LAVORO

“Smart working, il vero freno sono le aziende. Anche quelle digitali”

Zero opportunità di telelavoro su 1.300 assunzioni gestite da Technical Hunters, società di ricerca e selezione di personale specializzato. La senior manager Tagliani: “Chiusura netta da parte dei responsabili delle aree aziendali: vogliono avere le persone in ufficio”

05 Apr 2016

Andrea Frollà

Zero opportunità di telelavoro su 1.300 assunzioni. Il dato registrato nel 2015 da Technical Hunters, società di headhunting leader nella ricerca e selezione di personale specializzato, segnala una certa resistenza delle aziende verso le opportunità offerte dallo smartworking. “Non abbiamo registrato un’offerta di telelavoro neppure nel settore information technology, dove la produttività si valuta sulla capacità di portare a compimento i progetti e non certo sulle ore passate in ufficio”, dichiara Manuela Tagliani, senior manager della società di headhunting Technical Hunters.

Su 1.300 richieste di professionisti qualificati pervenute alla società dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015, 150 hanno riguardato l’area informatica, tecnologia e comunicazioni e soltanto 5, pari allo 0,4% del totale, prevedevano la possibilità di usufruire occasionalmente di forme di telelavoro. “In realtà le direzioni Risorse umane delle imprese italiane sarebbero pronte a gestire lo smart working, ma c’è una chiusura netta da parte dei responsabili delle diverse aree aziendali, che, perlomeno in fase di assunzione, vogliono avere le persone in ufficio, anche se questo comporta la rinuncia a professionisti di talento che vorrebbero lavorare da casa e non sono disposti a trasferirsi sul territorio nazionale”, spiega Tagliani.

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Le sole aperture segnalate da Technical Hunters riguardano forme di flessibilità, che prevedono, per esempio, la possibilità di lavorare da remoto per uno o due giorni al mese, “ma chiaramente si tratta di una cosa ben diversa dal lavoro agile”, conclude Tagliani.