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Smart working, sui livelli di produttività c’è disallineamento

È quanto emerge dal Work Trend Index di Microsoft: crescente scollamento tra dipendenti e dirigenti anche sui vantaggi della flessibilità. E per Adecco il lavoro agile ha comportato straordinari tre volte a settimana per metà dei lavoratori

23 Set 2022

Domenico Aliperto

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Non è tutto oro quel che si chiama smart working. Secondo i dati dell’ultimo Work Trend Index di Microsoft – intitolato “Il Lavoro Ibrido è il Lavoro. Abbiamo veramente trovato la giusta formula?” – le persone lavorano più che mai: lo studio (elaborato su un campione di 20 mila persone in 11 Paesi attraverso l’analisi di trilioni di dati sulla produttività di Microsoft 365 anonimi e aggregati, insieme ai trend di LinkedIn e ai risultati di Glint People Science) ha evidenziato che il numero di riunioni settimanali è aumentato del 153% a livello globale per l’utente medio di Teams dall’inizio della pandemia. Inoltre, le persone sono sommerse da inviti a riunioni, facendo aumentare negli ultimi due anni il numero di rifiuti ai meeting e le risposte in “forse” (con una crescita rispettivamente dell’84% e del 216%).

Cresce il fenomeno della “paranoia della produttività”

L’87% dei dipendenti dichiara di essere produttivo al lavoro, mentre l’85% dei dirigenti afferma che il passaggio al lavoro ibrido ha reso difficile il controllo sulla produttività dei propri dipendenti. Questo ha portato alla “paranoia della produttività”: ovvero i top manager non sono sicuri che i dipendenti siano produttivi e che stiano lavorando alla cosa giusta.

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L’82% dei business decision maker afferma che far tornare i dipendenti in ufficio è una preoccupazione, ma il 73% dei dipendenti afferma di aver bisogno di un motivo migliore per andare in ufficio rispetto alle sole aspettative dell’azienda di rientro.

Le motivazioni per cui i dipendenti si recano volentieri in ufficio, in epoca di hybrid work, sono da ricercarsi nella voglia di vedere i colleghi e stabilire un contatto con loro. L’84% dei dipendenti sarebbe motivato dalla promessa di socializzare con i colleghi, mentre l’85% è motivato a ricostruire i legami di team.

I dati dimostrano che se i dipendenti non hanno l’occasione di ampliare le proprie conoscenze, decideranno di cambiare azienda. Secondo il report, infatti, il 55% dei dipendenti afferma che il modo migliore per sviluppare le proprie competenze sia cambiare azienda. Il 76% dei dipendenti afferma che resterebbe più a lungo nella propria azienda se potesse beneficiare di un maggiore supporto per l’apprendimento e lo sviluppo.

E le persone fanno sempre più fatica a disconnettersi dal lavoro

Anche la ricerca “Disconnect to Reconnect”, curata da Adecco, evidenzia alcune criticità: è infatti emerso che, a livello globale, il 45% dei dipendenti lavora dopo l’orario di lavoro in media tre giorni a settimana e il 60% controlla le proprie email al di fuori dell’orario di lavoro quattro giorni a settimana. Sono soprattutto le nuove generazioni, più esperte di tecnologia, ad avere maggiori difficoltà di disconnessione: il 61% lavora e il 69% controlla le email fuori dall’orario di lavoro. E se da un lato il 73% delle imprese conferma che offrire un sostegno al benessere dei propri dipendenti sia importante per migliorarne il coinvolgimento e la soddisfazione, in realtà il 60% dei dipendenti in Italia – contro il 45% a livello globale – non ritiene che la propria azienda offra un supporto in termini di benessere.

La mancata disconnessione, sottolinea poi Adecco, ha ripercussioni anche sul livello di tensione fisica dei dipendenti, che nel 68% dei casi dichiarano di sentirsi stressati e ansiosi. Un disagio che risulta chiaramente percepito dalle aziende, le quali affermano di aspettarsi un aumento sia del turnover dei dipendenti (+47%) che dei congedi per malattia (39%) nei prossimi sei mesi.

Tuttavia, il problema del corretto bilanciamento tra lavoro e vita privata sembra trovare origini antecedenti alla pandemia: infatti, il Covid pare aver avuto un impatto negativo sul livello di stress per soli tre lavoratori su dieci. Ciononostante, i dati della ricerca hanno reso evidente che la pandemia abbia portato a una rivalutazione dell’equilibrio tra lavoro e vita privata, grazie all’utilizzo di modalità di lavoro ibride e più flessibili. Un fattore di cui le aziende devono tenere conto per riuscire a mantenere il livello di soddisfazione dei propri dipendenti, limitare il turnover e incrementare la produttività. Allo stato attuale, in Italia solo un’azienda su tre propone iniziative mirate alla tutela del benessere dei lavoratori, che oggi richiedono maggiore tempo libero per stare insieme ad amici e famigliari (46%), fare sport (36%) e rilassarsi, ad esempio ascoltando musica (32%).

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