L'INDAGINE EUROSTAT

Professionisti Ict: Italia terza in Europa per quantità, ma ultima per distribuzione della forza lavoro

Contiamo 800mila addetti, pari al 9,8% del totale dei 27 Paesi. Prima di noi solo Germania e Francia. Ma si concentrano in poche aziende: solo il 13% impiega figure specializzate contro una media Ue del 19%

11 Feb 2022

Patrizia Licata

giornalista

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L’Italia è ultima in Europa per numero di imprese che assumono specialisti Ict: solo il 13% delle aziende italiane con almeno 10 dipendenti impiega professionisti delle tecnologie di informazione e telecomunicazione contro la media del 19% dell’Ue dei 27. Lo rivelano i nuovi dati Eurostat relativi al 2020.

I Paesi che impiegano più specialisti Ict sono il Belgio e l’Irlanda (30% per entrambi), la Danimarca, l’Ungheria e Malta (29%). In fondo alla classifica, ma davanti all’Italia, ci sono Romania, Lituania e Bulgaria (16%). 

La Germania guida per numero di lavoratori Ict

In Unione europea lavorano circa 8,4 milioni di persone come specialisti Ict, il 4,3% di tutta la forza lavoro Ue (dato del 2020). Il numero più alto di addetti Ict è in Germania: 1,9 milioni, ovvero il 23% di tutti i lavoratori europei del settore. Seguono la Francia (1,2 milioni, il 14,5 % del totale Ue) e l’Italia (0,8 milioni, 9,8% del totale).

Il gap tra grandi imprese e Pmi

Forte il divario tra grandi imprese e Pmi, dove la quota di aziende che ha personale Ict è nettamente inferiore. Eurostat indica che oltre tre quarti (76%) delle grandi imprese nell’Ue impiegano professionisti dell’It e delle Tlc, ma nelle medie imprese si scende al 42% e nelle piccole al 14%.

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I settori traino dell’impiego Ict

Le imprese del settore che Ict sono, ovviamente, quelle che più ricorrono ai professionisti Ict sia fra i dipendenti che tra i collaboratori esterni: il 72% di queste imprese li impiega. Seguono poi le imprese con attività professionali, scientifiche e tecniche (il 30% impiega specialisti Ict) e quelle dei settori elettricità, gas, riscaldamento, condizionamento e forniture idriche (26%). Sul lato opposto, l’edilizia (solo l’8% ha specialisti Ict), l’ospitalità e il commercio al dettaglio (12% per entrambe).

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