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Corte Ue respinge ricorso Mediaset: recuperare i contributi decoder

Lo Stato italiano dovrà recuperare dalle società televisive gli incentivi erogati nel 2004 e 2005 per l’acquisto dei set-top-box. Secondo Bruxelles la misura è un aiuto di Stato a favore delle emittenti terrestri e, indirettamente, a sfavore delle satellitari

15 Giu 2010

Il contributo italiano per l'acquisto dei decoder del digitale
terrestre è un aiuto di Stato e deve essere recuperato: è quanto
stabilisce la Corte di giustizia della Ue, che ha respinto un
ricorso di Mediaset.

''La misura – spiega la Corte – non e' neutra dal punto
di vista tecnologico e attribuisce alle emittenti digitali
terrestri un vantaggio indiretto a danno delle emittenti
satellitari''.

In primo luogo, il Tribunale dell'Unione europea afferma che la
misura consentiva alle emittenti digitali terrestri e agli
operatori via cavo, fra cui Mediaset, di godere di un vantaggio
rispetto alle emittenti satellitari. Questo perché, per ottenere
il contributo, era necessario acquistare un apparecchio per la
ricezione di segnali televisivi digitali terrestri, e ''un
consumatore che avesse optato per un apparecchio che consentisse
esclusivamente la ricezione di segnali satellitari, non avrebbe
potuto beneficiarne''. Il contributo non rispondeva,
quindi, al requisito della ''neutralita'
tecnologica''.

Inoltre la misura ha spinto i consumatori a passare dal sistema
analogico a quello digitale terrestre e, allo stesso tempo, ha
consentito alle emittenti digitali terrestri di consolidare la loro
posizione sul mercato, in termini di immagine di marchio e di
fidelizzazione della clientela, spiega la Corte nella sentenza. In
piu', ''la riduzione automatica del prezzo derivante
dal contributo era tale da incidere sulle scelte dei consumatori
attenti ai costi''.

Il Tribunale ritiene poi che ''il carattere selettivo della
misura abbia prodotto una distorsione della concorrenza tra
emittenti digitali terrestri e emittenti satellitari''.
Infatti, sebbene tutte le emittenti satellitari avrebbero potuto
beneficiare della misura offrendo decoder ibridi (con tecnologia al
tempo stesso terrestre e satellitare), ''cio' avrebbe
implicato per le medesime un costo supplementare che avrebbero
dovuto ripercuotere sul prezzo di vendita ai
consumatori''.

La Corte si è espressa oggi su un ricorso di Mediaset contro la
Commissione Ue che gia' nel 2007, in seguito alle denunce
presentate dalle emittenti satellitari (in particolare, Centro
Europa 7 Srl e Sky Italia Srl), aveva stabilito che il contributo
per i decoder era un aiuto di Stato e imponeva all'Italia di
recuperarlo. Mediaset aveva quindi fatto ricorso alla Corte Ue.

La Commissione europea ''accoglie con favore'' la
decisione della Corte Ue. ''La Commissione Ue approva i
sussidi ma solo se non favoriscono un gruppo di operatori rispetto
ad altri e se rispondono al requisito della neutralita'
tecnologica'', ha detto Amelia Torres, portavoce del
commissario europeo alla Concorrenza Joaquin Almunia.

Mediaset ''si riserva un'attenta lettura delle
motivazioni della sentenza del Tribunale di primo grado della
Unione Europea ma annuncia l'intenzione di proporre
l'impugnazione alla Corte di Giustizia Europea''.
L’azienda in una nota dice che che i contributi pubblici ai
decoder per il digitale terrestre sono stati erogati direttamente
ai consumatori e non ai broadcaster che trasmettono in digitale
terrestre. E pertanto Mediaset non ne ha tratto alcun
vantaggio''.

Secondo il gruppo del Biscione ''lo stesso Tribunale, nella
sua sentenza, non ravvisa alcun collegamento tra il contributo
pubblico e il lancio dell'offerta a pagamento Mediaset Premium,
il cui costante successo è frutto solo dello sforzo
competitivo
posto in essere dal Gruppo Mediaset. Per tutti questi motivi
Mediaset è certa delle proprie buone ragioni. E sottolinea che per
senso di responsabilità ha già accolto la richiesta del Ministero
delle Comunicazioni italiano di provvedere al versamento preventivo
della somma imputabile a tale presunto 'aiuto di Stato'.
Somma di cui ha gia' chiesto la restituzione al Tribunale di
Roma, competente in materia, dinanzi al quale e' pendente un
procedimento in tal senso''.

Nel 2009 Mediaset si era opposta alla Commissione europea che aveva
bocciato gli aiuti pubblici decisi dal governo Berlusconi per
spingere (2004 e 2005) l'acquisto di decoder digitali per la
televisione. Secondo l’allora responsabile antitrust europea
Neelie Kroes si trattava di "un aiuto di stato illegittimo e
incompatibile con le norme europee" dal momento che costituiva
"un vantaggio indiretto" per Rai e Mediaset (85% delle
audience tv). Secondo la Ue sarebbe toccato alle due società Kroes
sostenere le spese del rimborso parziale.

La Commissione europea in quell’occasione decise di salvare gli
incentivi agli utenti valdostani e sardi per il 2006, giudicati
compatibili con norme comunitarie perché motivati da
"interesse comune" (lo sviluppo della tecnologia digitale
in zone anche disagiate): senza contributi pubblici, secondo la Ue
il digitale non sarebbe decollato.

Nessun addebito invece per i produttori di decoder perché non
avevano beneficiato di un "vantaggio particolare e
specifico" dall’aiuto.

Con una decisione del 2006 l’Antitrust italiano aveva stabilito
che il governo non aveva violato la legge sul conflitto di
interessi. Anche la società “solari.Com”, controllata al 51%
da Paolo e Alessia Berlusconi attraverso la Pbf da loro posseduta
(distribuisce in Italia i decoder digitali Amstrad mhp), non aveva
beneficiato di vantaggi preferenziali dato che la quota di mercato
è inferiore al 5%.

Le misure oggetto del no di Bruxelles riguardano i contributi
pubblici di 150 euro erogati nel 2004 e di 70 euro nel 2005
destinati direttamente a chi aveva acquistato decoder per il
digitale terrestre. Un pacchetto del valore di 220 milioni di euro,
secondo Bruxelles, i grado di garantire un vantaggio alle tv
terrestri e agli operatori terrestri di rete che offrono servizi a
pagamento:
Rai, Mediaset, La7 (Telecom) e Fastweb avrebbero, secondo
Bruxelles, beneficiato della creazione di un mercato più ampio
grazie al quale hanno fornito nuovi servizi a pagamento "a
costi bassi".

L'incompatibilità su cui accende i riflettori la Ue deriva dal
fatto che gli incentivi non sono neutrali dal punto di vista
tecnologico perché "non sono previsti per i decoder per la
radioffusione satellitare pur essendo concesso anche per i decoder
che utilizzano la tecnologia via cavo"; comportano una
"indebita" distorsione della concorrenza. E, per finire,
non sono volti a un obiettivo specifico di carattere sociale o
culturale.

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