Intelligenza artificiale, per "monetizzare" bisogna investire in formazione - CorCom

SCENARI

Intelligenza artificiale, per “monetizzare” bisogna investire in formazione

Secondo i risultati di uno studio di Krc Research per Microsoft, l’88% delle imprese italiane impegnate in progetti di AI ha già scelto di puntare sulle competenze per sprigionare il potenziale delle soluzioni. Nel prossimo decennio il 60% della forza lavoro sarà dotato di skill di nuova generazione

15 Set 2020

Domenico Aliperto

Le aziende che traggono maggiori benefici dall’intelligenza artificiale sono quelle che investono sulla formazione, e non è dunque un caso che l’87,7% delle imprese italiane abbia scelto di puntare sulle competenze, con investimenti crescenti in questo ambito: nel corso del prossimo decennio raddoppierà infatti il numero di lavoratori con conoscenze nel campo dell’Ai, arrivando a quasi il 60% della forza lavoro. A dirlo è una ricerca presentata da Microsoft e condotta da Krc Research, intitolata “Le competenze dei dipendenti e il potenziale dell’Ai”. Lo studio ha coinvolto nei mesi scorsi 12 mila dipendenti e figure dirigenziali in tutto il mondo, oltre 600 in Italia, per scoprire il livello di adozione dell’intelligenza artificiale e individuare i principali insegnamenti appresi dalle aziende che si trovano più avanti nel proprio percorso d’innovazione.

Tra le principali evidenze della ricerca, è emerso per l’appunto che le organizzazioni che traggono maggior valore dall’adozione dell’Ai sono quelle che non puntano solamente sull’automazione e sull’efficienza operativa ma anche sulla formazione, affinché l’ingegno umano possa elevarsi grazie alla tecnologia. In Italia, il 28,2% delle aziende ha già integrato l’intelligenza artificiale nella propria strategia aziendale o è in fase di implementazione, mentre il 38,8% sta valutando o sperimentando l’adozione di tecnologie intelligenti. I comparti più virtuosi nell’utilizzo dell’Ai sono il settore Oil & Gas (dove il 50% delle aziende è in fase avanzata di adozione), il mondo della tecnologia (46,6%) e il settore industriale (41,1%), mentre i mercati che si distinguono per una minore adozione dell’Ai sono l’industria dei beni di consumo (17,4%), il settore Utilities (17,6%) e quello sanitario (17,8%).

L’importanza di affiancare all’Ai percorsi di formazione

Oltre a fotografare il livello di adozione dell’intelligenza artificiale nel Paese, l’indagine di Microsoft ha inoltre dimostrato l’importanza di affiancare all’implementazione dell’Ai percorsi di formazione dedicati ai dipendenti, sia in ambito tecnologico sia per lo sviluppo delle soft skill.

Le imprese che sono in una fase avanzata di adozione sono convinte che l’intelligenza artificiale rappresenti un fattore complementare rispetto alle capacità delle persone e che sia fondamentale coltivare le competenze dei propri dipendenti in ogni ambito, dall’analisi avanzata dei dati al pensiero critico, dalla comunicazione alla creatività. A conferma dell’importanza delle attività di skilling e riqualificazione, l’87,7% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver aumentato gli investimenti sulle competenze.

Tutte le aziende italiane (il dato è effettivamente pari al 100%) più “mature” nell’adozione dell’Ai hanno affermato di aver già avviato o di essere nella fase di pianificazione di percorsi di formazione dedicati ai propri dipendenti e quasi due terzi (62,7%) degli impiegati di queste organizzazioni hanno dichiarato di aver già partecipato a programmi di riqualificazione, rispetto al 41,9% della media dei dipendenti di tutte le aziende intervistate.

Inoltre, a integrazione dei propri programmi di formazione, quasi tutte le aziende (97,9%) più innovative stanno attivamente assumendo nuovi dipendenti con le competenze necessarie per un mondo “intelligente” o prevedono di farlo in futuro.

I dirigenti delle imprese coinvolte nell’indagine prevedono quindi che il numero di lavoratori con competenze in ambito Ai raddoppierà nel corso dei prossimi sei-dieci anni, passando dal 25,6% al 58% della forza lavoro. Un dato che viene ulteriormente confermato dalle risposte dei manager delle aziende più avanti nel proprio percorso di adozione dell’AI, dove la percentuale passerà dal 31,4% al 67% nello stesso periodo di tempo.

I “lavoratori aumentati” riescono a operare meglio

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La maggior parte (65,3%) dei dipendenti delle aziende più tecnologiche ha dichiarato che la propria azienda è attivamente impegnata per prepararli a un mondo “intelligente”, dato che scende al 36,7% quando si prende in considerazione il campione integrale che include anche le aziende meno attive nell’implementazione dell’Ai.

La totalità dei manager (100%) e il 54,2% dei dipendenti delle aziende più innovative apprezzano l’opportunità di avvalersi dell’intelligenza artificiale sia per svolgere i compiti più semplici sia a supporto dei processi decisionali e si considerano “lavoratori aumentati”. Quasi tutti i dipendenti (94,2%) coinvolti nell’indagine si sono, infatti, dichiarati entusiasti di approfondire le proprie competenze in ambito Ai, un tema che considerano sempre più importante.

Il 53,8% di chi lavora nelle aziende più mature ha inoltre dichiarato che l’Ai consente di dedicarsi a compiti più significativi e il 30% ha affermato di impegnarsi in attività più interessanti. I dipendenti possono infatti impiegare il tempo risparmiato in altre attività più strategiche, ma anche in percorsi di formazione personale: il 41,3% dedica questo tempo all’innovazione, il 40,4% all’apprendimento, il 34,9% al problem solving, il 26,6% alla collaborazione e il 24,8% alla pianificazione.

Più valore per il business e ottimizzazione dei processi

La combinazione di competenze e soluzioni tecnologiche intelligenti sta aiutando le aziende ad avere successo: il 96,5% dei dirigenti delle imprese più mature sull’utilizzo dell’Ai ha infatti dichiarato di averne già tratto un valore per il proprio business, rispetto al 66,7% degli intervistati presso le aziende che muovono in primi passi in questo campo.

La maggior parte delle aziende più innovative (89,1%) ha, inoltre, riscontrato una migliore ottimizzazione delle operazioni grazie all’intelligenza artificiale e maggiori probabilità che i propri dipendenti riescano a creare nuove opportunità di business grazie all’Ai: dallo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (61,8% vs 30,8% delle aziende meno mature nell’adozione dell’Ai) a una migliore customer experience (52,7% vs 23,1% nelle aziende meno mature).

“Ci troviamo in un momento cruciale per le imprese italiane che negli ultimi mesi hanno saputo accelerare i propri percorsi di trasformazione digitale a un ritmo precedentemente inimmaginabile. In risposta all’emergenza sanitaria, molte aziende hanno fatto leva sulla tecnologia per garantire la continuità del business e ora dovranno capitalizzare questa esperienza, continuando a investire in innovazione per crescere in mercati sempre più competitivi. In questo nuovo mondo, il nostro obiettivo è aiutare le aziende e i loro dipendenti a sfruttare le tecnologie e le competenze necessarie per liberare il pieno potenziale dell’AI e ottenere l’agilità e la flessibilità utili per la fase di ripresa”, dichiara in una nota Barbara Cominelli, Coo e Marketing and Operations Lead di Microsoft Italia. “Il quadro di partenza descritto dal nostro nuovo studio è tutto sommato positivo, perché illustra una crescente consapevolezza del valore strategico dell’Ai, sempre più prioritaria nelle scelte di investimento e formazione, ma è necessario fare di più anche nei settori meno maturi e l’attuale pandemia rischia di rallentare questo percorso, perciò è fondamentale fare squadra e aiutare le imprese a mettere in atto meccanismi apparentemente controintuitivi, ma in grado di dare avvio a un circolo virtuoso di rilancio. È proprio per questo che abbiamo recentemente presentato il nuovo piano di investimenti e iniziative Ambizione Italia #DigitalRestart”.

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