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Riders, il Pd batte tutti sul tempo: una legge per l’equità salariale

I deputati dem presentano un testo per riconoscere tutele ad hoc ai ciclofattorini. Intanto a Bologna si organizza la protesta contro Glovo “accusata” di aver introdotto il cottimo

Pubblicato il 08 Mag 2019

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Sulla questione dei diritti dei riders il Pd prova a battere sul tempo i 5 Stelle e presenta una proposta di legge basata su 4 articoli cardine. L’obiettivo è assicurare adeguate condizioni retributive e di favorire il pieno rispetto della dignità, della salute, della sicurezza e della trasparenza nello svolgimento dell’attività lavorativa svolta mediante piattaforme digitali.

Il Pd propone di estendere l’obbligo assicurativo contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. In alternativa, così nella proposta, si può ricorrere a forme di assicurazione privata, a condizione che siano migliorative rispetto a quelle dell’assicurazione obbligatoria pubblica.

“Il Pd pensa sì ai lavoratori dipendenti, ma pensa anche ai nuovi poveri che sono privi di diritti”, sottolinea il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio.

E Deborah Serracchiani evidenzia che la proposta si muove nel solco tracciato dalla prima legge regionale del settore, quella voluta dal presidente della Regione Lazio, e segretario del Pd Nicola Zingaretti: “Sulla base di questa iniziativa – spiega Serracchiani – la nostra proposta di legge prevede 4 articoli per l’estensione delle tutele che consideriamo garanzie minime”

In particolare, oltre all’assicurazione sugli infortuni sul lavoro, poi, il responsabile della piattaforma digitale è tenuto ad assicurare il lavoratore dalla responsabilità civile nel caso di danni causati a terzi nel corso dello svolgimento dell’attività, strumenti di protezione conformi alla disciplina in materia di salute e sicurezza, provvedendo alle spese di manutenzione dei mezzi di lavoro.

Nel contratto di lavoro dovranno comparire clausole volte a garantire la protezione dei dati personali, come ad esempio, la disattivazione della geolocalizzazione dei lavoratori nelle fasi non attinenti il lavoro e la sospensione del servizio in caso di condizioni climatiche straordinarie.

L’articolo 3 della proposta di legge riguarda l’equità salariale, tema particolarmente delicato anche alla luce della decisione della piattaforma Glovo di passare da un sistema con salario minimo garantito e cottimo al cottimo tout court, come spiegato dalla deputata Lia Quartapelle.

I responsabili delle piattaforme, dice la proposta dei dem, devono garantire una retribuzione oraria non inferiore ai minimi tabellari definiti dagli accordi collettivi di settore. Questi accordi sono sottoscritti dalle organizzazioni sindacali nazionali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale.

Il ministro Di Maio aveva annunciato, nelle scorse settimane, che la norma sui riders sarebbe stata inserita nella legge relativa al salario minimo o in alternativa nella fase di conversione del decreto Crescita.

In attesa che la politica intervenga, a Bologna  i fattorini di Glovo sono pronti a mobilitarsi contro quella che Cgil e Union Rider definiscono “una reintroduzione del cottimo” nel meccanismo delle consegne.

Come spiega Union Rider “il minimo garantito da Glovo – già  di per sé ridicolo (4,4 euro netti l’ora) e già tolto dall’azienda nei turni di pranzo e di cena- scompare in quasi tutte le fasce orarie (11-12; 14-18; 22-23). Resterà nelle sole fasce orarie 10-11 e 00-01, con un’ulteriore riduzione a 3,2 euro netti l’ora”.

Per i riders rimarrà, dunque, solo la paga a consegna tramite il sistema del cottimo, “che ci battiamo da due anni per abolire, ma che ormai tutte le piattaforme stanno adottando tra la nostra rabbia e l’incapacità del Governo di adottare le leggi che ci erano state promesse”, dicono i ciclofattorini.

“Mentre il ministro Di Maio continua con dichiarazioni a cui non seguono fatti, dimostrando poca determinazione nell’affrontare seriamente la condizione lavorativa dei riders, Glovo, una delle principali piattaforme di consegne a domicilio, peggiorerebbe le condizioni dei propri dipendenti passando al cottimo assoluto – denuncia Tania Sacchetti, segretaria confederale della Cgil – Una scelta vergognosa, che indigna, di fronte alla quale è giusto mobilitarsi a livello nazionale ed europeo”. Per la dirigente sindacale “non può esserci lavoro senza diritti: sicurezza, salario giusto, malattia, ferie, riposo. Lo abbiamo detto al Governo, lo diciamo con ancora più forza a quelle imprese che, in questi mesi, hanno negato disponibilità al confronto e nel trovare soluzioni possibili”.

“Non è accettabile – conclude Sacchetti – un modello di sviluppo aziendale che fonda i suoi profitti sullo sfruttamento. Le risposte a carattere legislativo e contrattuali non possono più attendere”. Union Rider sta preparando iniziative di protesta a Bologna, per i prossimi giorni. Ma a questo punto è probabile che la mobilitazione si allarghi a tutte le principali città italiane.

 

 

 

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