Sì allo smart working nella PA, ma solo se made in Italy - CorCom

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Sì allo smart working nella PA, ma solo se made in Italy

Un emendamento del governo al decreto Cura Italia prevede che le piattaforme SaaS siano basate su “sistemi di conservazione, processamento e gestione dei dati necessariamente localizzati sul territorio nazionale”. Sprint di Italia Viva all’e-payment: obbligo nelle aree più colpite dall’emergenza Covid-19

06 Apr 2020

Federica Meta

Giornalista

Smart working sì, ma solo se made in Italy. Un emendamento del governo all’articolo 75 del Cura Italia – il decreto ha iniziato il percorso di conversione al Senato – stabilisce che le piattaforme SaaS in uso nella PA siano basate su “sistemi di conservazione, processamento e gestione dei dati necessariamente localizzati sul territorio nazionale”.

L’articolo 75 del decreto istituisce un percorso semplificato per permettere alle PA di attivare rapidamente servizi digitali per i cittadini e per le imprese e facilitare l’adozione dello smart working. Fino al 31 dicembre 2020 un processo facilitato per gli enti per acquisire beni e servizi digitali, con particolare riferimento a servizi che operano in cloud: Software-as-a-Service, come ad esempio servizi di hosting, ma anche applicazioni, servizi che permettono il telelavoro, o servizi diretti al cittadino e alle imprese. Gli enti potranno acquistare questi beni e servizi con una procedura negoziata ma senza bando di gara e in deroga ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale, fatto salvo il rispetto delle disposizioni del codice delle leggi antimafia.

Il fornitore dei servizi deve essere selezionato tra almeno quattro operatori economici, di cui una startup o una Pmi innovativa; inoltre gli acquisti di beni e servizi devono riguardare  progetti coerenti con il Piano Triennale della PA e integrati, laddove possibile con le piattaforme abilitanti (Spid, Anpr, PagoPA).

Proposte di modifica anche all’articolo relativo alle “Misure di ausilio allo svolgimento del lavoro agile da parte dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e degli organismi di diritto pubblico”.

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Sempre un emendamento del governo stabilisce che, allo scopo di agevolare l’applicazione del lavoro agile, “i quantitativi massimi delle vigenti convenzioni-quadro di Consip S.p.A. per la fornitura di personal computer portatili e tablet possono essere incrementati sino al 50 per cento del valore Iniziale delle convenzioni,  fatta salva la facoltà di recesso dell’aggiudicatario con riferimento a tale incremento, da esercitarsi entro quindici giorni dalla ,comunicazione della modifica da patte della stazione appaltante”.

E-payment

Un emendamento di Italia Viva prevede invece l’obbligo di pagamenti elettronici per le zone colpite dall’emergenza epidemiologica. “Al fine di limitare la possibilità di contagio tramite monete e banconote nei territori maggiormente colpiti dall’emergenza epidemiologica – si legge – i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono obbligati ad accettare unicamente pagamenti effettuati attraverso carte di debito e carte di credito, anche digitali, ovvero bonifici bancari, per 30 giorni a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge di conversione. In caso di violazione dell’obbligo di cui al precedente periodo, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.000 a euro 5.000”. Per l’abbattimento dei costi di installazione dei dispositivi necessari per l’accettazione di pagamenti elettronici, è istituito un Fondo con una dotazione pari a 5 milioni di euro nel 2020.

L’emendamento ha ottenuto il plauso di  Maurizio Pimpinella, presidente A.P.S.P. “In questa fase, in particolare, l’educazione digitale e i pagamenti elettronici agevolano l’educazione sanitaria – commenta Pimpinella – Incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, soprattutto se contactless o, meglio ancora, tramite smartphone, nei territori maggiormente colpiti dal contagio, anche attraverso la costituzione di un fondo dedicato agli esercenti per l’abbattimento dei costi di installazione dei dispositivi è un atto di buon senso che va nella direzione che abbiamo tracciato da anni. Ma dev’essere un’azione adeguatamente sostenuta dall’informazione a tutti i livelli, soprattutto quella televisiva, dato che la televisione arriva nelle case di tutti gli italiani”.

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