Fake news: "Web company cambieranno solo se costrette" - CorCom

RELAZIONE AGCOM

Fake news: “Web company cambieranno solo se costrette”

Diffusione di notizie false online, il presidente Agcom: senza controllo esterno “legittimo dubitare che gli operatori siano disponibili a sacrificare introiti pubblicitari a favore di costi per il contenimento dei danni in reputazione”

11 Lug 2017

Di fronte alla pericolosità della diffusione di notizie false sul web “depone a favore di un intervento normativo la preoccupazione per l’eccessivo potere delle piattaforme online. Ci si chiede, infatti, come sia possibile fidarsi della promessa dei colossi del web di sviluppare algoritmi finalizzati a rimuovere le informazioni false e virali se questi stessi colossi sono anche i principali ‘utilizzatori’ gratuiti dell’informazione attraverso i motori di ricerca e la gestione degli algoritmi che determinano la gerarchia delle preferenze”. Lo sostiene Angelo Marcello Cardani, presidente dell’Agcom, nella relazione annuale al Parlamento, aggiungendo che “sembra legittimo dubitare che, in assenza di un controllo esterno e terzo, questi operatori siano disponibili a sacrificare i ricchi introiti pubblicitari a favore di costi per il contenimento dei danni in reputazione”. Infine “anche laddove si optasse per soluzioni di autoregolamentazione, queste partano dal basso e consentano la partecipazione dei veri danneggiati dalle notizie false e virali o dalla diffamazione”.

Quanto alle ricadute di Google e Facebook sul mercato pubblicitario italiano, le due piattaforme insieme “detengono ben oltre il 50% dei ricavi netti da pubblicità online”, dice Cardani, che complessivamente per il 2016 si attestano su un valore stimato pari a 1,9 miliardi di euro. Lo rileva l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni nella Relazione annuale al Parlamento. La ripartizione degli investimenti in pubblicità online per device a livello mondiale negli ultimi cinque anni – segnala l’Agcom – indica una crescita della spesa riferibile agli apparecchi mobili, rispetto alla pubblicità veicolata attraverso desktop, che è passata dal 25% nel 2014 al 42% nel dato previsionale per il 2016.

Sul fronte media il 2016 “sarà ricordato anche per il rinnovo della Convenzione Stato-Rai, che delinea la cornice in cui si collocano missione e obblighi del servizio pubblico” ha ricordato Cardani, spiegando che secondo il modello pubblico-privato prescelto, la Rai può svolgere attività commerciali nel mercato in concorrenza, sebbene in misura contenuta e tale da non generare distorsioni sul mercato. Sui principi, criteri e condizioni della Convenzione dovra’ incardinarsi il contratto di servizio quinquennale. Anche attraverso l’iniziativa dell’Autorità, sara’ importante definire con chiarezza la base sui cui la Rai dovra’ operare, sia nei servizi-prodotti verso i consumatori che pagano il canone sia rispetto alle attivita’ commerciali ed editoriali svolte nel mercato libero. Un ruolo piu’ difficile in un sistema ‘misto’ senza una scelta legislativa chiara sulla separazione (per canale, per fascia oraria, per contenuto della programmazione, come avviene in altri servizi pubblici europei) delle attivita’ coperte da canone del servizio pubblico, che rappresenta il 74% delle risorse complessive”.

Il nuovo contratto di servizio dovrà “definire con chiarezza la base su cui Rai dovrà operare, sia nei servizi/prodotti verso i consumatori che pagano il canone, sia rispetto alle attività commerciali ed editoriali svolte nel mercato libero”. Un ruolo “più difficile in un sistema ‘misto'”, dice il presidente Agcom Angelo Marcello Cardani nella Relazione al Parlamento, “senza una scelta legislativa chiara sulla separazione (per canale, fascia oraria, contenuto) delle attività coperte dal canone”, pari al 74% delle risorse complessive.

Quanto alla ripartizione ricavi sul fronte tv nel 2016 Sky si conferma in pole position nella ripartizione dei ricavi dell’intero settore televisivo, seguita da Rai e Mediaset.Sky si mantiene al primo posto con il 32%, ma la sua quota si riduce di 1,5 punti percentuali. Seguono il gruppo Rai, con una quota prossima al 29,7% che, a fronte dell’incremento dei ricavi conseguiti, pari a 1,8 punti percentuali, balza al secondo posto, e il gruppo Fininvest-Mediaset, presente in entrambi i comparti della tv in chiaro e a pagamento che presenta un’incidenza sul totale del 28%.

Nel trend di generale contrazione delle risorse del settore media, la tv “mostra nel 2016 i più evidenti segni di ripresa”, tornando ad attestarsi “sopra gli 8 miliardi di euro”. Lo rileva l’Agcom nella Relazione annuale al Parlamento. Si segnala “un livello di concentrazione elevato” nella tv in chiaro, con “oltre l’80% dei ricavi” in capo a Rai e Mediaset, e “tipicamente molto elevato” nella pay, con il gruppo 21st Century Fox/Sky Italia che è di gran lunga in testa (77%), mentre Fininvest/Mediaset è al 21%.

Nel mercato dei media “la stampa è il settore che evidenzia i segnali di maggiore sofferenza” e “i quotidiani continuano a mostrare il declino strutturale”: i ricavi complessivi nel 2016 calano del 6,6%, con una riduzione maggiore dei ricavi pubblicitari (-7,7%) rispetto a quelli derivanti da vendita di copie, inclusi i collaterali (-6%), ipotizzando invariati i contributi e le provvidenze.

Argomenti trattati

Approfondimenti

A
agcom
C
cardani
F
fake news