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Ericsson: “Gli Isp non possono fare i poliziotti del web”

Per il vendor svedese la responsabilità di difendere il copyright spetta ai detentori dei diritti, non ai service provider. Una posizione contenuta in un discussion paper che getta dubbi sull’approccio dei “tre colpi” e del taglio della connessione Internet ai “pirati”

04 Nov 2011

Non spetta agli Internet service provider fare i poliziotti del
web: a sostenerlo è Ericsson in un discussion paper sugli approcci
globali al problema della protezione del copyright su Internet, un
documento che arriva proprio mentre la Nuova Zelanda avvia
l’attuazione della nuova legge anti-pirateria basata sui
cosiddetti “tre colpi”: gli Isp dovranno mandare avvertimenti
agli utenti colti mentre effettuano download illegali.

Ericsson sostiene però che occorra un “approccio più
equilibrato” e critica le iniziative dei detentori del copyright
che in diversi Paesi del mondo, come la Francia, chiedono un
intervento forte di controllo e prevenzione da parte degli Isp. Per
l’azienda svedese, il compito di far rispettare il diritto
d’autore è di chi lo possiede: “Il detentore dei diritti
dovrebbe assumersi la responsabilità di far rispettare la
proprietà intellettuale e dovrebbe anche pagare un indennizzo
all’Isp nel caso questi subisca costi o perdite a causa della
pirateria”, afferma Ericsson.

"Bisogna evitare di dare in outsourcing agli Isp il compito di
far rispettare i diritti sulla proprietà privata”, ribadisce il
documento di Ericsson. “Eventuali sanzioni spettano poi ai
tribunali. Solo i dovuti processi legali possono garantire
un’equa valutazione di prove e accuse, consentire la difesa e
imporre pene commisurate”. Per Ericsson tagliare all’utente la
connessione Internet è una misura estrema, in alcuni casi
esagerata rispetto alla violazione commessa. Il vendor svedese
afferma che aggirare il sistema legale usuale affidando a attori
diversi il compito di far rispettare le regole su Internet rischia
di calpestare diritti fondamentali dell’utente, mentre la legge
va sempre applicata in modo “regolare ed equo”.

Ericsson continua sostenendo che una riforma del copyright che
tenga conto del file sharing non può essere "a un senso”,
cioè solo a favore dei detentori del copyright, ma deve mostrarsi
flessibile come le leggi che in passato hanno regolato altre aree,
per esempio i videoregistratori: per Ericsson occorre tenere conto
anche delle “ragionevole aspettative degli utenti”. Nel caso
delle videoregistrazioni dalla tv o di alcune registrazioni di file
musicali sono stati introdotti emendamenti alla legge sul
copyright, legalizzando le copie effettuate per l’uso personale,
creando eccezioni all’uso esclusivo o applicando il principio del
"fair use", nota Ericsson, pur aggiungendo che questo non
deve autorizzare gli utenti in linea generale a condividere le
opere altrui violandone i diritti.

Ma quale la ricetta per ridurre il fenomeno della pirateria
online? Ericsson non ha dubbi: le aziende dovrebbero trovare modi
per rendere i loro contenuti disponibili online in modo “rapido,
legale ed economico”:

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