Voucher alle aziende per lo smart working: l'appello di Confindustria Piemonte - CorCom

RISORSE PER IL DIGITALE

Voucher alle aziende per lo smart working: l’appello di Confindustria Piemonte

Gli industriali si rivolgono alla Regione guidata da Alberto Cirio: “Serve un sostegno economico per facilitare l’utilizzo del lavoro agile”. E sulle reti: “Installare antenne mobili temporanee per garantire la connessione”

30 Mar 2020

F. Me.

Voucher per abilitare lo smart working e uno sprint all’utilizzo della rete mobile. Questi i due pilastri dell’appello di Confindustria Piemonte alla Regione guidata da Alberto Cirio.

“Chiediamo alla Regione un sostegno economico, ad esempio in forma di voucher, affinché le imprese possano attivare contratti di servizio abilitanti lo smart working per i propri dipendenti, sostenendo anche i necessari fabbisogni di formazione – spiega Fabrizio Gea per l’Agenda Digitale – Pur condividendo gli sforzi della Regione per accelerare il piano Bul per la posa della fibra, riteniamo che la rete mobile sia oggi quella che offre maggiori prospettive, consentendo l’impiego immediato dei router domestici basati su sim. Ma poiché essa stessa non è ancora sufficiente in termini di copertura, sarebbe auspicabile una ricognizione, sotto coordinamento regionale, di tutte le opzioni che potrebbero portare all’installazione in tempi brevi del più alto numero possibile di antenne cellulari temporanee, come ad esempio è stato fatto per servire il nuovissimo ospedale di Verduno”.

L’appello arriva in piena emergenza Coronavirus quando, evidenzia Gea, “le aziende devono fermare la loro produzione, per decreto o per prudenza o per l’interruzione della loro filiera a monte o a valle, il digital divide del nostro territorio fa sentire tutto il suo peso”.

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Secondo Confindustria Piemonte  lo smart working rappresenta una soluzione efficace per svolgere importanti attività aziendali, dalle vendite al marketing, dall’amministrazione all’ingegneria, dall’R&I alla formazione. Ma per diversi motivi non è possibile affidarsi alla connessione domestica del collaboratore: occorre – evidenziano gli industriali piemontesi – dotarlo di apparati idonei (router) che, da un lato, garantiscano un agile traffico dati e, dall’altro, consentano di configurare la postazione domestica con le medesime protezioni della rete aziendale (in tema di privacy e di Cybersecurity) e prestazioni (in termini di applicativi).

Una soluzione a questo aspetto viene direttamente dal mercato: gli operatori delle telecomunicazioni stanno già proponendo soluzioni specifiche, le quali però, per quanto offerte a tariffe “dedicate” al contesto, “rappresentano pur sempre un onere aggiuntivo che si aggiunge alle difficoltà economiche che le nostre aziende sono chiamate ad affrontare oggi e nel prossimo futuro”, spiega Gea. In molti casi, inoltre, è anche necessario formare il lavoratore a questa modalità operativa, che purtroppo non è ancora molto diffusa tra le aziende. Infine, vi sono ancora ampie zone del territorio che non dispongono di una adeguata copertura di rete, fissa o mobile. Di qui la necessitò di un intervento della Regione a sostegno delle imprese che non si vogliono fermare.

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