HR centrali nell'era smart working, ma la talent retention è a rischio - CorCom

IL REPORT

HR centrali nell’era smart working, ma la talent retention è a rischio

Per il 73% dei direttori delle risorse umane il proprio ruolo è diventato più strategico, secondo la ricerca dell’Osservatorio Hr Innovation Practice della School of Management del Polimi. Ma i dipendenti “engaged” calano del 16%. Mariano Corso: “Serve un salto culturale e di competenze”. Focus sul modello “Connected People Care”

19 Mag 2021

Ruolo più strategico in azienda per i direttori delle Risorse umane alle prese con lo smart working e la sfida Covid. Ma sul fronteengagement” dei dipendenti lo scenario non è altrettanto roseo: nonostante gli investimenti delle imprese in employer branding, oltre un terzo fatica ad attrarre e trattenere i talenti. Un quarto dei collaboratori ha meno senso di appartenenza mentre i dipendenti “engaged” calano del 16% e i “pienamente ingaggiati” del 23%.

Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, presentata nel corso del convegno online “Il nuovo ruolo della Direzione HR: dall’emergenza alle sfide future”, secondo cui le direzioni HR hanno giocato un ruolo fondamentale durante l’emergenza. Hanno lavorato sulla comunicazione e il coinvolgimento del personale, progettato ed erogato, in una modalità nuova, attività di formazione e di coaching a sostegno del lavoro da remoto, proposto servizi ed eventi per alleviare il disagio e dare fiducia ai lavoratori.

Per i responsabili HR ruolo più strategico

La consapevolezza dello sforzo fatto è oggi elevata: il 73% dei responsabili HR ritiene che il proprio ruolo sia diventato più strategico e il 91% si sente pronto ad affrontare i cambiamenti imposti dalla digitalizzazione e dalla diffusione dello Smart Working.

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Non sono mancate tuttavia criticità: soltanto il 27% è riuscito a garantire la continuità delle proprie attività senza difficoltà e, nonostante gli investimenti in attività di comunicazione e di employer branding, oltre un terzo ha faticato ad attrarre candidati e a trattenere i propri dipendenti. Un altro effetto negativo della pandemia è stato il calo del senso di appartenenza alla propria organizzazione, che è fortemente diminuito in un quarto dei lavoratori, e del numero dei dipendenti che si sentono “ingaggiati”.

Nei prossimi mesi, si legge nel report, “per recuperare attrattività e invertire questa pericolosa tendenza, le Direzioni HR dovranno moltiplicare gli sforzi per prendersi cura delle persone, migliorarne l’engagement e rendere sostenibili i nuovi modelli di lavoro stimolando i dipendenti e aiutandoli a coltivare le relazioni professionali”.

Focus sull’approccio Connected People Care

Un approccio che potrà dare un forte contributo in questa direzione è quello della “Connected People Care”, l’insieme di pratiche HR che utilizzano i dati raccolti attraverso le tecnologie digitali per rispondere alle esigenze specifiche di ogni persona, migliorandone autonomia e coinvolgimento nei processi aziendali, e che permettono alla Direzione HR di mantenersi costantemente informata e “connessa” con l’intera organizzazione.

“Nel 2020 la Direzione HR ha acquisito una maggiore centralità agli occhi del top management – dice Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio HR Innovation Practice -. Molte sono le iniziative messe in campo in questi mesi, non solo per la gestione operativa dell’emergenza, ma anche per avviare cambiamenti più profondi e duraturi legati ad esempio alla gestione del lavoro per obiettivi, al supporto delle progettualità di Smart Working e alla creazione di ambienti di lavoro inclusivi e stimolanti, anche in virtuale”.

Ma secondo Corso serve un salto culturale e di competenze: bisogna andare oltre la semplice “gestione del personale”, adottando invece un modello di cura del lavoratore personalizzato e “di precisione”, in grado di “interpretarne i bisogni e di trasformarne positivamente l’esperienza aziendale, rendendolo sempre più coinvolto nell’organizzazione e protagonista dei processi HR che lo riguardano”.

“Le Direzioni HR hanno investito molto in tecnologie digitali e in attività di comunicazione ed employer branding e i lavoratori hanno apprezzato gli sforzi, ma l’incertezza legata alla pandemia ne ha minato l’energia e il coinvolgimento – dice Fiorella Crespi, Co-Direttrice dell’Osservatorio HR Innovation Practice -. La Connected People Care può essere la chiave per ridare ai collaboratori ciò di cui hanno realmente bisogno, restituendogli slancio e benessere. Non è un caso che le organizzazioni che sono riuscite a lavorare su questi aspetti abbiano livelli di engagement superiori del 45% rispetto alla media”.

Le sfide HR per il 2021

Oltre che della pandemia, il 2020 è stato l’anno del boom dello smart working, ma sono ancora poche le realtà che hanno introdotto modelli organizzativi agili, basati su strutture flessibili e leadership condivisa, appena il 17% (in linea con lo scorso anno).

Secondo il 45% degli HR intervistati, il consolidamento e il potenziamento dello Smart Working sarà la principale sfida in ambito risorse umane del 2021, seguita dalla riqualificazione della forza lavoro (42%) e dallo sviluppo di cultura e competenze digitali (38%). L’emergenza sanitaria ha infatti costretto il 35% dei lavoratori ad accelerare l’acquisizione di nuove competenze o a cambiare le capacità su cui formarsi, con i giovani che sono riusciti ad adattarsi più facilmente (+48%). Sette lavoratori su dieci pensano che dovranno aggiornare le competenze chiave per svolgere la propria mansione nei prossimi due anni per effetto della digitalizzazione e delle nuove modalità di lavoro: fra questi, l’86% si ritiene pronto, di cui il 62% grazie agli strumenti messi a disposizione dal proprio datore di lavoro.

Per rispondere a queste sfide le imprese hanno accelerato gli investimenti in progetti e iniziative digitali, concentrati soprattutto in attività di comunicazione e gestione del clima aziendale e in formazione. Il 60% del campione prevede un aumento del budget dedicato nel corso del 2021, con il trend medio di investimento più alto degli ultimi anni (+7,5%).

Attrarre talenti: il punto debole dell’HR

Nell’ultimo anno le imprese hanno compreso l’importanza della comunicazione verso l’esterno per migliorare la propria strategia di employer branding, si legge nello studio, “cercando di coinvolgere i potenziali candidati attraverso i contenuti e lo storytelling. Il 40% dei responsabili HR ritiene che la comunicazione dei propri valori aziendali sia stata più efficace, ma la capacità di attrarre e trattenere talenti è ancora da migliorare: nonostante l’ampliamento del bacino di candidati disponibili grazie al lavoro da remoto, le imprese hanno incontrato difficoltà ad attrarre talenti sia dai territori vicini alla sede aziendale (37%) sia da aree più lontane (39%) e anche a mantenersi attrattive nei confronti dei dipendenti (37%)”.

Il protrarsi della pandemia e del lavoro da remoto forzato ha avuto un forte impatto sul benessere psico-fisico dei lavoratori e sull’organizzazione nel complesso: il 25% lamenta un forte calo del senso di appartenenza per l’azienda, il 23% segnala una riduzione delle relazioni interpersonali in ambito lavorativo soprattutto con altri team di lavoro ed è diminuita la percentuale di persone che si sentono “ingaggiate” (il 64%, 16 punti in meno del 2019) o “pienamente ingaggiate” (20%, -23%).

Come aumentare l’engagement dei dipendenti

“Per stimolare l’engagement dei lavoratori e migliorare il loro benessere è necessario ridisegnarne l’esperienza aziendale, facendo leva sulle tecnologie ma anche sulle competenze e l’attitudine all’autonomia e al lavoro per obiettivi rese possibili dalle nuove modalità di lavoro – dice Martina Mauri, Co-Direttrice dell’Osservatorio HR Innovation Practice -. Dalla ricerca emergono tre elementi fondamentali per una efficace strategia di “Connected People Care”: coinvolgimento e responsabilizzazione delle persone, una maggiore diffusione di strumenti digitali e un ampio utilizzo dei dati raccolti attraverso le nuove tecnologie”.

In primo luogo, è necessario rivedere i processi HR per coinvolgere maggiormente le persone nelle decisioni aziendali e stimolarne l’autonomia, lavorando ad esempio sul performance management, cioè la comunicazione trasparente delle informazioni relative a retribuzioni, obiettivi raggiunti e coinvolgimento nella definizione dei propri obiettivi individuali. Solo il 14% delle organizzazioni, però, è maturo su questi aspetti in tutti i processi HR.

Fondamentale è anche l’utilizzo dei dati per il supporto alla presa di decisioni e delle tecnologie digitali che, elaborando la moltitudine di dati a disposizione, consentono di offrire servizi personalizzati sulle reali esigenze e interessi della persona. Ma nelle Direzioni HR manca ancora una cultura data-driven, con appena il 15% che misura l’impatto delle proprie pratiche sul business.

Le principali barriere all’impiego dei dati sono la mancanza di un processo standardizzato di raccolta dei dati sui processi HR (61%), la scarsa o assente integrazione dei sistemi informatici (41%) e la bassa consapevolezza dei benefici da parte del management (29%). Gli strumenti digitali a supporto dei processi HR sono invece aumentati rispetto all’anno precedente: sono cresciuti o saranno introdotti nei prossimi mesi gli strumenti per il monitoraggio delle performance dei lavoratori (77%), i software per le video interviste ai candidati (53%) e le app per l’inserimento in azienda (63%) e per monitorare l’engagement delle persone (47%). Ancora marginale l’uso di strumenti di intelligenza artificiale.

Gli HR Innovation Award

L’Osservatorio ha assegnato gli HR Innovation Award 2021 alle organizzazioni che si sono distinte per la capacità di utilizzare le tecnologie digitali come leva di innovazione e miglioramento dei principali processi di gestione e sviluppo delle risorse umane.

Twinset Milano è il caso vincitore nella categoria “Ottimizzazione dei Processi”, per il progetto Twinset Studio Lab. Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli è il caso vincitore nella categoria “Responsabilizzazione nei percorsi di sviluppo e valorizzazione delle competenze” per lo sviluppo di una piattaforma che facilita l’attribuzione di responsabilità e l’assegnazione delle competenze al personale medico. Esselunga è il caso vincitore nella categoria “Trasformazione della Direzione HR”, per il progetto Predictive HR che prevede l’applicazione di un modello di HR Analytics. Regione Emilia Romagna è il caso vincitore nella categoria “Employer Branding ed Engagement dei neo assunti”, per il progetto di onboarding digitale Alba.

L’Osservatorio ha inoltre assegnato l’HR Innovation Impact Award 2021, premio indirizzato alle organizzazioni già vincitrici dello HR Innovation Award in cui il progetto negli ultimi anni ha avuto un impatto significativo sull’organizzazione, a Unilever per aver dato nuova vita alla piattaforma Flex Experience.

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