L'OSSERVATORIO AGCOM

Coronavirus, in calo le fake news ma non abbastanza

Alla fine del primo mese di parziale riapertura dopo il lockdown il 30% delle notizie fa ancora capo a fonti non accreditate anche se si tratta di un dato in netta contrazione rispetto al “picco” di marzo. In diminuzione anche la visione di video sui social network

01 Lug 2020

Antonio Dini

Secondo il terzo numero dell’Osservatorio sulla disinformazione online dedicato al coronavirus dall’Agcom, alla fine del primo mese di riapertura graduale dopo il lockdown, riguarda il coronavirus ancora il 30% delle notizie complessivamente prodotte da fonti di disinformazione. Si tratta di un valore in calo rispetto al periodo più critico dell’emergenza e riflette un andamento in diminuzione, anche se meno accentuato rispetto a quello mostrato dall’informazione sulla pandemia. Di conseguenza, il peso della disinformazione pur calando cresce sul totale delle notizie online relative al coronavirus.

Dal lato degli utenti, i dati disponibili sul periodo del lockdown rivelano, accanto all’incremento del consumo di informazione, un significativo aumento della fruizione di notizie dai siti web di disinformazione (consultati dal 31% degli utenti online nel mese di marzo e dal 26% ad aprile). Per quanto riguarda la componente social, diminuisce sia l’attenzione dedicata al tema dalle fonti informative (con una copertura dell’argomento che nelle ultime settimane si porta su livelli inferiori rispetto a quelli osservati per le fonti di disinformazione), sia il volume di interazioni da parte dei cittadini con tali contenuti. In contrazione anche il tempo speso nella visione di video online sul coronavirus, tra i quali quelli inerenti alla cronaca, all’informazione scientifico-sanitaria e agli effetti socio-economici della pandemia risultano i più visti.

In termini generali, nei principali Paesi europei, il consumo di siti e app di informazione, social network e messaggistica, pur rimanendo su valori più alti rispetto al periodo precedente alla diffusione del contagio, tende a scendere nelle settimane di maggio. Molto visitati dai cittadini europei durante la fase emergenziale i siti delle fonti istituzionali, verso i quali l’attenzione è tornata a crescere in concomitanza degli annunci delle riaperture.

Ad aprile e maggio, inoltre, rimane alta a livello internazionale la frequenza di attacchi alla sicurezza informatica, con un considerevole incremento di minacce informatiche connesse al coronavirus e una maggiore diversificazione delle tecniche di attacco utilizzate. Tra i più colpiti, i settori della ricerca, sanità e smart working. Aumentano in misura considerevole anche i nuovi domini internet dannosi e ad alto rischio legati al coronavirus, con l’Italia che si colloca al primo posto in Europa e al secondo nel mondo (dopo gli Usa) per numero di nuove registrazioni malevole.

Hanno collaborato alla realizzazione del terzo numero dell’Osservatorio, che include anche un focus specifico dedicato al 5G e alle false informazioni diffuse durante l’epidemia, alcuni degli attori che partecipano alle attività del Tavolo Piattaforme digitali e Big data – Emergenza Covid-19. In particolare Auditel (per l’approfondimento sui video online), Audiweb (per quel che attiene alla fruizione online delle notizie), Comscore (per il confronto internazionale), Sensemakers-Shareablee (per l’analisi sui contenuti social) e Sogei (con particolare riguardo agli attacchi informatici legati al coronavirus).

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5