Frequenze, Commissione Ue: per gli italiani nessun cambio di televisore in vista - CorCom

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Frequenze, Commissione Ue: per gli italiani nessun cambio di televisore in vista

L’Europa smentisce gli allarmi rimbalzati sui giornali italiani: la liberazione della banda 700 Mhz non comporterà necessariamente l’acquisto di nuovi apparecchi: “Si verificherà una naturale sostituzione dei televisori domestici”

13 Apr 2016

Gli italiani non devono cambiare televisore per il 2020, quando avverrà il cambio delle frequenze assegnate alla tv digitale per lasciare spazio a quelle per l’internet mobile con il 5G e l’internet delle cose. E’ il senso del messaggio della Commissione Ue, riporta l’agenzia Ansa, dopo che diversi articoli di stampa hanno lanciato l’allarme in questo senso. Le tv di ultima generazione in vendita ora sono infatti già compatibili, mentre il lasso di tempo in cui avverrà lo ‘switch’ delle frequenze è piuttosto lungo, quattro anni quindi ci sarà una naturale sostituzione degli apparecchi domestici e, secondo le stime di Bruxelles, oltre la metà sarà allora compatibile.

Per quelli ancora non adeguati, basterà dotarsi di un decoder o di un’antenna, rispettivamente con costi sui 100 o 120 euro. In questo caso, però, il governo potrà fornire un sussidio per l’adattamento tecnologico come ha fatto negli scorsi giorni la Francia, che è già passata al nuovo sistema di frequenze e a cui l’Antitrust Ue ha dato il via libera per gli aiuti di stato alle famiglie.

“I set tv di ultima generazione sono già adattati ai prossimi cambiamenti ed è possibile adattare a un costo ragionevole”, ha sottolineato un portavoce, ricordando che “la Commissione ha recentemente approvato i piani della Francia per fornire un’assistenza di questo tipo” alle famiglie.

La Commissione Ue a febbraio ha proposto una nuova riallocazione dello spettro, decidendo di liberare la banda da 700 megahertz attualmente utilizzata dalle trasmissioni tv del digitale terrestre a fine giugno 2020 per destinarla all’internet mobile con il 5G, sulla base di consultazioni precedenti con industria, regolatori e stati membri, e del rapporto Lamy. L’Italia ha fatto presente che avrebbe preferito lo ‘switch’ nel 2022 a livello di gruppo di lavoro tlc del Consiglio Ue, ma non ha mai inviato una lettera formale a Bruxelles.

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