Smart working leva di trasformazione digitale e organizzativa nella PA - CorCom

INNOVAZIONE

Smart working leva di trasformazione digitale e organizzativa nella PA

La pandemia da Covid-19 ha spinto le amministrazioni a fare ricorso al lavoro agile. Ora si tratta di capire come trasformare questa esperienza nella nuova normalità: assist dai Pola. Questi i temi affrontati all’evento organizzato da FPA per la Regione Emilia-Romagna

30 Mar 2021

Elisabetta Bevilacqua

L’introduzione del Piano organizzativo del lavoro agile (Pola) ha messo al centro del dibattito temi come il reclutamento del personale, la valorizzazione delle competenze, la leadership, la valutazione delle performance e le tecnologie abilitanti del digital workplace. Progettare la trasformazione digitale e organizzativa pubblica significa riflettere su queste dimensioni e individuare misure e azioni in grado di attuarle. L’evento digitale “Trasformazione digitale e organizzativa: progettare il cambiamento della PA con il Pola”, organizzato da FPA per la Regione Emilia-Romagna e moderato da Gianni Dominici, Dg di FPA , ha affrontato questi temi in un dibattito digitale lo scorso 29 marzo con rappresentanti di amministrazioni locali e centrali, sindacali ed esperti di organizzazione.

Le organizzazioni pubbliche che avevano in corso sperimentazioni di smart working in era pre-covid hanno affrontato più facilmente l’emergenza. E’ il caso della Regione Emilia-Romagna, come ha evidenziato Paolo Calvano, Assessore al bilancio, personale, patrimonio, riordino istituzionale della Regione Emilia-Romagna: “La sperimentazione dello smart working, fin dal 2017, ci ha aiutato nella fase dell’emergenza e ci ha consentito di raggiungere percentuali del 90% nel corso della pandemia”.

Si tratta ora di capire come trasformare questa esperienza nella nuova normalità tenendo conto, come ricorda Paola Salomoni, Assessore alla scuola, università, ricerca, agenda digitale di Regione Emilia-Romagna, della necessità di investire per allargare lo smart working a più persone di quante lo utilizzavano in precedenza. Una ricaduta positiva, quantificata nel Pola Emilia-Romagna, è il risparmio di tre milioni di euro sui costi di maintenance, generati dalla possibilità di riorganizzare gli uffici.

Il ruolo del Pola per la trasformazione della PA

“Il nostro sforzo è costruire in modo coerente una trasformazione digitale che ci traguardi in questo nuovo millennio, in cui la pandemia ha espresso un’accelerazione esponenziale e irreversibile” sottolinea Francesco Raphael Frieri, Direttore Generale, Risorse, Europa, Innovazione, Istituzioni di Regione Emilia-Romagna, che utilizza la metafora dell’iceberg per evidenziare come lo smart working sia solo la parte che emerge. Serve invece vedere cosa si nasconde sotto la superficie. Il problema non è, ad esempio, la quantità di device da distribuire, ma comprendere che il centro del digital workplace è lo smartphone che servirà per autenticare e dare disposizioni a tutti gli altri device e che “la digitalizzazione non è la postura uomo-tastiera-schermo che ci permetteva di dire vado al lavoro a una certa ora”, spiega ancora. Al centro ci sono persone, competenze, il ridisegno macro-struttura organizzativa per interpretare una leadership collaborativa, orizzontale, circolare, capace di gestire i feedback. “La PA deve essere in grado di gestire in modo adeguato i dati che ci sono ma non vengono prodotti, classificati e gestiti in modo omogeneo”, aggiunge, sottolineando che Pola porta con sé tutto questo integrato con il piano di trasformazione digitale, secondo quanto l’esperienza della Regione ha evidenziato.

WHITEPAPER
Ripensare il performance management. Quali nuovi approcci possibili? Scopri l’app Feedback4You!
Risorse Umane/Organizzazione
Smart working

I rischi da evitare per non tornare indietro

La definizione del Pola è solo l’inizio del percorso, evidenzia Mariano Corso, Responsabile scientifico, Osservatorio Smart Working Polimi e Componente della Commissione tecnica dell’Osservatorio nazionale del lavoro agile, ricordando che si è passati dal 16% di amministrazioni che avevano introdotto sperimentazioni al 60% dei lavoratori pubblici italiani coinvolti. “Ora, grazie alla determinazione politica dalla ministra Dadone e del ministro Brunetta, si vede il consolidamento dello smart working come strumento di digitalizzazione”, sottolinea Corso evidenziando la necessità di fare attenzione a quattro elementi:

1- la restaurazione, considerando quanto è accaduto emergenziale;

2- un’omologazione normativa che rischia di ricondurre una rivoluzione a schemi più burocratici e tranquillizzanti;

3- la banalizzazione, pensando che alla fine basti qualche tecnologia e qualche software per realizzare lo smart working; mentre serve un accompagnamento verso un nuovo modello di leadership, nuovi processi e un nuovo approccio culturale;

4- un cambiamento volto al miglioramento del servizio alla collettività.

Un richiamo alla misura degli impatti viene anche da Michele Bertola, Presidente Andigel e Direttore Generale Comune di Bergamo che sostiene: “L’esperienza dello smart working ci ha consentito di ripensare al prodotto del nostro lavoro. Ora è indispensabile, come anche il Next Generation EU richiede, misurare gli impatti della nostra azione, non limitarci a ritenere che il procedimento sia concluso quando è approvato l’atto che lo autorizza”.

In conclusione, per il successo della rivoluzione digitale: “Va comunicata la prospettiva di un grande percorso partecipato che punta a migliorare il valore aggiunto per cittadini, valorizzando la fiducia e relazioni sindacali all’interno della PA, un cambiamento da fare insieme alle persone e non per decreto”, conclude Frieri.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 2