L'EMERGENZA

Coronavirus, lo sciacallaggio del business: libri e “pozioni” sui siti di e-commerce

L’Oms convoca i big del tech e dei social per fare fronte alla disinformazione e combattere le fake news che stanno accentuando allarmismi e paure. E intanto c’è chi approfitta della situazione per fare soldi

17 Feb 2020

Antonio Dini

Le fake news sul coronavirus sono ancora più insidiose della malattia e si combattono facendo gioco di squadra. L’Organizzazione mondiale della sanità ha richiesto e organizzato un incontro con i big del tech che si occupano di social: Amazon, Facebook, Google, Twitter, YouTube, tra i più grandi, ma anche una dozzina di altre società. L’obiettivo è trovare strategie per contrastare la diffusione di fake news e informazioni sbagliate sul coronavirus, che sono diventate un problema nel problema.

L’incontro è stato organizzato nel campus di Facebook, a Menlo Park nella Silicon Valley, ed è stata una giornata di lavoro pensata per trovare delle soluzioni comuni, al di là delle differenze e soprattutto della competizione che esiste tra molte di queste aziende.

Durante la riunione la Oms ha condiviso delle informazioni sul modo con il quale contrasta il coronavirus mentre i partecipanti hanno presentato le loro idee su come affrontare l’epidemia. Ciascuna delle aziende ha avuto alcuni minuti per presentare le proprie soluzioni. È stato anche concordato di non condividere pubblicamente i reciproci sforzi interni perché si tratta di aziende in competizione tra di loro.

Oltre ai big già indicati, secondo alcune fonti raccolte dalla stampa americana, c’erano anche Twilio, Dropbox, Verizon, Salesforce, AirBnB, Kinsa e Mapbox. Mancavano invece Apple, Lyft e Uber, nonostante fossero state invitate.

Il principale argomento di discussione è stato il modo in cui le aziende stanno lavorando per ridurre la diffusione della disinformazione. Andy Pattison dell’Oms ha detto che il “tono sta cambiando”, dato che Big del tech stanno iniziando a farsi avanti per combattere le notizie false sul coronavirus. Pattison ha detto che durante la riunione si è offerto di aiutare le aziende a controllare le informazioni che loro o i loro utenti pubblicano, piuttosto che affidarsi a terzi non competenti sull’argomento.

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Mentre la gente continua a cercare informazioni sul coronavirus, c’è chi in malafede ha approfittato della curiosità e ha visto invece un’opportunità per fare soldi. Su Amazon sono comparsi libri che alimentano la paura del virus e notizie false stanno continuando a diffondersi su Facebook e le altre piattaforme di social media. Ad esempio, in molti negozi online di e-commerce, tra cui anche Amazon, compaiono spesso preparati a base di vitamina C per via di fake news secondo cui si può utilizzare per curare il coronavirus.

“Twitter, YouTube e altri siti di social media sono ancora inondati di disinformazione: una vera “infodemia””, ha detto Pattison. L’incontro comprendeva anche spazio per la discussione sulla preparazione alle catastrofi in generale e sui modi per diffondere informazioni accurate ai consumatori.

Alla fine della giornata di incontri le aziende hanno concordato di continuare a lavorare su strumenti di collaborazione, su contenuti migliori e su un call center con il quale le persone possano porre delle domande o ricevere dei consigli sull’argomento.

“Uno dei motivi – ha detto Pattison – per cui ci sono molte informazioni false è perché c’è un divario nei contenuti”. Diverse aziende come Facebook e Amazon si sono offerte di condividere spazi pubblicitari o di offrire volontari per aiutare a contenere la diffusione della disinformazione, ha detto Pattison. Alcune idee sono state già implementate: tra queste, uno spazio online di lavoro e una mailing list, ha detto Pattison. Il gruppo di aziende tecnologiche ha deciso di incontrarsi di persona ogni pochi mesi fino a quando il coronavirus non sarà sotto controllo.

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