AUDIOVISIVO

Cinema o streaming? Rischio pirateria con norme troppo restrittive

ITMedia Consulting: va trovata una quadra che tenga conto dei nuovi modelli di business per evitare che si inneschi l’effetto boomerang. La durata ottimale della permanenza dei film in sala in esclusiva va valutata con equilibrio

06 Giu 2022

Patrizia Licata

giornalista

Audiovisivo-Finestre distribuzione-ITMedia Consulting

Il rilancio del cinema in sala rispetto alla visione on demand sulle piattaforme in streaming non si può legare a norme troppo restrittive sulla distribuzione; il rischio è di favorire la pirateria. È quanto ha concluso lo studio di ItMedia consulting Le finestre di distribuzione del film nell’industria audiovisiva post-Covidpresentato in occasione dell’incontro presso la Camera dei Deputati “Prospettive di sviluppo per l’industria audiovisiva”.

Lo studio prende le mosse dalla consapevolezza che la pandemia ha determinato una crisi profonda dell’industria del  cinema, con lo stop alle produzioni e la chiusura delle sale. Il tutto nel momento in cui l’offerta in streaming esplodeva. Con il lento ritorno alla normalità e la ripresa delle produzioni, il settore che soffre di più, soprattutto in Italia, è l’esercizio, con perdite del 74% a fine 2021. Per favorire  il ritorno in sala, in varie occasioni, è emersa la volontà di un intervento governativo per regolare per legge il fenomeno delle finestre, estendendolo anche ai film non italiani non sostenuti da finanziamenti pubblici.

L’analisi comparata sui principali Paesi europei dimostra come non vi sia alcun rapporto diretto tra normativa sulle finestre e ritorno del pubblico in sala, come dimostrato dal maggiore recupero del Regno Unito, dove non c’è normativa, e dagli analoghi risultati, in situazioni opposte, di Spagna e Francia.

Il percorso dei film dalla sala al Vod alla Tv in chiaro

La durata ottimale delle finestre è fortemente dibattuta per l’emergere di tre fattori: l’aumentata competizione dei nuovi servizi digitali (Vod); la concentrazione degli ingressi nelle sale su un numero ristretto di film e per un limitato periodo di tempo; la pirateria.

Ciò ha portato a una costante riduzione delle finestre temporali di esclusiva per la sala tendenza che, accentuata dalla pandemia con la chiusura delle sale per lunghi periodi negli ultimi 2 anni, appare destinata a continuare anche in futuro.

Nello scenario post-Covid, con la riapertura delle sale, i film hanno ripreso lo schema consolidato: cinema, home entertainment fisico e digitale, SVod e pay-Tv, Tv in chiaro. Ma dallo studio non emergono prove che allungare i tempi di uscita in streaming garantisca un significativo vantaggio competitivo alla sala. Il mancato ritorno del pubblico in sala è dipendente da altri fattori: durata maggiore delle chiusure; timori legati al contagio (misure più rigide, popolazione più anziana); minore appeal della produzione locale.

Se il cinema resta il luogo privilegiato per vedere un film, non solo per certe tipologie di offerta, le nuove forme di fruizione spingono a una diversa cronologia, basata sull’autoregolazione, che consenta di massimizzare il valore del film in tutta la catena distributiva, secondo un modello di finestre flessibile e da valutare caso per caso.

Finestre troppo restrittive favoriscono la pirateria

Una regolamentazione più restrittiva a salvaguardia della sala, che imponga finestre per legge, appare inefficace nel favorire il ritorno del pubblico in sala. Tale soluzione, riducendo al contrario le opportunità di ricavo totale del film, non tiene conto del reale andamento del ciclo distributivo del film e crea ulteriori incentivi per utilizzi illegali dell’opera, si legge nel report.

Ai soggetti coinvolti nello sfruttamento del film in ciascuna finestra viene garantito un periodo di esclusiva (“finestra”) prima che il film stesso passi alla successiva. In questo modo i titolari dei diritti riescono a massimizzare i ricavi provenienti dai diversi canali distributivi, offrendo al contempo ai consumatori la possibilità di scegliere i formati e le modalità di visione preferite. Tuttavia, è fondamentale trovare il giusto equilibrio, non prolungando più di quanto non sia necessario l’esclusiva sulla prima finestra (sala). Da un lato, se la prima finestra è troppo breve, i ricavi complessivi possono subire un impatto negativo. Dall’altro, se la prima finestra è troppo lunga, la propensione del pubblico a vedere quel film può ridursi nel tempo, con effetti negativi sui ricavi a valle.

Le norme, continua lo studio, non possono non tenere conto dei nuovi modelli di business delle produzioni cinematografiche. La pandemia ha accelerato ulteriormente il passaggio verso le forme di fruizione SVod, il subscription video on demand, che ha avuto tassi di crescita ampiamente in doppia cifra a partire dal 2010, con il passaggio di Netflix dalla distribuzione fisica a quella digitale online.

Il SVod sta diventando la principale fonte di finanziamento del film. La sostanziale ripresa della sala a partire dal 2021 si prevede continuerà al pari della crescita della distribuzione online, in particolare lo SVod con tassi d’incremento che continueranno ad essere elevati anche nei prossimi anni.

Le finestre di esclusività in Italia

A fronte del profondo cambiamento nel modello di business, si è parallelamente ridotta la finestra di esclusività del cinema. L’Italia è sostanzialmente allineata con il resto d’Europa, con una riduzione delle finestre di esclusività nel corso del tempo, passate da 180 giorni a 135.

Nel nostro Paese, nelle prime 5-6 settimane si completa il ciclo di permanenza di un film in sala. Il 90% del totale box office di un film è ottenuto nelle prime 3 settimane e il 97% entro le prime cinque.

Con il diminuire della visione (box office) e della disponibilità sugli schermi, la pirateria diventa il metodo principale di consumo del film. Aumentare la finestra di esclusiva in sala, invece di espandere le opportunità per vedere il film, crea di fatto a “piracy exclusive window”, dal momento che non ci sono modalità legali disponibili per il consumatore tra la fine della programmazione in sala e la finestra Vod successiva. Tanto più si allunga la prima, tanto più la finestra esclusiva per la pirateria aumenta. In particolare, dalla 5a fino alla 13ma (o addirittura alla 26ma) settimana, la pirateria sarebbe l’unico modo – illegale – di accedere alla fruizione del film.

“Favorire il ritorno in sala attraverso un intervento normativo non appare dunque a nostro avviso la soluzione ottimale”, conclude lo studio.

Lo studio è stato realizzato da ITMedia Consulting in occasione dell’uscita del rapporto “Multiclient Von in Europe 2022- 25: The Big Gamble” e ne approfondisce un particolare aspetto legato alle prospettive dell’industria del film in Europa e in Italia.

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