Facebook alza in tiro in Australia: bloccata la condivisione di link e notizie - CorCom

LA GUERRA DELLE NEWS

Facebook alza in tiro in Australia: bloccata la condivisione di link e notizie

Dura reazione del social media davanti al disegno di legge che impone ai colossi del web il pagamento delle news. E intanto Google trova un’intesa triennale con News Corp: pagherà per i contenuti

18 Feb 2021

Veronica Balocco

Si inaspriscono i toni del confronto fra Facebook e il governo australiano: il gigante dei social media ha bloccato agli utenti la condivisione di link e notizie. Si tratta della reazione al disegno di legge, ora all’esame del Senato, che intende costringere i colossi del web a pagare gli editori per la condivisione delle news.

La novità è scattata stamane, quando agli utenti australiani di Facebook è stato impedito di visualizzare i link alle notizie dei media locali o internazionali. Allo stesso modo, le persone che vivono all’estero non possono più accedere alle notizie australiane. Il governo australiano ha reagito con rabbia, anche perché sono state bloccate anche le pagine Facebook ufficiali dei servizi di emergenza, di sanità o di polizia, utilizzate ad esempio per allertare la popolazione in caso di incendi boschivi, cicloni o persino epidemie.

Per il governo è “una misura brutale”

Il ministro delle Finanze, Josh Frydenberg ha definito la misura di Facebook “non necessaria, brutale” e, ha detto, “danneggerà l’immagine del social in Australia“. Il ministro ha assicurato che il suo governo resta “risolutamente determinato” ad andare in fondo con la proposta di legge, già adottata la scorsa settimana dalla Camera dei Rappresentanti. “Quello che gli eventi di oggi confermano per tutti gli australiani è il dominio di questi colossi nella nostra economia e nel panorama digitale”, ha aggiunto il ministro, poche ore dopo aver detto in un tweet di aver avuto una “discussione costruttiva” con il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg.

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Un portavoce di Facebook ha affermato che le pagine ufficiali del governo “non dovrebbero essere interessate” dalle misure di rappresaglia. Il portavoce si è impegnato a ripristinare tutte le pagine che sono state “inavvertitamente colpite”. La direttrice di Human rights watch Australia, Elaine Pearson, ha definito il blocco – che ha avuto anche un impatto sulle organizzazioni non governative, nonché sulla pagina Facebook di Hrw – “una svolta preoccupante e pericolosa”. “Interrompere l’accesso a informazioni vitali a un intero Paese nel cuore della notte e’ inaccettabile”, ha avvertito.

Il governo australiano e gruppi di stampa hanno espresso preoccupazione per una possibile proliferazione di false informazioni, perché diverse pagine Facebook che sostengono teorie del complotto e disinformazione non sono state interessate da questo provvedimento. Ogni mese circa 17 milioni di australiani utilizzano Facebook.

Google e Murdoch: accordo triennale per le news

Intanto, a differenza del social di Zuckerberg, Google ha firmato negli ultimi giorni accordi con tre principali media australiani, accettando di pagare “somme significative” in cambio dei contenuti. In particolare, stretto un accordo con la News Corp di Rupert Murdoch per i contenuti dei siti di notizie in tutto il suo impero mediatico.

Nell’ambito dell’intesa triennale, i marchi di News Corp negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia (come The Wall Street Journal e New York Post) saranno presenti in Google News Showcase. Le società stipuleranno un accordo di compartecipazione alle entrate pubblicitarie, svilupperanno una piattaforma di abbonamento e YouTube investirà nel video giornalismo come parte dell’accordo.

Google, come Facebook, si era sono opposto con forza alla proposta di legge australiana. Aveva addirittura minacciato di ritirare il suo servizio dal Paese ,se fosse stata emanata. La scelta di cedere e stringere un patto con News Corp, annoverato peraltro fra i critici di lunga data di Google, è dovuta alle preoccupazioni per il futuro. Secondo Mountain View, infatti, la legislazione proposta in Australia minaccia di mettere a repentaglio le future operazioni della piattaforma tecnologica nel Paese.

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