LA SENTENZA

Editoria online, Agcom la spunta su Meta. Capitanio: “Tutelare il giornalismo di qualità”

Il Consiglio di Stato dà ragione all’Authority nel ricorso contro il provvedimento del Tar del Lazio che aveva disposto la sospensione del regolamento sull’equo compenso. Il Commissario: “Segnale rassicurante, conviene a tutti un accordo di buon senso”. Plaude la Fieg. Ora si attende il pronunciamento della Corte di Giustizia Ue

Pubblicato il 12 Mar 2024

Domenico Aliperto

capitanio

Agcom e Fieg ottengono una prima vittoria contro Meta. Il Consiglio di Stato ha infatti reintrodotto il principio del cosiddetto “equo compenso” che le grandi piattaforme del web sono tenute a garantire quando utilizzano i contenuti editoriali. La società di Mark Zuckerberg si era schierata contro il regolamento dell’Authority, ottenendo dal Tar del Lazio la sospensione del provvedimento. Il che ha provocato la contromossa dell’Agcom che, insieme con Fieg, si è rivolta al Consiglio di Stato.

L’evoluzione del caso

In particolare, la sesta sezione di Palazzo Spada ha emanato, in seguito all’udienza del 7 marzo, un’ordinanza che di fatto ripristina il regolamento sull’equo compenso a vantaggio degli editori. Si tratta di una delibera Agcom arrivata in attuazione dell’articolo 43-bis della legge sul diritto d’autore che ha rappresentato una vera e propria svolta in un settore attraversato dalle grandi trasformazioni indotte dalle tecnologie digitali e con la forte espansione dei contenuti editoriali originali sulle piattaforme social.

La nuova versione della legge sul diritto di autore prevedeva, infatti, la possibilità di una trattativa privata fra editori e piattaforme ma anche l’eventualità di dare ad Agcom la responsabilità di una negoziazione assistita in caso di controversia. II blocco cautelare del regolamento da parte del Tar mancava secondo i ricorrenti del requisito del periculum in mora, e quindi dell’irreparabilità del danno, unita alla non considerazione del principio del “value gap” sancito dalla Ue. Da qui l’ordinanza del Consiglio di Stato, a cui deve ancora seguire il pronunciamento della Corte di Giustizia Ue.

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Capitanio: “Conviene a tutti un accordo di buon senso”

“La partita è ancora lunga, ma dal Consiglio di Stato è arrivato sicuramente un segnale rassicurante per l’editoria e per il giornalismo, che sono cardini della nostra democrazia”, commenta Massimiliano Capitanio, Commissario Agcom. “Viene sancito che i procedimenti avviati da Agcom per la determinazione dell’equo compenso non configurano un pericolo tale da essere qualificato come grave e irreparabile per Meta, confutando quel ‘pregiudizio economico’ invocato per le misure cautelari e che forse non attiene al soggetto proprietario di Facebook, Instagram e del neonato Threads. A molti è purtroppo sfuggito il fatto che il Regolamento Agcom ‘prevede, di fatto, un meccanismo per giungere a un accordo, ma resta ferma la facoltà di adire il giudice competente’, quindi i legittimi interessi in gioco sono tutelati. In attesa che si pronunci la Corte di Giustizia europea, Agcom resta arbitro imparziale in questa partita dove conviene a tutti trovare un accordo di buon senso: far circolare informazione di qualità fa bene anche alle piattaforme”.

Fieg: “Da oggi trattative sulla base dei criteri di riferimento Agcom”

Anche Fieg esprime soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato. “La sospensione”, hanno osservato gli editori Fieg nella memoria a sostegno delle ragioni dell’Autorità, “avrebbe avuto come solo effetto quello di privare editori e piattaforme digitali della possibilità di avvalersi dell’apporto di un soggetto terzo competente (l’Agcom), in grado di facilitare il raggiungimento di un accordo. All’esito della bilanciata valutazione dei contrapposti interessi operata dal Consiglio di Stato, il Regolamento Agcom torna a essere efficace e a svolgere la sua funzione fondamentale per il buon esito delle trattative, che da oggi potranno nuovamente svolgersi anche tenendo conto dei criteri di riferimento elaborati dall’Autorità al fine di determinare quanto dovuto agli editori per l’uso che le piattaforme fanno dei contenuti giornalistici”, chiosa la nota Fieg.

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