L’allarme di Save the Children: “Il digital divide aggrava la povertà educativa” - CorCom

LA RICERCA

L’allarme di Save the Children: “Il digital divide aggrava la povertà educativa”

Secondo lo studio Ipsos “I giovani ai tempi del Coronavirus” l’emergenza Covid-19 rischia di allargare le diseguaglianze già consolidate. Un minore su 8 non ha disposizione né pc né tablet per la didattica a distanza. Ma se si considera solo il Sud il rapporto cresce a uno su cinque

05 Gen 2021

Antonello Salerno

Il digital divide rischia di rendere più profondo il solco che esclude molti bambini e ragazzi dalla possibilità di ricevere un’educazione adeguata alla loro crescita. Che si tratti di mancanza di connessione o di strumenti tecnologici per seguire la didattica a distanza, il risultato è di fatto la crescita della povertà educativa, e quindi l’allargamento delle diseguaglianze. A lanciare l’allarme è Save The Children, presentando lo studio “I giovani ai tempi del coronavirus” realizzato in collaborazione con Ipsos, che evidenzia come la pandemia abbia causato una crescita esponenziale della povertà materiale ed educativa per i bambini, le bambine e gli adolescenti che vivono nei contesti più svantaggiati.

Dalla ricerca emerge che un giovane tra i 6 e i 17 anni su otto non ha a propria disposizione un Pc o un tablet per seguire la didattica a distanza, ma al Sud la percentuale passa dal 12 al 19%, con la carenza di mezzi tecnologici che riguarda così un bambino o ragazzo su cinque. Secondo la ricerca inoltre quasi un bambino/ragazzo su due, il 45,4%,  ha difficoltà con la didattica a distanza, perché deve condividere gli strementi informatici con altri membri della famiglia, mentre il 5,7% non ha a disposizione in casa nessuno strumento se seguire le lezioni online.

“In questa crisi troppo a lungo gli adolescenti sono rimasti invisibili – sottolinea Raffaela Milano, che dirige i programmi Italia-Europa di Save the Children – E, come dimostra anche il dibattito di queste ore sulla riapertura degli istituti, l’impatto prodotto su di loro dalla chiusura delle scuole è ancora gravemente sottovalutato. Corriamo il rischio che le lunghe assenze dalla scuola si trasformino in definitivo abbandono e che tante ragazze e ragazzi – in questa grave crisi economica – finiscano per ingrossare le fila del lavoro sfruttato. Non dimentichiamo che già nel 2019, prima della pandemia, in Italia un ragazzo su otto abbandonava la scuola con in tasca solo la licenza media. Dai territori più difficili dove operiamo ci giungono continui segnali di allarme, nonostante l’impegno di scuole ed educatori. È necessario riaprire subito le scuole in sicurezza – conclude – con un’offerta educativa potenziata, soprattutto nei territori più difficili, per scongiurare un ulteriore allargamento delle diseguaglianze. Ed è necessario – come gli stessi ragazzi indicano – dedicare le risorse del Next Generation prioritariamente al futuro dei più giovani, con un forte e concreto investimento di lungo periodo sull’infrastruttura educativa, vera leva per lo sviluppo del Paese”.

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Dal sondaggio, che ha preso in considerazione un campione di ragazzi tra i 14 e i 18 anni,  emerge inoltre che il 38% degli intervistai boccia la didattica a distanza, a causa della fatica a concentrarsi per seguire le lezioni online e dei problemi tecnici che si incontrano sulla copertura di rete, che riguarda sia i docenti sia gli studenti. Tra i motivi emergono anche i problemi tecnici dovuti alla scarse competenze digitali dei docenti, indicati dal 33% degli intervistati. Il 72% dei ragazzi afferma inoltre che con la Dad sia più difficile imparare cose nuove e socializzare con i compagni.

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