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Lavoro digitale, la carica dei content creators: sono 300 milioni in tutto il mondo

Negli ultimi due anni oltre 165 milioni di persone sono entrati a far parte della creator economy, con una crescita significativa negli Usa (+34 milioni), in Spagna (+10 milioni), nella Corea del Sud (+11 milioni) e in Brasile (+73 milioni). Il 17% è imprenditore mentre il 39% aspira a diventarlo in futuro. La fotografia scattata da Adobe

29 Ago 2022

Federica Meta

Giornalista

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Cresce la community dei content creators. Secondo lo studio Adobe Future of Creativity , la Creator Economy – l’economia sta consentendo a molte persone di monetizzare i propri contenuti, beni e servizi online facendo leva su creatività, talento e passione – negli ultimi due anni ha visto l’ingresso di oltre 165 milioni di creator, per un totale di 303 milioni di creator digitali a livello globale. La Creator Economy è dunque in continua ascesa e sta ridefinendo tutti gli aspetti della cultura e della società, dal futuro del lavoro alle cause sociali e alla salute mentale.

“Questa crescita senza precedenti della Creator Economy fornisce una piattaforma dove tutti possono creare contenuti: singoli individui, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e content creator possono esprimersi ed esplorare attività creative e artistiche in nuovi modi”, spiega aScott Belsky, chief product officer and executive vice president, Adobe Creative Cloud.

Lo studio Future of Creativity fornisce una visione completa della creator economy a livello globale e spiega come si sta evolvendo la creatività in Paesi quali Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Francia, Germania, Australia, Giappone, Corea del Sud e Brasile. Lo studio definisce i creator come professionisti e non professionisti che creano contenuti originali per lavoro o per passione, come designer, fotografi, filmmaker, illustratori, hobbisti e appassionati. Gli influencer sono un sottogruppo di creator che hanno cinquemila o più follower e sfruttano i social media per influenzare il loro pubblico. I prodotti Adobe consentono a chiunque di diventare creator e sono sempre stati la soluzione ideale per i creator di tutto il mondo, dalle singole persone, lavoratori autonomi e social influencer a piccoli imprenditori e grandi aziende.

La Creator Economy, i dati

Dal 2020, la creator economy è cresciuta in modo esponenziale. In due anni il numero di creator digitali è s nel mondo di 165 milioni di unità con una forte espansione in tutti i mercati.

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Solo negli Stati Uniti, la creator economy si è estesa con 34 milioni di nuovi creator (+40%). Anche il Brasile (+73 milioni di nuovi creator), la Corea del Sud (+11 milioni) e la Spagna (+10 milioni) spiccano come centri nevralgici per lo sviluppo della creatività.

Una persona su quattro (23%) crea contenuti esprimendosi attraverso la fotografia, la produzione di video, la scrittura creativa o altri mezzi negli spazi online, comprese le piattaforme social e i blog.

I Millennial rappresentano il 42% della creator economy. Per contro, la GenZ rappresenta il 14% mentre il 48% dei creator è universalmente motivato da un obiettivo comune: la libertà di espressione. Meno di un terzo dei creator (26%) è motivato dal denaro. Gli influencer sono solo il 14% della creator economy a livello globale.

 Ridefinire il futuro del lavoro

La creator economy ha dato forma a nuove opportunità professionali a tempo pieno o part-time, in particolare per la GenZ e per i Millennial, che sono attratti da carriere meno tradizionali. Dallo studio di Adobe emerge che la creazione di contenuti può essere una fonte di reddito, ma ci vogliono tempo e impegno per avere successo, e se per la maggior parte dei creator questa attività rimane un secondo lavoro, molti puntano più in alto.

Due influencer su cinque sono motivati a iniziare a creare contenuti sapendo che può diventare una professione. Il 17% dei creator sono imprenditori, mentre il 39% aspira a diventarlo in futuro.

Per la maggioranza dei creator, questa attività è un hobby o un secondo lavoro. Sei creator su dieci hanno un lavoro a tempo pieno.

Promuovere cause sociali online

I creator colgono l’opportunità di amplificare le conversazioni online relative a cause sociali, prendendo posizione a favore di quelle che ritengono più importanti.

Quasi tutti i creator (95%) intervengono per promuovere o sostenere cause che considerano importanti: emergenza alimentare e abitativa (62%), giustizia sociale (59%) e cambiamenti climatici (58%) sono in testa alla classifica delle cause più rilevanti per i creator di tutto il mondo.

Sfruttando la propria creatività e influenza per promuovere cause sociali, i creator sono convinti di riuscire ad accrescere consapevolezza (51%), dare voce a coloro che altrimenti non avrebbero visibilità (49%) e agevolare la possibilità di esprimere le proprie opinioni su cause sociali (47%).

Creator e salute mentale

L’indagine di Adobe ha evidenziato che più tempo i creator trascorrono creando e condividendo contenuti, più si sentono felici. Esattamente l’opposto dei consumatori di social media, che secondo recenti studi possono subire effetti negativi dall’uso dei social stessi. Coloro che creano contenuti tutti i giorni e/o dedicano più di 10 ore alla settimana a questa attività, riferiscono di essere più felici in generale.

La maggior parte dei creator (69%) e degli influencer (84%) sostiene che creare e condividere contenuti online è uno sbocco creativo che non riesce a trovare altrove.

Inoltre un influencer su due afferma che l’utilizzo dei social media o la creazione di contenuti sui social è più importante per la propria salute mentale che ascoltare musica (31%), fare attività fisica (30%) e stare a contattato con la natura (27%).

In Italia le nuove regole per i content creator

Nel Ddl Concorrenza sono stati inseriti due principi che riguardano i creatori di contenuti digitali, “una figura costantemente e fortemente in crescita attorno a cui ruota una vera e propria economia”, ha affermato in una nota Valentina Barzotti, deputata del M5S componente della commissione Lavoro.

“Nello specifico, l’emendamento approvato durante la conversione del provvedimento prevede l’individuazione di specifiche categorie per i content creators rispetto all’attività economica svolta e meccanismi dedicati alla risoluzione alternativa delle controversie tra creatori e relative piattaforme”.

“Queste disposizioni – ha aggiunto Barzotti – sono il primo risultato del lavoro svolto dall’XI commissione della Camera e durato un anno. L’indagine conoscitiva ha evidenziato uno squilibrio contrattuale fra le parti, che si traduce innanzitutto nell’impossibilità per i creatori che non abbiano un proprio potere contrattuale legato al numero dei follower di incidere sulla regolazione del rapporto stesso, che è stabilita, in modo unilaterale, dalla piattaforma. Su questo fronte resta ancora da fare moltissimo, sempre in armonia con il contesto internazionale – ha concluso la deputata. – Oggi però tale settore può festeggiare il primo, importante passo verso il riconoscimento giuridico e fiscale di una delle nuove figure professionali che lo caratterizzano. Il nostro è un intervento di sostegno a questo importante mercato perché il quadro normativo italiano sia all’altezza delle sfide poste dall’innovazione, anche e soprattutto sul piano lavoristico”.

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