Insiel non si ferma, 600 dipendenti in smart working - CorCom

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Insiel non si ferma, 600 dipendenti in smart working

La società Ict in house della Regione Friuli Venezia Giulia è riuscita sin da subito a organizzarsi per gestire l’emergenza. Il lavoro agile già realtà da due anni. Pc e smartphone a disposizione della forza lavoro

01 Apr 2020

Andrea Soro

Responsabile Direzione Persone e Organizzazione di Insiel

Insiel non si ferma. La società Ict in house della Regione Friuli Venezia Giulia, come tutte le aziende italiane sta affrontando l’emergenza coronavirus.

Nel caso di una realtà al servizio della Pubblica amministrazione e della Sanità Regionale, le modalità e le strategie di azione in queste giornate così particolari devono tenere conto della necessaria e imprescindibile continuità di servizi essenziali ma, ovviamente, anche delle esigenze della preservazione della salute e della sicurezza di tutte le persone che lavorano per Insiel, grazie alla possibilità di lavorare in modalità smart working.

In Insiel sono circa 600 i colleghi e le colleghe che hanno aderito al lavoro agile, Cio ci permette di limitare al massimo il numero delle persone presenti nelle nostre diverse sedi che si trovano a Trieste, Udine, Gorizia, Pordenone ed Amaro. Ovviamente vi sono delle professionalità che necessariamente devono “presidiare” gli uffici: si tratta di circa 50 persone che in diversi settori – quali infrastrutture, logistica, assistenza on site presso i clienti e presso i colleghi, service desk e post elaborazione – garantiscono la loro quotidiana presenza. A questi, dobbiamo anche aggiungere i numerosi colleghi che spesso anche fuori dal normale orario di lavoro, in queste settimane di emergenza, hanno garantito la piena operatività dei sistemi di telecomunicazioni, della sanità digitale e della connettività di tutti i dipendenti regionali che operano anch’essi da remoto.

Fronteggiare una simile emergenza non è banale: nessuno poteva immaginare quale sarebbe stata la rapida escalation del coronavirus. La nostra azienda aveva comunque già da tempo avviato tutte le predisposizioni tecniche per consentire un lavoro da remoto: da circa due anni tutte le postazioni pc fisse sono state eliminate e le persone sono state dotate di un portatile e di uno smartphone. Siamo ovviamente passati da una situazione di normalità – nell’ambito della quale aderivano al telelavoro e allo smart working alcune decine di collaboratori – a una situazione emergenziale di piena adesione. Parallelamente sono stati implementati i piani di crisis management e business continuity, anche nell’ipotesi, non remota, di una diffusione capillare del contagio. Questo ci ha permesso già nell’immediato, di isolare l’area più sensibile dell’azienda, ovvero l’infrastruttura fisica del nostro Data Center.

Riguardo alla gestione e alle decisioni la prima comunicazione a tutto il personale di Insiel è stata fatta domenica 23 febbraio: a questa sono seguiti poi degli aggiornamenti continui che tenevano conto dell’evolversi della situazione, anche in relazione ai diversi interventi normativi che si sono susseguiti.

In una prima fase, a seguito anche di un costruttivo confronto con le Rsu aziendali, si è optato per una estensione della flessibilità in ingresso e in uscita, proprio per consentire una migliore conciliazione vita privata/lavoro, in un momento in cui la chiusura delle scuole sembrava non dovesse prolungarsi ulteriormente. Si è quindi deciso di estendere la fascia oraria della giornata lavorativa, portandola dalle 07:30 alle 20:30, rimodulazione che, soprattutto nella prima fase, ha agevolato i dipendenti con figli in età scolare. L’evolversi dell’emergenza e le conseguenti misure restrittive in termini anche di distanziamento sociale, mobilità sul territorio e di chiusura delle attività commerciali, hanno accelerato l’estensione del lavoro agile che, di fatto, è stato concesso a tutti i dipendenti, ad eccezione dei colleghi e le colleghe di “presidio”, a partire dal 9 marzo.

Questa emergenza ha evidenziato, ancora una volta, che il nostro più grande capitale sono, come sempre, le persone e le loro competenze, la loro determinazione e il loro senso di responsabilità. Stiamo portando avanti questa azienda tutti assieme, in condizioni nuove, “stringendoci” con l’obiettivo del bene comune, pur rimanendo lontani. L’azienda e ogni singola persona che vi lavora, si rende conto della grande responsabilità che abbiamo, oggi più che mai, di garantire i servizi in ambito sanità e PA.  E se è vero che in ogni crisi, in ogni esperienza, anche la più difficile e negativa, bisogna essere in grado di cogliere un’opportunità, questa situazione può rappresentare la spinta verso una più diffusa digitalizzazione, verso la valorizzazione di quel mondo che ai più sembrava molto distante, alle volte complesso.

In questa fase storica non ci sono molte alternative: la digitalizzazione è diventata all’improvviso la miglior risorsa del nostro sistema Paese che però non dimentica la relazione umana. Ci sono molti esempi in questo senso. Il nostro pensiero va alla Protezione Civile, al personale sanitario e alle forze dell’ordine, ma anche a tutte le persone che continuano a garantire servizi essenziali alle comunità, anche a rischio della propria vita e sono in prima linea nel faticoso e anche doloroso percorso cui questa emergenza ci costringe.

La nostra azienda, che è al servizio della Pubblica Amministrazione, della sanità e dei cittadini e delle cittadine del Friuli Venezia Giulia, vuole fare la sua parte. Vogliamo essere un supporto, una squadra operativa e concentrata, più unita che mai. Questa crisi diventa per tutti noi un esercizio di grande reattività e flessibilità, al quale continueremo a rispondere con immediatezza e versatilità.

Essere al servizio dei cittadini comporta responsabilità, consapevolezza e sacrificio da portare avanti insieme. Tutto questo farà ritrovare quel “sano spirito di corpo” che potremo, in un futuro speriamo prossimo, rendere concreto anche nella normalità della vita di tutti i giorni.

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