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Governance Rai in mezzo al guado, il mercato digitale può attendere?

Cda in scadenza, riallocazione delle frequenze a 700 Mhz, piano industriale da presentare entro settembre, tavolo aperto su Rai Way. Il punto interrogativo sul nuovo governo apre grandi incognite sul futuro di Viale Mazzini. Ecco tutte le sfide aperte e le tempistiche da rispettare

22 Mag 2018

Patrizio Rossano

Viale Mazzini si appresta ad entrare nel pieno di un cambiamento radicale. Per un verso sta per entrare in vigore la nuova Legge che regolamenta il nuovo asset strategico del vertice della concessionaria del Servizio pubblico radiotelevisivo con nuovi nomi ed un verosimile cambio di orientamento di gestione. Per altro verso, mentre prendono avvio le procedure per la riallocazione delle frequenze intorno ai 700 Mhz, si aprono nuovi scenario di accesa competizione nell’economia digitale delle comunicazioni audiovisive e per la Rai, su questo fronte, si intravvedono problemi di non facile soluzione.

Il primo elemento si colloca nel pieno di una trasformazione del quadro politico che, una volta stabilizzato e preso forma in termini di nuovo Governo del Paese, potrebbe mescolare non poco le carte in tavola per il futuro della Rai. Posto e non concesso che entro breve questo possa prendere forma tra Lega e Movimento 5 Stelle, nel frattempo, visti i numeri di cui dispongono alla Camera e al Senato, le due forze politiche hanno la possibilità di procedere tranquillamente ad applicare la Legge 220 del 2015, laddove si prevede la nomina (due per ogni ramo del Parlamento) dei nuovi consiglieri di amministrazione (l’attuale Cda scade con la presentazione del bilancio al 30 giugno). Il quinto dovrebbe essere nominato dai dipendenti di Viale Mazzini e, in questo modo, si raggiungerebbe il numero legale per consentire al Cda di entrare nel pieno delle sue funzioni e si potrebbe attendere tranquillamente la nomina degli ultimi due mancanti di fonte governativa.

Il problema invece si pone per la nomina del  nuovo Amministratore delegato (non più Direttore generale) come dispone appunto la nuova Legge che prevede la sua indicazione da fonte governativa. Il prossimo 8 settembre dovrebbero essere presentati i progetti previsti dal nuovo Contratto di Servizio (piano industriale, piano editoriale, nuovo canale istituzionale e nuovo canale in lingua inglese) sui quali, si presume, a Viale Mazzini dovrebbero lavorare alacremente. Ma, a quanto ci risulta, tutto sembra anestetizzato in attesa di capire chi sarà a dirigere la baracca nel prossimo futuro sia in termini politici, sia in termini manageriali.

Vediamo sul fronte della competizione digitale cosa si prospetta. In molte città stanno comparendo come funghi, sugli armadietti telefonici, strani “cappelli” rossi: stanno a dire che in quel punto è arrivata la connessione in fibra prossima agli utenti (FTTC Fiber To The Cabinet). Al 2018 si prevede una copertura della banda larga con velocità maggiore  di 30 Mbit/s al 62,5% delle unità abitative con un 14,6% avente una velocità di 100 Mbit/s. Al 2020 l’obiettivo è di arrivare al 100% delle unità abitative con una percentuale del 53,5% a 100 Mbit/s. Tutto questo porta a dire che l’arena sarà concentrata nella gestione, produzione e distribuzione dei contenuti attraverso la fibra dove gli OTT potrebbero avere un rilevante vantaggio competitivo rispetto ai broadcaster tradizionali.

L’attuale CTO Rai, Stefano Ciccotti, in una recente intervista rilasciata a TM Broadcast, ha dichiarato che “lo spostamento di risorse frequenziali dalla televisione verso il 5G porterà verso la ristrutturazione del sistema televisivo italiano e imporrà un ripensamento di nuove strategie per tutti i broadcasters”. E ha poi aggiunto: “… Guardando le tendenze a lungo periodo … assisteremo al consolidamento della logica di fruizione anytime/anywhere, alla globalizzazione del mercato dei contenuti e all’attrazione del sistema audiovisivo dalle tecnologie IP”.

Da tempo la Rai ha avviato un profondo processo di riversamento in digitale di tutti i contenuti realizzati per la radio e la televisione ed è previsto il suo completamento per il 2021. Inoltre, da poco più di un anno, è stata distribuita l’app RaiPlay e RadioRaiPlay, con le quale è possibile rivedere o riascoltare quanto andato in onda e alcune dirette.

Attualmente i presidi sulle tematiche digitali sono riferiti allo stesso CTO e al CDO, Gian Paolo Tagliavia. Al primo sono assegnate le competenze tecnologiche (Centro ricerche di Torino, broadcast e gestione frequenze, piattaforme e distribuzione etc) al secondo la gestione dei contenuti digitali (contratti per l’offerta a terzi e Teche). Entrambi i settori dovrebbero rappresentare la punta di diamante con la quale l’Azienda pubblica affronta la sfida della televisione e della radio nei nuovi mercati e nelle diverse modalità di produzione e diffusione dei prodotti audiovisivi.

Da segnalare l’impegno dell’Azienda sul fronte del 4K: dopo le recenti produzioni degli Europei di calcio, la Messa di Natale, le quattro puntate con Alberto Angela ora è la volta dei film, come quello appena andato in onda nei giorni scorsi sul canale 210 di TivùSat.

Dalla stessa Rai Way, della quale abbiamo scritto più volte, teoricamente interessata all’ormai annoso processo di aggregazione del “polo delle torri” e altrettanto coinvolta nei processi di innovazione digitale, al momento, non giungono segnali particolarmente significativi sul fronte degli investimenti.

Si torna quindi al punto di partenza: l’attuale vertice di Viale Mazzini ha le valigie ai piedi e non è nelle condizioni di mettere mano al nuovo piano industriale che dovrebbe prendere forma entro l’anno in corso. Per la Rai il mercato digitale può attendere.

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