Lavoro 4.0: extra Pil da 6,5 trilioni di dollari e 5,3 milioni di nuovi posti - CorCom

DAVOS 2021

Lavoro 4.0: extra Pil da 6,5 trilioni di dollari e 5,3 milioni di nuovi posti

È quanto stima il World Economic Forum nello studio “Upskilling for Shared Prosperity”: la quarta rivoluzione industriale aumenterà del 3% la produttività globale entro il 2030. Accelerazione a seguito del Covid19, ma per spingere la ripresa servirà una maggiore collaborazione pubblico-privato

27 Gen 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

Un extra Pil da 6,5 trilioni di dollari e 5,3 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2030. Questa la stima messa nero su bianco nello studio “Upskilling for Shared Prosperity” (cliccare qui per scaricare lo studio) realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con Pwc. La partita si gioca sul fronte della riqualificazione e delle nuove competenze necessarie per affrontare la sfida della quarta rivoluzione industriale: secondo il Wef l’Industry 4.0 aumenterà la produttività globale del 3% di qui al 2030. E l’adozione di tecnologie di nuova generazione sortirà nuovi posti di lavoro.

L’85% dei posti di lavoro necessita di competenze digitali di base

“Circa l’85% di tutti i posti di lavoro dell’UE oggi necessita di almeno un livello di competenze digitali di base. Entro il 2025, circa la metà di tutte le opportunità di lavoro in Europa dovrà essere colmata da persone con qualifiche ad hoc. – si legge nel report -. posti di lavoro nella produzione di base diminuiranno e aumenteranno quelli nel settore dei servizi a valore aggiunto: l’80% dei nuovi posti di lavoro sarà altamente qualificato. Ciò richiederà o una massiccia sostituzione o il miglioramento delle competenze della forza lavoro esistente per ottenere l’aumento del 2,2-2,5% del Pil”.

Tra i paesi dell’Europa occidentale – evidenziano gli analisti del Wef – la Spagna ha il potenziale per ottenere risultati più elevati con un potenziale impulso al Pil in termini assoluti di per 132 miliardi di dollari, equivalente al 6,7% del Pil. Ciò potrebbe anche generare 220.000 posti di lavoro, pari all’1,2% dell’occupazione totale.

Maggiore collaborazione pubblico-privato per le nuove competenze

“Anche prima del Covid-19 l’ascesa dell’automazione e della digitalizzazione stava trasformando i mercati del lavoro globali, determinando l’urgente necessità di riqualificazione e riqualificazione su larga scala. Ora, questa esigenza è diventata ancora più importante. E come evidenziamo nel nostro nuovo rapporto – sottolinea Bob Moritz, Global Chairman di Pwc – il miglioramento delle competenze è la chiave per stimolare la ripresa economica e per creare economie più inclusive e sostenibili. Per far sì che ciò accada, sarà fondamentale una maggiore collaborazione pubblico-privato”.

La ricerca sull’upskilling supporta il lavoro della piattaforma Reskilling Revolution. Lanciata al meeting annuale di Davos del World Economic Forum lo scorso anno, l’iniziativa punta a di fornire istruzione, competenze e lavoro migliori a un miliardo di persone entro il 2030. Nel suo primo anno, nonostante la pandemia e la recessione economica, si stima che le iniziative in campo abbiano già portato benefici a più di 50 milioni di persone in tutto il mondo grazie a rapide riqualificazioni e reimpiego.

“Milioni di posti di lavoro sono andati persi a causa della pandemia ed è improbabile si possano recuperare tutti. Abbiamo bisogno di nuovi investimenti nei posti di lavoro di domani, delle competenze di cui le persone hanno bisogno per entrare nei nuovi ruoli e sistemi educativi che preparano i giovani per la nuova economia e società. Iniziative come Reskilling Revolution sono la chiave per trasformare le idee in azioni e creare il necessario coordinamento tra i settori pubblico e privato. Non c’è tempo da perdere “, evidenzia Saadia Zahidi, amministratore delegato del World Economic Forum.

Dopo essersi concentrata sulla creazione di sistemi per una rapida riqualificazione e miglioramento delle competenze – particolarmente vitale durante la pandemia – l’iniziativa continuerà a spingere sulla creazione di competenze innovative ampliando l’orizzonte agli investimenti per la creazione di posti di lavoro.

“Investire nella creazione di posti di lavoro, in particolare posti di lavoro rispettosi del clima, è la chiave per garantire una Rivoluzione di reskilling, ed è urgentemente necessaria un’azione concertata da parte dei governi e delle imprese”, sottolinea Sharan Burrow, Segretario generale della Confederazione sindacale internazionale (Ituc).

Un linguaggio comune per spingere la formazione Ue

L’assenza di un “linguaggio” condiviso per le competenze rappresenta un ostacolo significativo per il programma di riqualificazione e per il miglioramento delle competenze. Un ulteriore rapporto del Forum economico mondiale fornisce una tassonomia comune per le competenze per aiutare i datori di lavoro, il governo e gli enti di formazione a valorizzare in modo più efficiente talenti e  opportunità di apprendimento.

Per sbloccare la rivoluzione del reskilling servono definizioni e categorizzazioni specifiche delle competenze, e una tassonomia comune da adottare per il mercato del lavoro, dai fornitori di formazione online e dalle università ai responsabili delle assunzioni nelle aziende e nei ministeri dell’istruzione. Si tratta di una tassonomia interattiva con definizioni e raccomandazioni per l’adozione.

Ma l’upkilling non passa solo dalle nuove tecnologie: determinanti skills quali creatività, pensiero critico e autocontrollo che in mix con le competenze digitali rappresentano le chiavi di volta per affrontare le sfide future. “Si tratta di abilità che rendono le persone più versatili, resilienti e adattabili e più in grado di partecipare pienamente alla quarta rivoluzione industriale”, si legge nel report.

La rivoluzione passa anche attraverso il reskill dei lavoratori: “Ciò spiega il relativo aumento percentuale calcolato sul Pil ed è uno dei motivi per cui paesi come l’India e la Spagna possono aspettarsi di vedere la percentuale più alta di aumento in termini di Pil rispetto ai paesi come la Germania, dove oggi c’è il divario di competenze più ristretto e la produttività della forza lavoro è già relativamente alta”.

La sanità fra i settori più promettenti

Il settore sanitario è stato uno dei meno sensibili all’adozione dell’automazione, sebbene la rivoluzione digitale sta contribuendo positivamente, in particolare con l’aumento della popolarità di telemedicina dall’inizio della pandemia. “Anche prima del Covid19, servizi quali la possibilità di prendere appuntamenti online e l’utilizzo di strumenti diagnostici a distanza era aumentato. Gli Stati Uniti dovrebbero registrare il più alto contributo aggiuntivo al Pil nel settore”.

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