionale (62,3%) e il Medio Oriente-Nord Africa (63,4%). I miglioramenti più significativi si registrano nell’Africa sub-sahariana (+1,1%, 68,7% del gap chiuso).

Persiste il divario nello studio delle Stem

Le donne continuano ad essere sovra-rappresentate nelle materie di studio legate a formazione, salute e benessere e sotto-rappresentate nei settori Stem. Il divario di genere è più diffuso nell’ingegneria e nelle Ict: la percentuale globale di donne laureate in tecnologie dell’informazione e della comunicazione è dell’1,7%, contro l’8,2% di laureati uomini. In Engineering and manufacturing le stesse cifre sono del 24,6% per gli uomini e del 6,6% per le donne.

Ci sono quasi quattro volte più uomini che donne laureate in tecnologie dell’informazione e della comunicazione e in ingegneria e produzione. Tra il 2013 e il 2019 (dato più recente) la distanza è rimasta pressoché uguale.

I corsi online aiutano a chiudere il gap

La diffusione dei corsi online offre un’ampia gamma di opzioni per l’istruzione di base, superiore e permanente cui le donne tendono ad accedere in larga misura. Con un caveat: solo le economie con l’infrastruttura, l’accesso a Internet, l’alfabetizzazione informatica e la disponibilità di tempo sono state in grado di supportare la transizione di un’ampia base di studenti verso i corsi online. Tuttavia nel 2022 l’apprendimento online risulta più diffuso rispetto all’inizio della pandemia, in particolare tra gli studenti adulti che cercano di completare, integrare o aggiornare la loro formazione e le donne hanno aumentato significativamente la loro partecipazione a questo spazio.

Quando si confrontano le iscrizioni online a Coursera con i dati dell’istruzione terziaria tradizionale dell’Ocse, i divari di genere sono sostanzialmente inferiori nelle iscrizioni online rispetto all’istruzione terziaria tradizionale per alcuni paesi (non tutti, per esempio India e Arabia saudita sono in controtendenza).

Sia nei formati online che in quelli tradizionali, gli uomini continuano a essere sovra-rappresentati in campi tipicamente caratterizzati come “dominati dagli uomini” (le Stem), ma la parità di genere è aumentata nella formazione online sulle Ict in diverse economie tra il 2019 e il 2021.

Permane, invece, un significativo divario di genere nella distribuzione delle preferenze sulle materie in cui studenti e studentesse vogliono aumentare le loro competenze. Sebbene sia gli uomini che le donne cerchino l’upskilling in aree a valore aggiunto come la risoluzione dei problemi, la gestione delle risorse e il marketing, in generale gli uomini sono più propensi a investire in competenze digitali e di innovazione e le donne hanno maggiori probabilità di scegliere di migliorare le competenze nel lavoro con le persone e nelle abilità di autogestione.

In base alla tassonomia delle competenze globali di Coursera le donne hanno una probabilità sostanzialmente maggiore di migliorare le competenze in termini di resilienza, tolleranza allo stress e flessibilità e gli uomini hanno il doppio delle probabilità di scegliere di migliorare le competenze nell’uso della tecnologia, nella progettazione della tecnologia e nel pensiero matematico.

Poche manager donna nella tecnologia

La parità di genere globale per la partecipazione alla forza lavoro è andata lentamente diminuendo dal 2009 nel Global Gender Gap Index. La tendenza si è esacerbata nel 2020, quando i punteggi di parità di genere sono diminuiti precipitosamente. Di conseguenza nel 2022 la parità di genere nella forza lavoro si attesta al 62,9%, il livello più basso registrato dalla prima compilazione dell’indice. Tra i lavoratori rimasti nella forza lavoro, i tassi di disoccupazione sono aumentati. Mentre gli attuali tassi di disoccupazione sia per gli uomini che per le donne sono superiori ai livelli pre-pandemia, il tasso di disoccupazione globale delle donne nel 2021 (6,4%) era superiore a quello degli uomini (6,1%).

Tra le industrie che hanno assunto la quota più alta di donne in posizioni di leadership nel 2021 ci sono organizzazioni non governative (54%), istruzione (49%), governo e settore pubblico (46%), servizi alla persona e benessere (46 %), servizi sanitari e assistenziali (46%) e media e comunicazioni (46%).

Al contrario, sei settori hanno assunto un numero significativamente maggiore di uomini rispetto a donne in posizioni di leadership nel 2021: tecnologia (30%), agricoltura (28%), energia (25%), catena di approvvigionamento e trasporti (25%), produzione (22%) e infrastrutture (21%).

Imprenditoria femminile: in Italia +62%

Nonostante le tante aree in ombra, i dati del Global Gender Gap Report 2022 mostrano che in alcuni settori il divario di genere si sta colmando velocemente. In particolare, nell’imprenditoria: le donne fondano le proprie aziende a un ritmo più veloce rispetto agli uomini, con un netto aumento nel corso del 2020. In Italia, la pandemia ha visto un’accelerazione di una tendenza di più lungo periodo, con una crescita della percentuale di donne imprenditrici del 62% e degli uomini del 27% nel 2020 rispetto al 2019. 

A metterlo in risalto sono i dati di LinkedIn, il più grande network professionale al mondo, contenuti nel report del Wef: le difficoltà economiche e l’iniquità dei luoghi di lavoro hanno determinato la crescita esponenziale di donne imprenditrici durante la pandemia, mentre le dipendenti hanno cercato di prendere il controllo della propria carriera. Infatti, i pregiudizi di genere e l’impatto economico della pandemia hanno portato a un aumento degli “imprenditori per necessità”

Ciononostante, in Italia le donne occupano meno di un terzo delle posizioni di leadership (32%) e gli uomini hanno il 63% di probabilità di ricevere promozioni interne a ruoli di leadership rispetto alle donne.

“Il Global Gender Gap Report e i dati LinkedIn dimostrano che è necessaria un’azione specifica per rendere i luoghi di lavoro e le società più equi”, si legge in una nota del network dei professionisti. “I dati evidenziano la necessità di concentrarsi su pratiche di assunzione inclusive ed eque, nonché su programmi di mobilità interna e di lavoro flessibile. I passi concreti includono l’eliminazione dei bias dalle job description, la creazione di liste di candidati rappresentative e l’inclusione delle donne nelle commissioni di selezione. Ciò include anche la creazione di programmi di mentoring e formazione mirati per le donne che lavorano a livello pre-manager, nonché una maggiore consapevolezza e formazione sui pregiudizi inconsci per gli hiring manager e gli addetti ai colloqui a questo livello.

Anche la flessibilità sarà fondamentale per fare progressi. I dati LinkedIn mostrano che le donne hanno il 24% di probabilità in più rispetto agli uomini di candidarsi a ruoli a distanza, sottolineando l’importanza della flessibilità per le donne e il ruolo che essa svolge nel rendere equi gli ambienti di lavoro. Il lavoro flessibile deve essere normalizzato per attrarre un pool di talenti diversi e deve essere offerto a tutti i lavoratori, non solo alle donne”.

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