LAVORO

Sanità, allarme competenze digitali: tra i più richiesti gli ingegneri delle Tlc

Lo studio realizzato da Ey e ManpowerGroup disegna la mappa dei professionisti a più elevato appeal da qui al 2030. Riflettori anche sui tecnici di apparati medicali e per la diagnostica a fronte della crescita dell’uso di tecnologie evolute e della sfida dei big data

14 Gen 2022
ey sanità e digital skill

Da qui al 2030 l’aumento della richiesta più sensibile nel campo delle professioni non mediche della sanità, in Italia, riguarderà gli ingegneri biomedici e i bioingegneri, i tecnici di apparati medicali e per la diagnostica medica e gli ingegneri delle telecomunicazioni, rispettivamente con un +9,2%, un +7,5% e un +7%. A evidenziarlo è la seconda edizione dello studio “Il futuro delle competenze in Italia”, realizzato da Ey e ManpowerGroup.

La caratteristica principale dell’analisi è quella di essere stata realizzata utilizzando una metodologia innovativa che si basa sull’utilizzo di un algoritmo di machine learning creato per l’occasione e che ha tenuto in considerazione i driver di cambiamento che impatteranno sul mercato del lavoro nei prossimi anni, i pareri di un panel di esperti acquisiti grazie a una serie di workshop e la “viralizzazione” di un game digitale che ha coinvolto esperti del mercato del lavoro e operatori del settore.

Grazie all’integrazione di questi dati è stato possibile stimare l’andamento della domanda di lavoro per ciascuna professione fino al 2030, e determinare le competenze e abilità che ne definiscono lo sviluppo, generando previsioni riguardo la loro evoluzione. CTutto questo con l’obiettivo di offrire nuovi strumenti analitici a supporto di stakeholder pubblici e privati, per ripensare gli investimenti in istruzione e formazione, così come l’accesso a risorse di medio e lungo periodo per il recupero della capacità competitiva dei settori strategici. “Dall’analisi condotta in questo specifico approfondimento si stima, per tutte le professioni oggetto di indagine, che la domanda di lavoro sarà in crescita in media del 4,4% – afferma Andrea D’Acunto, People advisory services leader di EY  – In aggiunta, il nostro modello ha stimato un incremento significativo della complessità della articolazione e composizione dello skillset di queste professioni, pertanto ci sarà una maggiore difficoltà di reperimento delle risorse, con una media stimata al 2030 per le professioni oggetto di questo approfondimento del 51,2%, in crescita rispetto al 43,6% al 2021. Tale difficoltà sarà accompagnata da un significativo incremento del disallineamento (mismatch) fra le competenze possedute dagli occupati e quelle richieste per lo svolgimento delle professioni in esame, previsto in crescita dal 22,1% al 26,7%. In questo contesto, sarà dunque fondamentale aumentare gli investimenti in formazione, specialmente in quelle competenze definite come life long, per far fronte alle sfide del mondo del lavoro e coglierne opportunità di crescita e sviluppo”.

“Il settore sanitario in Italia, da tempo affetto da una carenza di personale strutturale, si sta digitalizzando sempre di più e per questo richiede nuove professionalità e competenze a supporto – aggiunge Stefano Scabbio, southern Europe president di ManpowerGroup – La crescita esponenziale prevista per le professioni digitali o comunque non strettamente sanitarie prese in considerazione dal nostro Studio con EY impone riflessioni sulla pianificazione di interventi formativi a breve e lungo termine. Nel breve periodo, è necessario colmare i gap con percorsi di upskilling rapidi e in linea con le esigenze del mercato, che portino le persone a ricoprire velocemente i ruoli mancanti. Nel lungo periodo il nostro osservatorio illumina la strada per pianificare percorsi più articolati, che devono coinvolgere l’intero sistema educativo e specializzato, per non rischiare carenze ancora più accentuate in futuro”.

Per evidenziare le aree di rischio in cui il gap di competenze potrebbe essere più profondo nei prossimi anni Ey e ManpowerGroup hanno realizzato una “mappa di rischio-opportunità”, che evidenzia come le prospettive migliori dal punto di vista occupazionale siano quelle per cui l’alta crescita della domanda di lavoro si combina con la bassa quota occupazione attuale, sui quali sarà necessario dare vita a percorsi di formazione specifici e finalizzati.

Quanto all’evoluzione degli skillset da qui al 2030, in termini di cambiamento sia del numero di competenze che delle interazioni fra esse, si registra un incremento significativo della loro complessità, “data da una tendenza ad acquisire sempre maggiori competenze- spiega la ricerca – e relazionarle sempre di più rispetto allo skillset inizialmente presente per quella professione”. Tra le più importanti conseguenze di questa tendenza c’è la crescente difficoltà di reperimento delle professioni, e il disallineamento fra le competenze possedute dal lavoratore e quelle richieste per lo svolgimento della professione. A tutto questo si aggiunge anche il tema dell’obsolescenza delle competenze, per chi è già formato. Per questo, spiegano Ey e Manpowergroup, “Sarà fondamentale unire a una pianificazione di lungo periodo delle attività di acquisizione di nuovi talenti una costante strategia di reskilling dei profili esistenti, al fine di ridurne i rischi di mismatch e obsolescenza”. “Già nell’immediato futuro – conclude la ricerca – i professionisti del comparto dovranno sviluppare quelle skills abilitanti al fine di poter usufruire in maniera fluida degli strumenti che la tecnologia metterà a disposizione delle strutture sanitarie. Competenze indispensabili per usare con la dovuta confidenza le nuove tecnologie di monitoraggio del paziente, del Fascicolo Sanitario Elettronico, delle tecniche di riabilitazione e della telemedicina”.

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