Smart working, sindacati all'attacco del decreto Dadone: "Schiaffo ai lavoratori" - CorCom

IL CASO

Smart working, sindacati all’attacco del decreto Dadone: “Schiaffo ai lavoratori”

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil PA annunciano una serie di iniziative di mobilitazione: “Provvedimento che scarica sui dipendenti pubblici anni di mancati investimenti tecnologici”. E rilanciano: “Lavoro agile nel contratto collettivo”

21 Ott 2020

Federica Meta

Giornalista

I sindacati si mobilitano contro l’ultimo decreto Dadone sullo smart working. Secondo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil PA, il provvedimento “sbagliato e illusorio, rappresenta l’ennesimo schiaffo alle lavoratrici e ai lavoratori delle amministrazioni centrali dello Stato”.

Il decreto spiega una nota congiunta è “sbagliato perché scarica sui lavoratori le responsabilità di anni di mancati investimenti in innovazione tecnologica e organizzativa, in formazione, in valorizzazione delle competenze, in digitalizzazione; illusorio perché cerca di risolvere per via legislativa i numerosi problemi organizzativi che ancora non trovano soluzione da otto mesi“.

Inoltre “è la risposta più arrogante alla disponibilità responsabile delle organizzazioni sindacali che chiedono di regolamentare il lavoro agile con gli strumenti della partecipazione e della contrattazione, peggiorando le condizioni di chi lavora“.

Per queste ragioni i sindacati di categoria “proclamano lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto delle Funzioni Centrali e annunciano iniziative di mobilitazione presso il ministero per la pubblica amministrazione perché si ripristini, a tutti i livelli, un normale rapporto tra chi rappresenta le amministrazioni e le rappresentanze dei lavoratori. Non sfugge, infatti, che tale comportamento della ministra assume un significato politico ancor più grave perché all’immediata vigilia dell’apertura dei negoziati per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro 2019/2021″.

Anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, accende i riflettori sul contratto. ”In futuro qualsiasi persona dovrà acquisire le competenze per il lavoro in presenza e in smart working – ha spiegato Landini in occasione del convegno per festeggiare i 40 anni della Filt Cgil – E’ importante che una materia così deve essere discussa nei contratti nazionali di lavoro. In realtà la prestazione lavorativa oggi si comporrà sia del lavoro a distanza che in presenza. Imprese e sindacati devono affrontare questa nuova modalità di lavoro come elemento che integra le competenze e le professionalità. Lavorare a distanza comporta un elemento di cooperazione e di partecipazione delle persone molto più forte e molto più alta, rispetto ad un’organizzazione classica”.

Smart working, cosa prevede il decreto Dadone

La ministra della PA, Fabiana Dadone, ha firmato il decreto ministeriale sullo smart working che attua le norme del decreto Rilancio, alla luce dei Dpcm del 13 e 18 ottobre.

Il provvedimento stabilisce che ciascuna amministrazione, con immediatezza, assicuri su base giornaliera, settimanale o plurisettimanale lo svolgimento del lavoro agile almeno al 50% del personale – il Cts aveva chiesto il 75% – impegnato in attività che possono essere svolte secondo questa modalità. Può farlo in modalità semplificata ancora fino al 31 dicembre 2020.

Gli enti, tenendo anche conto dell’evolversi della situazione epidemiologica, assicurano in ogni caso le percentuali più elevate possibili di lavoro agile, compatibili con le loro potenzialità organizzative e con la qualità e l’effettività del servizio erogato.

“Si garantisce massima flessibilità di lavoro – spiega la ministra – con turnazioni e alternanza di giornate lavorate in presenza e da remoto, comunque nel rispetto delle misure sanitarie e dei protocolli di sicurezza, anche prevedendo fasce di flessibilità oraria in entrata e in uscita”.

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Il lavoratore agile alterna, dunque, giornate lavorate in presenza e giornate lavorate da remoto, con una equilibrata flessibilità e comunque alla luce delle prescrizioni sanitarie vigenti e di quanto stabilito dai protocolli di sicurezza.

Le PA sono tenute ad adeguare i sistemi di misurazione e valutazione della performance alle specificità del lavoro agile. “Il dirigente, verificando anche i feedback che arrivano dall’utenza e dal mondo produttivo, monitora le prestazioni rese in smart working da un punto di vista sia quantitativo sia qualitativo”, si legge nel provvedimento.

Lo smart working si svolge di norma senza vincoli di orario e luogo di lavoro, ma può essere organizzato per specifiche fasce di contattabilità, senza maggiori carichi di lavoro. In ogni caso, al lavoratore sono garantiti i tempi di riposo e la disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Inoltre, i dipendenti in modalità agile non devono subire penalizzazioni professionali e di carriera.

Focus anche sulla dotazione tecnologica: le amministrazioni si adoperano per mettere a disposizione i dispositivi informatici e digitali ritenuti necessari, ma comunque rimane consentito l’utilizzo di strumentazione di proprietà del dipendente.

Per i lavoratori fragili si favorisce l’assegnazione di mansioni diverse e di uguale inquadramento si promuove il loro impegno in attività di formazione.

Infine, nella rotazione del personale, l’ente fa riferimento a criteri di priorità che considerino anche le condizioni di salute dei componenti del nucleo familiare del dipendente, della presenza di figli minori di quattordici anni, della distanza tra la zona di residenza o di domicilio e la sede di lavoro, ma anche del numero e della tipologia dei mezzi di trasporto utilizzati e dei relativi tempi di percorrenza;

“Data l’importanza della continuità dell’azione amministrativa e della rapida conclusione dei procedimenti – conclude il provvedimento – l’ente individua comunque ulteriori fasce temporali di flessibilità oraria in entrata e in uscita rispetto a quelle adottate.

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