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L'ANALISI

Augusto Preta: “Mercato video alle grandi manovre, l’Italia alla sfida convergenza”

Netflix, Amazon, AT&T, Disney, Fox, Sky, Comcast i protagonisti della guerra in corso sugli scenari internazionali intorno ai contenuti TV. L’esperto di media a Corcom: “Iin vista l’avvio di un processo virtuoso di sviluppo della domanda di servizi che favorirà la penetrazione della banda ultra larga”

14 Mar 2018

Roberta Chiti

“L’accordo Sky-Netflix conferma che anche in Italia, come già avvenuto negli Usa, nel Nord Europa e nel Regno Unito, la partita per la trasformazione del mercato video è in atto. Netflix è ormai diventato un protagonista anche nel nostro Paese in Italia e se la crisi irreversibile del tradizionale modello premium della pay Tv può essere considerata una delle cause della mancata conclusione degli accordi tra Vivendi e Mediaset per l’acquisto di Premium, è altrettanto vero che anche su questo versante interessanti novità potrebbero emergere all’orizzonte”: Augusto Preta, fondatore di ITMedia Consulting e uno dei maggiori esperti di mercato dei media, fa il punto sugli scenari che si stanno configurando in Italia ed Europa alla luce della digital transformation “accesa” dall’ingresso di Netflix nel mondo dei contenuti Tv.

Grandi manovre in corso, matrimonio AT&T-Time Warner, quello Disney-Fox e altri ancora. Cosa sta accadendo nel mondo televisivo e dei contenuti?

Accade che nel nostro paese spesso l’attenzione si concentri sui punti sbagliati dell’orizzonte, fissando eventi di corto respiro, senza vedere fenomeni sostanziali, tali da trasformare mercati e settori industriali consolidati da decenni. Quello che sta accadendo oggi è semplicemente il frutto di fenomeni precedenti, molto rilevanti, per certi versi decisivi, passati quasi nell’indifferenza dei media nazionali.

All’inizio dello scorso anno, due colossi della distribuzione video come Netflix e Amazon decidevano di affrontarsi su scala mondiale. In quel momento, all’osservatore più attento, non poteva sfuggire come dall’esito di questa sfida sarebbe dipesa una parte consistente del futuro dell’industria audiovisiva dei prossimi anni.

Quel che è certo è che da quel momento il mondo dei contenuti si è totalmente trasformato. Disney ha rotto gli accordi di distribuzione con Netflix e si avvia a lanciare un proprio servizio di video streaming. Dopo l’acquisizione di Direct TV, AT&T ripropone, in chiave moderna, il più grande merger della storia con Time Warner, a loro volta Disney e Fox, azionisti di Hulu, il terzo grande attore di questa vicenda, si accordano sotto la guida della società di Topolino, per integrare i loro business basati su grandi studios, broadcasters di prima grandezza e la più importante pay Tv europea (Sky). In questo contesto in grande ebollizione, la stessa Comcast, il maggiore cablo-operatore Usa, lancia un’offerta di acquisto di Sky, in diretta concorrenza con Fox, che detiene circa il 40%  della società.

In questo fervore di consolidamenti come legge la partnership Sky-Netflix?

Se l’inizio delle ostilità tra Amazon e Netflix aveva costituito un primo segnale, le novità sopra ricordate alzano in maniera evidente il livello dello scontro e prefigurano un’evoluzione molto meno pacifica e rassicurante per gli stessi giganti della rete. Qualunque sarà il risultato, quel che è certo è che tutto ciò ha importanti ripercussioni sul modo con cui gli attori europei e nazionali d’ora in poi sono chiamati a operare, in un contesto – quello del video streaming – che ha ormai messo in crisi il modello di business della pay TV e nel quale dunque strategie ed alleanze si stanno in questa fase rimescolando.

In altri termini, partendo da Sky, che dei due è quello che ha maggiormente sorpreso gli addetti ai lavori per questo accordo, ciò che questa piattaforma tv ha rappresentato agli occhi dei suoi abbonati, è che era l’unico luogo dove potevano vedere l’intera offerta televisiva, e che per avere questa esclusività, più ancora del valore dei singoli contenuti premium, erano disposti a spendere cifre davvero consistenti.

Oggi questo modello viene messo fortemente in crisi proprio da operatori come Netflix (in primis), Amazon e tutte le altre offerte di video streaming, alcune delle quali degli stessi broadcasters incluso Sky, che rischiano di cannibalizzare una parte del suo business, ma che soprattutto minano alle fondamenta il modello totalizzante del mondo Sky.

Da qui l’accordo, che però lascia ancora il dubbio se per Sky sia un modo per riproporre la propria visione monolitica, da giardino chiuso, inserendo il principale concorrente dentro la sua offerta (“if you can’t beat them, join them”) o se invece rappresenta la scelta conseguente di un operatore che ha già dichiarato nei mesi scorsi che il satellite non rappresenterà più in futuro la piattaforma privilegiata della propria strategia di business.

Che impatto avrà tutto questo nel mondo delle telecomunicazioni?

Se la centralità dei contenuti video diventa un fattore chiave per lo sviluppo delle reti a banda larga e ultra larga, a partire dall’elemento ritenuto di maggiore criticità, cioè la domanda, è facile ipotizzare una maggiore integrazione tra reti e contenuti, basata sulla contaminazione dei modelli di business.

La parola d’ordine anche nel mondo delle telco europee (senza scomodare la gigantesca fusione AT&T e Warner oltre Atlantico) è consolidamento e integrazione, con una nuova fase di sviluppo il cui driver è l’ultra larga banda, attraverso il rilancio della domanda, grazie ai servizi video e alla pay-tv. In Spagna la pay TV è Telefonica, principale operatore, Vodafone e Orange

Nel Regno Unito British Telecom ha acquisito da tempo un ruolo di primo piano nell’evoluzione del contesto competitivo della TV a pagamento, attraverso l’acquisto dei diritti delle principali manifestazioni sportive per quasi 2 miliardi di sterline. Il suo principale concorrente sull’offerta di servizi di rete è Sky, a sua volta operatore dominante nella pay TV.

Oggi dunque in grandi paesi come Regno Unito e Spagna chi fa broadband fa anche pay-tv e viceversa, non vi è più distinzione tra i due ambiti, e la tendenza si estenderà presto al resto d’Europa.

Alla luce di tutto ciò, cosa dovremmo attenderci nei prossimi mesi anche in Italia?

In primo luogo l’accordo Sky-Netflix conferma che anche in Italia, come già avvenuto negli Usa, nel Nord Europa e nel Regno Unito, le dinamiche sopra ricordate sono destinate ad affermarsi. Netflix è ormai diventato un protagonista anche in Italia e se la crisi irreversibile del tradizionale modello premium della pay Tv può essere considerata una delle cause della mancata conclusione degli accordi tra Vivendi e Mediaset per l’acquisto di Premium, è altrettanto vero che anche su questo versante interessanti novità potrebbero emergere all’orizzonte.

In particolare, anche alla luce del protagonismo delle telcos, dell’annunciato rilancio di TIM Vision, della possibile integrazione con Canal Plus e con i contenuti Mediaset, con sullo sfondo il grande tema dello scorporo della rete, è pensabile vi possa essere un rinnovato interesse tra Mediaset e Vivendi, con al centro proprio TIM.

In conclusione, per quanto riguarda l’impatto sul mercato italiano, l’impressione è che si assisterà a grandi cambiamenti nel prossimo futuro che contribuiranno certamente a mettere in moto in primo luogo quel processo virtuoso di sviluppo della domanda di servizi che favorirà la penetrazione della banda ultra larga (fibra ottica) anche nel nostro paese.

In una prospettiva temporale più ampia è peraltro prevedibile che gli attuali equilibri “televisivi” mano a mano si modificheranno e il mercato italiano, pur con il rischio di lasciare a operatori stranieri la guida delle operazioni, potrà essere anch’esso protagonista, al pari dei paesi più avanzati, del grande processo di trasformazione e convergenza in atto a livello globale.

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