IL CASO

Facebook, stop alle news? Cresce l’attesa sul verdetto del Congresso Usa

In caso di approvazione del Journalism Competition and Preservation Act, legge che rafforza la posizione negoziale dei media rispetto ai giganti del web, Meta potrebbe trovarsi costretta a rimuovere tutti i contenuti informativi dalla piattaforma

Pubblicato il 06 Dic 2022

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Meta, la società madre di Facebook, potrebbe presto dover rimuovere tutti i contenuti news dalla sua piattaforma: a deciderlo sarà il Congresso americano, nel caso in cui approvi il Journalism Competition and Preservation Act, un legge che rafforza la posizione negoziale dei media rispetto ai giganti del web, facilitando negoziati collettivi per la distribuzione delle notizie online.

Schieramenti pro e contro

La News Media Alliance, un gruppo commerciale che rappresenta gli editori di giornali, sta esortando il Congresso ad aggiungere il disegno di legge a quello sulla difesa, sostenendo che “i giornali locali non possono permettersi di sopportare molti altri anni di uso e abuso di Big tech, e il tempo per agire sta diminuendo. Se il Congresso non agisce presto, rischiamo di consentire ai social media di diventare de facto il quotidiano locale americano”.

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Dall’altra parte, oltre due dozzine di gruppi, tra cui l’American Civil Liberties Union, Public Knowledge e la Computer & Communications Industry Association, hanno esortato il Congresso a non approvare il disegno di legge, affermando che “creerebbe un’esenzione antitrust sconsiderata per editori e emittenti” e ricordando che la proposta non imporrebbe che “i fondi guadagnati attraverso la negoziazione o l’arbitrato saranno pagati anche ai giornalisti”.

La dura posizione di Meta

La stessa Meta ha reso nota la notizia attraverso un comunicato rilanciato su Twitter dal suo portavoce, Andy Stone. “Se il Congresso approverà un disegno di legge sbagliato come parte di una legislazione sulla sicurezza nazionale, saremo costretti a considerare la rimozione in blocco delle notizie dalla nostra piattaforma, piuttosto che sottoporci a negoziati imposti dal governo che ignorano ingiustamente il valore che forniamo ai media attraverso l’aumento di traffico e abbonamenti”, si legge nel comunicato diffuso da Stone. “Il Journalism Competition and Preservation Act non riconosce il punto chiave: editori ed emittenti mettono essi stessi i loro contenuti sulla nostra piattaforma perché questo favorisce i loro profitti, non viceversa”. Secondo Meta, conclude il comunicato citato dal portavoce “il fatto che il governo crei un’entità simile a un cartello che esige che una società privata debba sussidiare altre entità private è un terribile precedente per tutte le imprese americane”.

Il precedente australiano

Come ricorda Reuters, esiste un precedente simile relativo all’Australia: dopo l’approvazione di una legge analoga da parte di Canberra, il News Media Bargaining Code, nel marzo del 2021, malgrado una breve sospensione dei contenuti media australiani da parte di Facebook, i colossi del web come Meta e Alphabet (società-madre di Google) alla fine hanno ceduto e hanno sottoscritto una trentina di accordi con le società media australiane. Gli accordi prevedono compensazioni economiche per i media sulla base del fatto che i contenuti pubblicati sulle piattaforme online come Facebook e Google News generano traffico e ricavi pubblicitari per le società del web.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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