L'ANNUNCIO

Open Fiber, i sindacati dichiarano lo stato di agitazione

In una nota congiunta Slc-Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil Ugl con il coordinamento unitario delle Rsu mettono nero su bianco le “rivendicazioni da anni inascoltate e disattese”. Nel mirino i sovraccarichi di lavoro, il mancato rispetto del diritto alla disconnessione e livelli di inquadramento e politiche retributive non allineati con le attività svolte. L’azienda: “Disponibili a dialogo costruttivo per l’individuazione di soluzioni”

08 Nov 2022

Patrizia Licata

giornalista

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Rivendicazioni sindacali da anni “costantemente inascoltate e disattese” da parte di Open Fiber: con questa motivazione le segreterie nazionali Slc-Cgil Fistel-Cisl Uilcom-Uil Ugl-Telecomunicazioni, unitamente al Coordinamento unitario delle Rsu, hanno dichiarato l’apertura dello stato di agitazione nell’azienda italiana della fibra. La decisione arriva dopo l’incontro dello scorso 27 ottobre da cui sono emerse, secondo le sigle sindacali, le tante rivendicazioni rimaste senza risposta.

Le rivendicazioni del sindacato

Queste, secondo la denuncia dei sindacati, le mancanze dell’azienda dei confronti dei lavoratori.

  • Relazioni sindacali, sia a livello territoriale che nazionale, quasi del tutto inesistenti e basate su una visione che relega il sindacato a mero “segnalatore” di problemi anche in un momento in cui il futuro dell’azienda desta molti interrogativi sia tra i lavoratori che tra le organizzazioni sindacali;
  • Sovraccarichi di lavoro da azienda in eterno start-up;
  • Diritto alla disconnessione e orario di lavoro, nelle giornate in lavoro agile, continuamente non rispettati;
  • Livelli inquadramentali non sempre allineati con le attività svolte dai lavoratori;
  • Politiche retributive e di crescita spesso non considerano le professionalità e le competenze interne e che, di conseguenza, generano malumori tra i lavoratori;
  • Parco auto in pool che non tiene pienamente conto della sicurezza e del confort degli utilizzatori costretti, spesso, a percorrere lunghi tragitti su percorsi disagiati.

Verso il raddoppio della manodopera

Nei prossimi giorni si svolgeranno assemblee in tutte le sedi di Open Fiber per condividere con i lavoratori le motivazioni dell’apertura dello stato di agitazione e individuare, insieme, le future azioni da intraprendere.

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A oggi Open Fiber impiega circa 8.000 persone tra indotto e dipendenti diretti, ma il numero in prospettiva dovrà crescere fino quasi a raddoppiare dopo che l’azienda ha dato vita all’Open Fiber Network Solutions (Ofns), un consorzio messo in campo con Amplia Infrastructures e Ciel e con a capo Guido Bertinetti. Il consorzio è stato creato per dare una risposta concreta al problema della manodopera e sta già assumendo e formando squadre di tecnici per il completamento della rete in fibra ottica.

Ofns è già attivo e all’opera in 27 cantieri. Abbiamo assunto finora 250 persone e l’obiettivo è arrivare a 1000 a regime”, ha annunciato l’Ad a CorCom.

La nota di Open Fiber

“Il sindacato è uno stakeholder a cui Open Fiber ha sempre attribuito centralità e rilevanza. L’ultimo incontro nell’ambito delle nostro piano di relazioni industriali risale al 27 ottobre scorso. In merito alle tematiche segnalate Open Fiber, conferma – come sempre – disponibilità al dialogo costruttivo e alla individuazione di soluzioni nell’interesse delle persone e dell’azienda”, spiega Open Fiber a CorCom in una nota.

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