L'ORDINANZA

Diritto d’autore, la Cassazione: Internet provider responsabili dei contenuti solo se “attivi”

La Suprema Corte chiude la vicenda della piattaforma Usa Break Media accusata da Rti di aver illecitamente pubblicato filmati non suoi. Soddisfatta l’Aiip: “Escluso chi fa mero trasporto passivo, il principio sia applicato anche contro gli streaming sportivi illegali”

30 Dic 2021

Veronica Balocco

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Il caso dell’hosting provider statunitense Break Media accusato da Rti, società del gruppo Mediaset, di violazione del diritto d’autore per aver ospitato sul proprio portale circa 40 filmati di proprietà dell’azienda italiana, è giunto alla sua conclusione giudiziaria: l’ordinanza 39763/2021 (SCARICA QUI IL TESTO ORIGINALE) della I sezione civile della Corte di Cassazione ha stabilito chiaramente la responsabilità della piattaforma per la violazione dei diritti d’autore, nonostante Break Media si difendesse sostenendo di essere un mero “contenitore” e di non avere responsabilità per la presenza di contenuti illeciti. Secondo la Cassazione, infatti, quello assunto dalla società Usa è stato un ruolo “attivo”, con conseguenti responsabilità in termini di violazione del copyright.

Due tipologie di hosting provider

Di fatto la Suprema Corte ha ricostruito la figura dell’hosting provider, illustrando il discrimine tra quello attivo e quello passivo. Quest’ultimo svolge un’attività neutra e meramente automatica, e può quindi appellarsi alla clausola di esclusione della responsabilità prevista dalla direttiva sul commercio elettronico. Differente il caso dell’hosting provider attivo, come la società americana in questione, il quale svolge un’attività di selezione e catalogazione dei contenuti, implicando quindi l’applicazione delle regole generali in materia di responsabilità. 

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La soddisfazione dell’Aiip

Alla luce della sentenza, l’Aiip, l’associazione italiana degli Internet provider, ha espresso pubblicamente, attraverso una nota, la propria soddisfazione: “Il provvedimento  – scrive in una nota – esclude dunque, seppur implicitamente, gli Isp che fanno “mero trasporto” e hosting passivo dalle conseguenze dei comportamenti degli utenti“. L’AIIP auspica inoltre che i disegni di legge attualmente in discussione alla Camera dei Deputati in materia di contrasto allo streaming illegale di eventi sportivi recepiscano tale principio e prevedano obblighi di filtraggio e blocco soltanto a carico di quelle piattaforme che intervengono attivamente e consapevolmente nella commissione degli illeciti.

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