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IL SONDAGGIO

Intelligenza artificiale, italiani confusi: creerà o taglierà il lavoro?

La metà degli adetti al settore della conoscenza pensa che le nuove tecnologie saranno leva per la nuova occupazione, quasi il 40% è convinto che si perderanno posti. E per creare fiducia la formazione continua e aggiornata è la chiave di volta. La fotografia scattata da Citrix

04 Apr 2019

D. A.

Il dibattito intorno alla diffusione e alla portata delle soluzioni di Intelligenza artificiale continua a montare, coinvolgendo anche quella parte della popolazione che fino a poco tempo fa non si sentiva chiamata in causa quando si analizzava l’impatto sociale delle nuove tecnologie digitali. Il motivo di questo cambiamento è evidente: è concreta la minaccia sul fronte occupazionale, oppure bisognerebbe focalizzarsi su come la produttività possa essere migliorata grazie all’automazione spinta?

Per capire come l’Intelligenza artificiale viene percepita nel nostro Paese, Citrix ha realizzato in collaborazione con l’istituto OnePoll una ricerca, intervistando un campione di 500 lavoratori della conoscenza distribuiti in tutto il Paese, tra i 18 e i 55 anni di età, attraverso un questionario somministrato online.

Come cambierà il modo di lavorare nei prossimi cinque anni

La maggior parte degli intervistati (68,2%) pensa innanzi tutto che l’Intelligenza artificiale influenzerà significativamente il loro modo di lavorare nei prossimi cinque anni e il 50,7% pensa che comunque l’impatto sia positivo. Solo il 7% crede che le ricadute sulla propria attività saranno negative, mentre il 41,64% sostiene che i risvolti possibili saranno sia positivi che negativi. In particolare, quasi la metà del campione (49,60%) crede che i lavoratori saranno in grado, con il supporto dell’Intelligenza artificiale, di svolgere mansioni più complesse ma curiosamente solo il 3,8% pensa che si verranno a creare nuovi posti di lavoro.

Le paure per la perdita di posti di lavoro

Tra le paure legate all’Intelligenza artificiale, spiccano invece la perdita di posti di lavoro (37,2%) e l’evoluzione verso un ambiente di lavoro “disumanizzato” (36,2%). “Questi dati dimostrano che la portata dell’Intelligenza artificiale non è ancora pienamente compresa dalle persone che lavorano, nonostante siano perfettamente consapevoli che si tratta di un elemento destinato ad avere conseguenze importanti sul loro modo di operare”, afferma Andrea Dossena, Country Manager di Citrix Italia.

Occorre un It meno complesso

La ricerca di Citrix mostra che i lavoratori italiani non vogliono necessariamente competere con i robot e l’Intelligenza artificiale, nonostante le paure legate alla possibile perdita del posto di lavoro. Quando infatti si chiede loro quale superpotere vorrebbero avere a disposizione per la propria attività, solo il 14,8% afferma di volere una “super intelligenza”.

Quello che davvero vogliono, invece è riuscire a sviluppare competenze precise nei prossimi cinque anni. In particolare, per ben il 43,8% del campione, queste competenze riguardano la tecnologia, mentre il 31,4% sceglierebbe la creatività e solo il 10% una soft skill come l’empatia.

“I lavoratori italiani pensano di non essere abbastanza preparati per riuscire a padroneggiare un’It destinato a diventare sempre più complesso nel giro di pochi anni. Questa percezione potrebbe cambiare se si adottassero ambienti di lavoro dove le soluzioni It siano facilmente integrate e offrano un’esperienza utente gratificante. E proprio questo offrono i workspace intelligenti: la tecnologia più avanzata a servizio della produttività”, conclude Andrea Dossena.

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