Smart working, da necessità a chance di innovazione per l'Italia - CorCom

L'APPROFONDIMENTO

Smart working, da necessità a chance di innovazione per l’Italia

L’emergenza Coronavirus ha portato alla ribalta il lavoro agile e contribuito alla diffusione di nuovi modelli organizzativi e culturali al passo con la rivoluzione digitale in atto. Ma servono azioni di lungo periodo per proseguire sulla strada del cambiamento. L’analisi di Laura Di Raimondo, direttore generale di Asstel

28 Feb 2020

Laura Di Raimondo

direttore Asstel

Il ricorso allo smart working è un fenomeno in costante crescita e che adesso, anche per effetto dei provvedimenti adottati per far fronte al Coronavirus, si sta affermando ancora più velocemente e in modo capillare anche in contesti in cui è attualmente poco utilizzato.

Attualmente, la Filiera delle Telecomunicazioni è tra i settori più all’avanguardia nell’adozione dello smart working. Infatti, dal rapporto 2019 di Asstel sulla Filiera delle Tlc in Italia elaborato dal Politecnico di Milano, è emerso che oltre il 64% delle imprese ha adottato forme di lavoro agile. Al momento sono circa 15.000 i lavoratori della Filiera Tlc in smart working a seguito dell’emergenza Coronavirus. Sono i dati che confermano la capacità delle imprese Tlc di rispondere con efficacia e tempestività all’emergenza, continuando a garantire produttività e continuità dell’attività lavorativa in linea con la nuova cultura del lavoro.

Ulteriore conferma dell’efficacia dello strumento arriva dall’analisi delle conversazioni prodotte su Twitter, che hanno interessato lo smart working nel corso degli ultimi giorni. Tra il 19 e il 27 febbraio 2020 sono stati 4200 i tweet dedicati, 7300 i retweet e quasi 3000 gli utenti. Oggetto di discussione e condivisione in particolare, l’articolo della virologa di fama mondiale Ilaria Capua su La Stampa, e l’intervista sul Corriere della Sera a Marco Bentivogli, segretario Fim-Cisl, in cui si evidenzia la necessità di cogliere tutte le opportunità offerte dallo smart working non solo in questo momento di emergenza sanitaria, ma anche in futuro.

Lo smart working è dunque il superamento dei vecchi parametri di definizione del lavoro, in particolare: tempo, spazio, orario di lavoro e ufficio. È la vera risposta, utile a garantire la qualità del lavoro e attenzione al rapporto tra vita professionale e vita privata. Produttività e tempo vanno oggi considerati come valori indipendenti, poiché il tempo non è più l’unico strumento efficace per stabilire i livelli di produttività.

Molte imprese non sono nuove all’utilizzo di questo strumento stando ai dati dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, attualmente in Italia coinvolge quasi 570 mila lavoratori e circa i due terzi delle grandi imprese che hanno già avviato progetti di lavoro agile, sono in grado di reagire a imprevisti, come il Coronavirus. Si tratta di un incremento del 20% anno su anno che potrebbe trovare ampi spazi di crescita e sperimentazione.

Il mondo del lavoro è cambiato ed è destinato a trasformarsi ulteriormente, grazie agli effetti cumulativi delle nuove tecnologie. L’innovazione digitale, protagonista della nostra epoca, ha trasformato positivamente il modo di pensare il lavoro e, di conseguenza, anche l’organizzazione dei tempi e dei luoghi.

Alla classica organizzazione fordista del lavoro si sta affiancando un nuovo modello organizzativo per effetto del quale, si riconosce produttiva una prestazione che non ha più un tempo fisso e uno spazio esclusivo. Ma per un pieno sviluppo di questo strumento è fondamentale accompagnare l’innovazione tecnologica permetterà una diffusione sempre più capillare della possibilità di abilitare ovunque lo smart working anche grazie alla implementazione della banda ultralarga e del 5G.  Per questo serve inoltre un atteggiamento positivo e proattivo della politica e di tutte le parti interessate.

Perché il nuovo modello di lavorare, rappresentato dallo smart working si affermi, serve implementare una cultura del lavoro “matura” al tempo del digitale.

Uno snodo fondamentale resta quello dei modelli di leadership; i manager devono saper gestire il lavoro attraverso il coinvolgimento della persona e del team obiettivi e risultati. Su questo aspetto nel nostro Settore abbiamo costruito modelli organizzativi che possono costituire delle Best Practice, nei quali si è avuta l’accortezza e la lungimiranza di sviluppare nei propri manager le competenze e una nuova cultura della leadership per gestire, attraverso l’esercizio di una delega vera, i propri collaboratori anche a distanza.

La nuova sfida richiede di mettere in atto un profondo processo di innovazione, sia dall’alto (leadership e governance), sia dal basso (formazione, reskilling) mettendo al centro il lavoratore. Dobbiamo costruire una strategia complessiva e di lungo periodo sul lavoro e sulle competenze anche partendo da un modello di contrattazione collettiva di anticipo che consenta di indirizzare e governare i cambiamenti e le evoluzioni del lavoro.  Questa è una sfida impegnativa per le parti sociali che stiamo affrontando anche nel rinnovo del Ccnl Tlc e nella contrattazione aziendale in cui modalità innovative di lavoro come lo smart working sono al centro della nostra azione.

La tecnologia digitale, in questi giorni, sta dunque rivendicando e confermando il proprio valore come fattore abilitante e strategico in un’era di grandi incertezze e trasformazioni. Le persone, i leader, i manager e le aziende, chiamati ad applicare modelli e processi innovativi nella gestione del “capitale umano”, sono messi alla prova.

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