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Google Plus, il “social” anti-Facebook

Parte la sperimentazione del nuovo servizio articolato in una serie di funzionalità per la condivisione, aperto a tutti e integrato nei tool già esistenti di Mountain View, come video e mappe

30 Giu 2011

Google torna a puntare sul social: dopo lo scarso successo dei
servizi Wave e Buzz, arriva il nuovo servizio che fa concorrenza
direttamente a Facebook. Si chiama Google+ e, come si legge nel
blog ufficiale dell’azienda, ha come obiettivo di “portare nel
software le sfumature e la ricchezza delle interazioni che sono
proprie della vita reale. Vogliamo fare di Google un posto migliore
includendo voi, le vostre relazioni e i vostri interessi. È da
questa necessità che nasce il Progetto Google+”.

Cinque i pilastri su cui poggia l’offerta social di Google. Il
primo si chiama Circles e consente di creare dei gruppi di amici
con i quali condividere immagini, commenti, video. La differenza
con Facebook è che il sistema è aperto: non è necessario essere
iscritti a Google+ per far entrare qualcuno nel club, basta un
indirizzo di posta elettronica. Si trascina il nominativo nella
lista di contatti di Circles e il gioco è fatto.

C’è poi Sparks, il servizio di news: una volta impostati gli
argomenti che più ci interessano, il sistema ci invia in
automatico video, aggiornamenti dai blog e siti di news in modo
continuo, usando un algoritmo che cerca tra una pluralità
sconfinata di fonti.

Hangouts invece è uno spazio di condivisione di documenti di ogni
tipo, di chat e videochat, che dovrebbe consentire fino a dieci
persone di lavorare online contemporaneamente.

Con Instant Upload si potranno inviare automaticamente foto e video
dal proprio cellulare al proprio album online che viene condiviso
con il circolo di contatti.

Huddle, infine, permette di costruire dei piccoli gruppi di persone
ai quali è possibile mandare lo stesso sms. E' una sorta di
chat istantanea ristretta, utile quando occorre coordinarsi con
vari amici. Per ora l'intero pacchetto di servizi di Google+ è
in via di sperimentazione. A breve dovrebbe arrivare l'annuncio
della data di rilascio della versione finale.

Operazione trasparenza, intanto, sulla compliance di Google:
l'azienda ha fatto sapere, tramite il suo "Transparency
Report", di aver risposto al 94% delle richieste del governo
americano di consegnare i dati degli utenti dei suoi servizi negli
Stati Uniti nella seconda metà dello scorso anno. Il Transparency
Report è un sito web costantemente aggiornato dove Google fornisce
i dettagli della sua interazione con le autorità governative.

La compliance negli Usa (94% delle richieste soddisfatte su un
totale di 4.600) è maggiore che negli altri Paesi: in Uk Google ha
dato risposta solo al 72% delle 1.162 richieste di Londra di
ottenere i dati dei suoi utenti, in Brasile ha risposto al 76%
delle richieste e in Giappone al 90%.



"Il numero di richieste che riceviamo dai governi per ottenere
informazioni sugli account come parte di indagini delle forze
dell’ordine cresce di anno in anno”, dichiara Google. “Ciò
non sorprende, visto che offriamo sempre più prodotti e servizi e
un numero di utenti in costante aumento”.

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