LA SURVEY

Smart working, il 50% dei lavoratori americani disposto a tagliarsi lo stipendio

È quanto emerge da un’indagine condotta su 700 lavoratori: più propensi i giovani fra i 18 e i 34 anni meno gli over 45. Il fattore tempo libero in pole position ma la maggioranza segnala la problematica dell’”eccesso di disponibilità”

16 Mar 2020

Enzo Lima

Quasi la metà dei lavoratori statunitensi – per la precisione il 47% – si dice disponibile a rinunciare a parte della retribuzione per lavorare in smart working. Un dato che sale al 68% se si restringe il campo all’utenza più giovane, disposta a cedere fino al 10% dello stipendio. Questi i dati che emergono da una recente survey a firma di Platform.sh (l’infografica è stata realizzata da Statista).

L’indagine, condotta su un campione di 700 lavoratori operativi in numerosi settori, rivela che sono soprattutto le generazioni più giovani a indicare nello smart working la modalità preferita, in particolare la fascia di età fra i 18 e i 34 anni. E peraltro la modalità è già ampiamente adottata da molte startup soprattutto oltreoceano. Esaminando esclusivamente la fascia di età in questione viene fuori infatti che il 68% sarebbe disponibile a tagliarsi lo stipendio mentre il dato scende al progressivo aumento dell’età dei lavoratori, con il campione sopra i 45 anni meno propenso all’eventualità di una decurtazione (si scende al 40%).

Vero è che la survey non ha preso in esame importanti elementi, fanno notare alcuni commentatori: ad esempio, non è stata posta ai partecipanti la questione dell’aumento dei costi delle utenze domestiche – bollette dell’energia ma anche delle connessioni a Internet – a fronte della quale forse ci si sarebbe aspettata una diversa conclusione. Ma d’altro canto il “fattore tempo libero” è stato indicato dai più come discriminante numero uno. E a fronte di un aumento di spese da un lato, bisognerebbe valutare anche l’abbattimento di costi importanti dall’altro come ad esempio quello dei trasporti e delle spese correlate.

Una compensazione dunque che potrebbe comunque far pendere la bilancia a favore dello smart working. Ma andrà comunque “esaminata” la questione dell’orario di lavoro: il 51% del campione ha infatti dichiarato di sentirsi “pressato” molto più che in ufficio.

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La survey di Platform.sh fa il punto anche sulle piattaforme maggiormente utilizzate per il lavoro a distanza: il 40% dei lavoratori coinvolti utilizza già Microsoft Teams – che sta progressivamente eclissando Skype – e l’8% preferisce Slack.

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