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Brand Italia: mancano le strategie

30 Mar 2009

“Esportiamo nel mondo moda, design, alimentari di qualità: è
ora di cominciare a esportare anche comunicazione”. Così Umberto
Croppi, Assessore alle Politiche culturali e comunicazione del
Comune di Roma ha aperto i lavori al Forum della Comunicazione di
Roma.

“Il nostro è un Paese di grandi comunicatori, ma mancano le
strategie”, ha continuato Croppi, sottolineando il ruolo
crescente delle tecnologie a supporto delle campagne di marketing.
“Non voglio però dimenticare i passi da gigante compiuti dalla
PA negli ultimi anni”, ha concluso.

Debolezze ed eccellenze del brand Italia e del modo di comunicarlo
al resto del mondo: ne ha parlato anche Gianluca Comin, Presidente
Ferpi e direttore Relazioni esterne Enel: “All’estero la
percezione del nostro Paese è molto positiva quando si parla di
cibo, cultura, luoghi d’arte. Molto meno quando si parla di
produttività, tecnologie, modernità”.

L’Italia, che pure è al quarto posto tra i brand nazionali più
riconosciuti al mondo, non sa comunicare le tante eccellenze, ha
sottolineato Comin, ricordando la leadership negli yatch di lusso e
nella meccatronica, il surplus record dell’esportazione delle
quattro A (arredamento, alimentari, auto-meccanica, abbigliamento)
nel 2008, il primato nell’esportazione di prodotti creativi di
ogni genere dietro la Cina, un numero di visitatori di musei e siti
d’arte sempre in crescita (34 milioni di persone nel 2008):
“L’Italia è un Paese che funziona”, ha sintetizzato Comin,
“ma non trova la giusta dimensione quando si tratta di comunicare
i propri successi”.

Anche perché dei 160-180 milioni di euro annui che l’Italia
spende in promozione del proprio brand, solo la metà è usato per
pianificare campagne di marketing e il resto per pagare stipendi e
consulenti, a differenza di quanto fanno gli altri Paesi, che
investono tutto in marketing. “Occorre utilizzare meglio gli
investimenti e gestire l’immagine dell’Italia come se fosse una
marca”, ha concluso Comin.

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