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Film on demand? Gli europei disposti a pagare

A sorpresa, un rapporto stima che entro il 2013 le entrate da vendita di video raggiungeranno i 430 milioni in Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna

18 Gen 2010

Consumatori europei pronti a pagare per avere film on-demand. A
scattare la fotografia uno studio di Futuresource Consulting
condotto in Europa occidentale e negli Stati Uniti. La ricerca
contraddice quanto comunemente si pensa, ovvero che il contenuto
offerto gratis dagli operatori del piccolo schermo (e che comunque
rappresenta attualmente oltre il 95% del tempo trascorso dagli
europei davanti alla tv) sia tutto ciò che interessa agli
spettatori, poco disposti ad aprire il borsellino.

Al contrario Futuresource stima che, entro il 2013, le entrate
generate dalle transazioni relative ai film su richiesta
raggiungeranno 2,4 miliardi di dollari negli Usa e 430 milioni di
euro nei cinque principali mercati dell’Europa occidentale: Gran
Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna. Il consulente di
Futuresource, Carl Hibbert, spiega che le opportunità di crescita
sono legate nello specifico ad alcuni settori: la conversione dalla
tv analogica al digitale, l’espansione della IpTv,
l’introduzione di servizi ibridi da parte degli operatori del
satellite. Più preoccupate invece alcune case cinematografiche,
secondo Hibbert, che potrebbero dimostrarsi restie a rendere
disponibili i loro contenuti in modalità video-on-demand temendo
che questa formula metta a rischio le loro entrate.