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L'INTERVISTA

Angeloni (Teleconsys): “Ecco come la PA diventa un grande digital workplace”

Il presidente della Pmi innovativa: “Lo smart working è soprattutto un cambio di processo e di approccio, abilitato dalla tecnologia. Consulenza chiave di volta. Ministero del Lavoro e dell’Interno esempi da seguire”

25 Mar 2020

Federica Meta

Giornalista

La norma contenuta nel decreto Cura Italia può essere un importante driver di innovazione nella PA perché consentirà di accelerare i processi di digital transformation e contribuire a cambiare la cultura delle persone”.

Agostino Angeloni, presidente di Teleconsys, plaude alla novità inserita nel provvedimento, che prevede la procedura negoziata per le forniture hi-tech, con una corsia preferenziale per le soluzioni in cloud: il provider dovrà essere selezionato tra almeno quattro operatori economici di cui una startup o Pmi innovativa.

Angeloni, Teleconsys è una Pmi innovativa attiva tra l’altro nel settore dello smart working. Quale può essere il valore aggiunto di ingaggiare piccole e medie imprese nel processo di trasformazione della PA?

Nelle grandi gare che vengono bandite per le amministrazioni vincono usualmente i “soliti noti”, grandi player dell’Ict che certamente possono garantire affidabilità e capillarità sul territorio ma, al contempo, presentano una inerzia maggiore nell’introdurre le innovazioni necessarie a gestire processi complessi come quelli pubblici. In questo senso la decisione del governo di “contaminare” la PA con l’ingresso di Pmi e startup innovative è certamente stata saggia. Un altro elemento importante riguarda la velocità dei processi di procurement pubblico: senza obbligo di iscrizione al Mepa, ad esempio, e senza quello per le PA di bandire gare europee sopra una certa soglia di fatturato, si darà uno sprint importante alla digital transformation e alla attuazione del Piano Triennale per l’Informatica nella PA in tutti gli ecosistemi.

L’emergenza Coronavirus sta portando gli italiani, per forza di cose, a prendere confidenza con lo smart working. Dal vostro osservatorio privilegiato, credete che di questa esperienza si potrà fare tesoro nel post-crisi oppure rischiamo che venga buttato tutto nel dimenticatoio?

La normativa sul lavoro probabilmente prevederà che il 70% del lavoro verrà speso in modalità smart, per cui diventerà più un obbligo che una scelta. Noi siamo esseri abitudinari, stiamo prendendo coscienza dei benefici dello smart working in termini di benessere individuale ma anche sociale ed ambientale: basti pensare a come l’aria delle città sia diventata più respirabile con il calo repentino dell’utilizzo delle automobili. Anche se quello che stiamo testando adesso non è smart working propriamente detto – non sono sempre disponibili tool digitali efficienti, non ci sono postazioni ergonomiche e la casa non è uno spazio “neutro” per la presenza di famiglie, figli – è comunque un buon punto di partenza per mettere, successivamente, a valore i benefici di cui sopra. Dico questo perché lo smart working è soprattutto trasformazione dei processi: l’innovazione parte dal mindset delle persone, la tecnologia segue a servizio.

Partendo da questo assunto, qual è la “ricetta” di Teleconsys?

La convinzione diffusa è che sia sufficiente potersi contattare in videoconferenza e inserire le applicazioni aziendali sui device degli utenti: il rischio più grande è quello di esporre i dati, che in questo modo viaggiano su reti ordinarie e non in network proprietari, a minacce informatiche. Senza contare le possibili incompatibilità tra software non configurati per operare al di fuori dei contesti per i quali sono stati progettati. In questo quadro agire con imprudenza può rivelarsi una cura peggiore del male.

E allora?

Diventa indispensabile la consulenza. Teleconsys, in quanto system integrator e partner dei principali vendor di soluzioni di Digital Workspace, accompagna le PA in tutto il processo di migrazione verso lo smart working: dall’assessment dello status quo all’identificazione delle reali esigenze delle diverse categorie di utenti, fino alla graduale implementazione delle piattaforme e delle necessarie soluzioni di sicurezza, il tutto nel rispetto delle normative in tema di privacy. Sul fronte squisitamente tecnologico, le PA possono contare su una scelta ampia di soluzioni consolidate, duttili e sempre più performanti, per far si che lo spazio di lavoro sia totalmente digitale, sicuro, uniformato e cognitivo rispetto al luogo, al momento e al device utilizzato.

Lo smart working è anche un cambio culturale e di approccio al lavoro. Le novità tecnologiche possono spaventare i dipendenti pubblici che spesso operano basandosi su abitudini consolidate?

L’approccio as-a-service attiva ed eroga in modo relativamente semplice le funzionalità, senza necessariamente dover prevedere infrastrutture ad hoc o stravolgere l’assetto dei sistemi informativi. L’importante, quindi, è saper scegliere bene e integrare meglio, aiutando, attraverso programmi di change management, la forza lavoro a comprendere le opportunità della digital transformation e ad appoggiarla, adottando in modo massivo le nuove soluzioni. Il luogo di lavoro perde così i suoi confini e si trasforma nel lavoro nei luoghi, senza soluzione di continuità e con un’esperienza appagante ed unica in ogni momento di contatto e interazione con l’organizzazione. L’implementazione delle nostre soluzioni presso alcune PA di alto livello è dovuta soprattutto alla vision ed alla lungimiranza di alcuni manager, che hanno fortemente creduto nell’innovazione ed investito nell’abilitazione del lavoro agile.

Teleconsys ha messo il suo know how a servizio di due PA del calibro di ministero dell’Interno e ministero del Lavoro. Cosa ci può raccontare di queste esperienze?

Sia ministero dell’interno che ministero del Lavoro avevano necessità di sviluppare piani di smart working per il proprio personale. Entrando nel dettaglio, il Dirigente del ministero del Lavoro Daniele Lunetta ha fortemente voluto, in netto anticipo rispetto alle esigente dovute alla contingente emergenza, implementare tutte le soluzioni necessarie per garantire uno smart working agile, sicuro e rispettoso delle norme sulla privacy. Abbiamo così realizzato una piattaforma di virtualizzazione desktop applicativa basata su tecnologia Citrix insieme a un progetto di IaaS e backup/replica in Disaster Recovery. Per fare ciò abbiamo utilizzato tecnologie iper-convergenti di ultima generazione che garantiscono altissime performance a fronte di un Tco ridottissimo. La soluzione ha permesso di garantire a migliaia di utenti dislocati sull’intero territorio italiano la migliore user experience possibile in termini di fruibilità e velocità, in totale sicurezza.

Per il ministero dell’Interno, invece?

Il progetto va inquadrato nell’ambito di un processo di un profondo rinnovamento tecnologico, già in atto, attorno al concetto di erogazione dei servizi presso le numerose addettanze (le prefetture nello specifico) che il ministero è riuscito a realizzare ottimizzando i principali processi operativi, valorizzando il lavoro dei singoli utenti e al tempo stesso favorendo la digitalizzazione di tutte le fasi dei processi necessari per l’erogazione dei servizi offerti, per altro strategici e critici dal punto di vista della continuità operativa. Il potenziamento dell’infrastruttura, ancora una volta, basata sulla tecnologia Citrix, che Teleconsys ha realizzato ha incrementato la possibilità di lavorare in mobilità, virtualizzando le applicazioni istituzionali e rendendole disponibili, anche tramite Internet, in maniera sicura, a qualsiasi utente le richieda, indifferentemente dal dispositivo o dal luogo in cui esso si trovi. In questi giorni di emergenza sono così riusciti nello sfidante obiettivo di mettere in smart working oltre 80 prefetture in 6 giorni.

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