Riders, Just Eat apre il confronto con i sindacati: al centro il modello Scoober - CorCom

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Riders, Just Eat apre il confronto con i sindacati: al centro il modello Scoober

La piattaforma di food delivery presenta la nuova organizzazione operativa che debutterà in Italia nel 2021: previsti hub nel cuore delle città. Ma sul contratto: “Non troviamo un Ccnl di riferimento completamente adeguato ma continueremo ad approfondire, senza escludere nessuna opzione”. Scacchetti (Cgil): “Incontro positivo”

18 Dic 2020

Federica Meta

Giornalista

Via al confronto tra Just Eat e le parti sociali in vista del debutto nel 2021 di Scoober, il nuovo modello di delivery. Durante l’incontro sono stati presentate le caratteristiche chiave del modello Scoober già presente in 12 paesi del gruppo e oltre 140 città, con più di 19.000 riders, e le dinamiche operative previste sulla base delle caratteristiche di ogni città in cui è prevista l’apertura nel 2021, ad oggi 23.

Nelle grandi città tra cui Roma, Milano, Bologna, Firenze e altre, confermata la presenza di hub nel cuore della città, dove i rider potranno ritirare e utilizzare mezzi totalmente sostenibili di Just Eat, e strumenti per le consegne. Ma non solo, i centri saranno luoghi di incontro con la possibilità di interagire di persona, anche in fase di on-boarding. Nelle zone meno centrali invece, e nelle città minori, i rider potranno operare con mezzi propri e senza recarsi all’hub per l’inizio del turno, ottimizzando così tempi, costi e area di consegna.

“Stiamo approfondendo, anche con il supporto dei nostri consulenti tecnici, l’aspetto contrattuale – spiegano da Just Eat -Dal punto di vista organizzativo dovrà trattarsi di una struttura coerente con le necessità di questo business, che ha elementi e peculiarità precise e al momento non troviamo un Ccnl di riferimento completamente adeguato. Continueremo però ad approfondire, anche da un punto di vista tecnico, senza escludere nessuna opzione, e mettendo al centro tutele e flessibilità”.

La flessibilità resta infatti un elemento chiave per il food delivery, caratterizzato da picchi di attività in precise fasce orarie e implementazioni tecniche ben precise da soddisfare. Al fine di creare un focus specifico sullo sviluppo del nuovo business è stata inoltre costituita una nuova società del Gruppo, sempre parte di Just Eat Takeaway.com, che si occuperà della gestione operativa, dell’applicabilità sul territorio del modello e delle assunzioni dei rider con uno staff completo per gestire l’intero ciclo di vita della delivery, quindi con figure di operation, HR, team di coordinamento degli hub e altre figure specializzate.

“Vogliamo dare massima tutela ai nostri dipendenti, e condizioni di assunzione eque, e per questo siamo favorevoli ad applicare tutte le tutele previste dagli accordi collettivi ma con regole costruire intorno al nostro modello organizzativo, per continuare ad innovare mantenendo la flessibilità”, conclude l’azienda.

Per Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil, si è trattato di  “un confronto positivo per discutere di come attuare il nuovo modello organizzativo che prevede rapporti di lavoro di natura subordinata per i riders”.

“È importante investire sul lavoro qualificato e con diritti, una scelta che va in controtendenza in un settore caratterizzato da altissima precarietà – spiega Scacchetti – La piattaforma del food delivery – afferma la dirigente sindacale – ha illustrato quanto già sta attuando in diversi Paesi, e ha confermato la volontà di assumere gradualmente i ciclofattorini con contratti di lavoro subordinato”.

Per Scacchetti “i contratti nazionali esistenti, in primis quello della logistica, sono gli strumenti giusti per garantire lavoro di qualità e con diritti, soprattutto in un settore in grande espansione”. ”Sarà ora necessario capire come sarà gestita questa fase di transizione e avviare subito un confronto sull’applicazione del contratto e sui modelli di organizzazione del lavoro, affinché – conclude Scacchetti – possano rispondere positivamente alle giuste aspettative di tanti lavoratori”.

Il caso Uber

Un lavoro di messa in sicurezza dei rider che parte dai caschetti obbligatori, e arriva al funzionamento corretto delle biciclette, passando per l’obbligo di controllo sul fatto che, mentre lavorano, non siano distratti al cellulare. E’ il protocollo che – a detta dei amministratori giudiziari di Uber Italy – sta implementando la società che fornisce il servizio di food delivery, dopo il commissariamento disposto a maggio dal Tribunale di Milano. A dirlo davanti ai giudici della sezione autonoma misure di prevenzione, presieduti da Fabio Roia, nell’udienza di oggi, sono stati proprio i tre commissari Cesare Meroni, Marcella Vulcano, Fabio Cesare. Anche rispondendo alle domande del pm Paolo Storari, che ha in mano l’indagine penale parallela nei confronti degli ex dirigenti della filiale italiana del colosso americano (tra cui Gloria Bresciani) e delle società intermediarie. Per loro è stato chiesto il rinvio a giudizio.

ll fascicolo era stato aperto per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, dopo aver raccolto le condizioni di sfruttamento e caporalato in cui versavano i fattorini. Nel corso della giornata di oggi, e’ stato anche precisato che “e’ stato imposto l’obbligo della normativa antiriciclaggio per i ristoratori e la completa identificazione in tempo reale dei rider per evitare la cessione dell’account e quindi l’insorgere di fenomeni di caporalato”. C’e’ poi una nuova figura che “ha il compito di attuare un controllo sul rispetto del codice etico, del modello 231 e del contratto da parte dei riders”.

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