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LA RIFORMA

Copyright, l’Europa trova la quadra: remunerazione per i creatori, garanzie per gli utenti e regole per Google & co

Parlamento, Consiglio e Commissione Ue hanno trovato una soluzione “compromesso”. Nasce il nuovo “diritto editoriale”. La parola passa agli Stati membri e poi l’approvazione definitiva

13 Feb 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Diritti garantiti per gli utenti, equa remunerazione per i creatori, chiarezza delle regole per le piattaforme, alias reali benefici per tutti”: con queste parole il vice presidente della Commissione Ue Andrus Ansip sintetizza l’accordo sulla riforma del copyright raggiunto da Parlamento, Consiglio e Commissione Ue. Una soluzione “compromesso” che rappresenta la “quadra” di una discussione che va avanti da lungo tempo, trovata di fatto alla vigilia delle Elezioni europee.

“Anche se ciascuna delle singole parti si dirà scontenta per qualcosa, la soluzione complessiva troverà tutti d’accordo”, ha detto il relatore per l’Europarlamento, il popolare tedesco Axel Voss. “L’accordo è il segnale della nostra determinazione a creare un mercato unico digitale che incoraggi lo sviluppo di nuove imprese basate sui contenuti nell’interesse di tutti i cittadini europei. Sbloccheremo quindi le opportunità del mondo digitale, sia per i creatori, i cui diritti dovrebbero essere pienamente rispettati sia per i cittadini europei, che devono approfittare dei vantaggi offerti dal mercato unico digitale”, è il commento di Valer Daniel Breaz, ministro per la cultura e l’identità nazionale della Romania, il Paese che ha attualmente la presidenza di turno.

Tre i provvedimenti condivisi dal “Trilogo”: adattamento delle eccezioni- limitazioni del copyright all’ambiente digitale e transfrontaliero; miglioramento delle pratiche di licenza per garantire un accesso più ampio ai contenuti; realizzazione di un mercato ben funzionante per i diritti d’autore.

Riguardo alle eccezioni-limitazioni la direttiva introduce eccezioni obbligatorie al diritto d’autore ai fini del text and data mining, delle attività di insegnamento online e della conservazione e diffusione online del patrimonio culturale.

Sul fronte delle licenze la direttiva prevede norme armonizzate che agevolano lo sfruttamento di opere fuori commercio, il rilascio di licenze collettive con effetto esteso e l’autorizzazione per i diritti dei film tramite piattaforme di video-on-demand. Garanzia anche per editori e titolari del diritto d’autore: la direttiva introduce un nuovo diritto per gli editori per l’uso digitale delle pubblicazioni di stampa. Gli autori delle opere in questione avranno diritto a una quota degli introiti della casa editrice derivanti dal nuovo diritto.

Per quanto riguarda le piattaforme di condivisione dei contenuti online, la direttiva chiarisce il quadro giuridico all’interno del quale operano: tali piattaforme dovranno in linea di principio ottenere una licenza per le opere protette da copyright caricate dagli utenti, a meno che non siano soddisfatte alcune condizioni previste dalla direttiva. La direttiva sancisce inoltre il diritto degli autori e degli esecutori ad una remunerazione adeguata e proporzionata al rilascio o al trasferimento dei loro diritti, introduce un obbligo di trasparenza relativo allo sfruttamento delle opere autorizzate e un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni, accompagnato da un meccanismo alternativo di risoluzione delle controversie. Gli sviluppatori di software sono esclusi da queste regole. “Musicisti, attori, scrittori, giornalisti, audiomaker, avranno diritto a una giusta remunerazione anche dai giganti del web”, ha sottolineato il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani. “Le industrie culturali e creative sono tra i settori più importanti e dinamici dell’economia Ue, generando il 9% del Pil e dando lavoro a 12 milioni di persone. Senza un’adeguata remunerazione del loro lavoro, questi posti sono a rischio, così come l’indotto.  Non è accettabile che i giganti del web, che pagano nell’Unione tasse irrisorie trasferendo ingenti guadagni negli Usa o in Cina, si arricchiscano a spese dei contenuti creati in Europa”.

Il testo dovrà ora essere approvato dagli organi competenti del Consiglio e del Parlamento europeo. Dopodiché sarà sottoposto all’adozione formale da parte di entrambe le istituzioni.

Riforma Copyright, tutte le Q&A sulle nuove regole

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