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Contro la pirateria lo spariglio di Calabrò

Mentre si discute del decreto Romani un’indagine dell’Authority apre a nuovi rapporti tra Internet e diritto d’autore

19 Feb 2010

L’Authority per le garanzie nelle comunicazioni si decide a
prendere per le corna il problema della pirateria sul web, cercando
una soluzione che rompa con gli attuali schemi.  “Abbiamo fatto
la prima indagine conoscitiva in Italia sul diritto d’autore in
rete, da un punto di vista laico, non schierato. E abbiamo lanciato
alcune proposte al mercato”, dice Nicola d’Angelo, consigliere
Agcom e uno dei relatori dell’indagine, “Il diritto d’autore
sulle reti di comunicazione elettronica”
(http://www.agcom.it/Default.aspx?message=visualizzadocument&DocID=3790).

Agcom cerca in questo modo un approccio bipartisan al tema tentando
nello stesso momento di aprire un dibattito che coinvolga
consumatori, autori, operatori, verso soluzioni accettate da tutti.
Il punto di partenza è che Agcom riconosce, nell’indagine, di
avere un doppio mandato. Da una parte, è “l’organo deputato a
svolgere la attività di vigilanza a tutela del diritto d’autore
sulle reti di comunicazione elettronica”. Compito che si esprime
con “azioni di prevenzione in tutte le forme possibili e di
accertamento degli illeciti”. Dall’altra, scrive di dover
tenere conto anche di alcuni principi di parte opposta: “Il
diritto degli utenti all’accesso a Internet, come ribadito dal
nuovo Telecom Package.

L’indagine ribadisce che i provider non sono responsabili per i
contenuti che circolano sulle loro reti e di cui non sono a
conoscenza, come affermato dal diritto comunitario dal 2003. Agcom
esclude quindi la possibilità di affidare ai provider il compito
di monitorare la rete contro gli illeciti. Si schiera anche contro
il filtro dei contenuti Web e l’ispezione dei pacchetti di
traffico: sono pratiche che violano la privacy degli utenti e la
neutralità della rete.

Propone inoltre una serie di soluzioni, tenendo conto che bisogna
battere strade intentate per combattere la pirateria. Dal momento
che “i rimedi basati solo su divieti e sanzioni sono stati finora
poco efficaci”.

L'articolo completo sul Corriere delle comunicazioni in
uscita il 22 febbraio 2010