Giro di vite contro giornali e riviste pirata su Telegram: chiusi 329 canali - CorCom

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Giro di vite contro giornali e riviste pirata su Telegram: chiusi 329 canali

Inchiesta della procura di Bari: bloccati anche dieci siti illegali, attraverso i quali venivano condivisi quotidiani, e-book e altri contenuti digitali. Le indagini erano partite a luglio 2020 da una segnalazione Fieg ad Agcom. Il Pm: “Danni da 250 milioni di euro l’anno al settore”

24 Feb 2021

Antonello Salerno

Un danno economico al mondo dell’editoria approssimabile in 250 milioni di euro l’anno, o 670 mila euro al giorno: a causarlo è la pirateria online di contenuti coperti da copyright, secondo i dati diffusi dalla Federazione Italiana editori di Giornali. Proprio la Fieg a luglio 2020 ha effettuato una segnalazione ad Agcom da cui è partita un’inchiesta che ha portato al sequestro di 329 canali Telegram e 10 siti Internet “pirata”. A condurre l’operazione è stata la Guardia di Finanza di Bari nell’ambito dell’inchiesta “#cheguaio!”, coordinata dalla Procura del capoluogo pugliese. Le indagini hanno portato inoltre all’iscrizione nel registro degli indagati di nove persone, che dovranno rispondere del reato di violazione della legge sul diritto d’autore, mentre non è ancora stato possibile identificare i gestori dei siti. Attraverso le piattaforme sequestrate venivano distribuite illecitamente in formato Pdf migliaia di copie di quotidiani, riviste ed e-book.

Le perquisizioni domiciliari verso alcuni indagati sono partite già nell’agosto 2020 in Puglia, Campania, Marche e Lazio. Da allora gli investigatori hanno anche intercettato alcuni dei messaggi che si scambiavano gli indagati dopo il blocco dei primi canali Telegram. “Ci chiuderanno tutto – recita uno di questi – l’unica cosa che posso fare è svelarvi dove scarico i giornali e ognuno per la propria strada”.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, anche attraverso i controlli effettuati sui dispositivi informatici, i responsabili dei siti “pirata” non facevano pagare il servizio illecito agli utenti finali, ma traevano i loro profitti dalle pubblicità su banner e pop-up ospitati all’interno delle piattaforme. Una volta identificati, dovranno rispondere di violazione della normativa sul diritto di autore, riciclaggio, ricettazione, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico e furto.

Nel provvedimento di sequestro d’urgenza dei siti web la procura di Bari sottolinea come quello della pirateria di contenuti editoriali sia “un fenomeno delle dimensioni di centinaia di milioni di euro di danno”, che “presenta una gravità particolare perché incide sulla tutela costituzionale della libertà di pensiero, base di ogni democrazia”. “Il mercato della pirateria editoriale – prosegue il documento – rappresenta un business illecito molto fiorente, in grado di coinvolgere una vastissima platea di utenti che lo alimentano, spesso inconsapevoli delle conseguenze, anche di natura penale, cui si espongono e degli ingenti danni economici che tale pratica arreca sia ai titolari dei diritti di autore, sia all’economia nazionale”.

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